Paolo Mantovani: il presidente più amato. Le sue frasi e quella volta nel derby… (VIDEO)

Pubblicato il autore: marco benvenuto Segui

Paolo Mantovani

Unico, irripetibile, il presidente più amato dai tifosi sampdoriani. Paolo Mantovani moriva il 14 ottobre del 1993, lasciando nei tifosi un grande dolore, negli sportivi un enorme vuoto. Il suo funerale fu  un momento di grande partecipazione cittadina, senza colori e senza bandiere.
Ci sono molti modi per parlare di Paolo Mantovani, un solo, unico, modo di raccontarlo: quello di lasciarlo raccontare. Attraverso le sue frasi, qualcuna poi vampirizzata, altre clonate, certune diventate icone nell’intendere lo sport e la sampdorianità.  Paolo Mantovani parlava così…
A chi gli chiedeva quali fossero gli orizzonti della sua Sampdoria rispondeva: “Non c’è limite al meglio perciò non c’è apprezzamento per i risultati intermedi” e del suo allenatore Boskov amava  dire:”E’ un sampdoriano che allena la Sampdoria”.
Per lui che rivelò che “L’unica cosa di cui non sono pentito, nella mia vita, è di essere diventato presidente della Sampdoria”, il rapporto con i tifosi era davvero speciale perché “I tifosi della Sampdoria hanno perso a Wembley e hanno cantato, hanno visto andare via Vialli e hanno cantato. Finchè i tifosi della Sampdoria canteranno non ci saranno problemi per il futuro”.
Profetico, in molti casi, come quando, con la squadra ancora in cantiere, non si nascondeva dicendo: “Non vi prometto nulla, ma vi dico: preparata i passaporti!”. Una passione o anche di più, la Sampdoria per Paolo Mantovani: “Perché proprio la Sampdoria? Nessuno mi ha mai chiesto perché ho scelto mia moglie tra le tante. E qui a Genova c’erano appena due squadre…”.
Lui, il presidente che poco dopo essersi insediato disse ai tifosi: “Eravamo specialisti in sofferenze, da tanti anni ormai alla Sampdoria. Ora cerchiamo di specializzarci in gioie”.  E il giorno di San Valentino, non mancava di ricordare, rivolto ai sampdoriani : “Oggi è la festa degli innamorati, la mia e la vostra”.
E ogni volta che i tifosi blucerchiati cantano per la loro Sampdoria, lassù o da qualche altra parte, c’è un uomo che si toglie il cappello per rispetto, come ogni volta che passava davanti alla gradinata in festa.

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