Sabatini saluta la Capitale: “Roma, sei stata la mia vita” E su Totti…

Pubblicato il autore: Saverio Crea Segui

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Sabatini si congeda dalla Roma

Walter Sabatini ha lasciato la Roma. Il dirigente, che per 5 anni ha lavorato nella capitale, insieme alla società ha deciso di rescindere il suo contratto. Oggi, è il giorno della conferenza stampa d’addio da direttore sportivo. Ricordi ed emozioni si affollano nella mente e nelle parole di Sabatini. “ Questa è una squadra competitiva allenata in maniera perfetta da Spalletti quindi c’è ancora una possibilità di fare risultati. Ho fatto un ciclo lungo di cinque anni con un’osservazione che faccio costantemente dentro di me che è quella di sapere di avere accanto gente che sà quello che fa. Da un punto di vista emotivo ed emozionale è mancata la convocazione al Circo Massimo dei tifosi della Roma, non era un sogno ma una speranza che si è accesa saltuariamente rispetto alle squadre che sono andate in campo e hanno fatto calcio”.

Pallotta e le critiche

Il dirigente umbro, si toglie qualche sassolino dalla scarpe sulle critiche della piazza e della stampa. Non manca anche qualche giudizio(e stoccata) sulla nuova proprietà americana. Pallotta? “Lui sa perfettamente che cosa è la Roma, se ne rendo conto quando viene qui e sa che pressione e passione nella città. Lui è un bostoniano allegro e propositivo, incline allo studio della statistica e alla frequentazione di meeting. Io sono un europeo crepuscolare solitario, forse no un europeo ma un etrusco. Lui vive e pensa al calcio e alle sue evidenze, io in maniera diversa. Da qui nascono i conflitti ma c’è stato un buon rapporto si è sempre fidato del mio operato. Baldini è diventato un massone dannoso e Baldissoni un arrogante avvocato che gioca a calcetto. È meglio che la Roma sia debole perché così i latrati a pagamento possono avere una funzione. Io fra 20 minuti uscirò da questa sala e non sarò più il direttore sportivo della Roma. Fidatevi dei dirigenti, non fateli diventare carne al macero da calpestare da qualsiasi parte. Non hanno da rimettere coloro che diffamano costantemente, e non sto parlando di chi critica io ho le spalle larghe. Sostenetela la Roma“.

La questione Totti

“La questione Totti è sociologica, tutti vogliamo Totti. Gli darei il premio Nobel per la fisica, dato che il Pallone d’Oro non glielo hanno conferito ne istituirei uno sono per lui. Le grandi giocate di Totti non sono riproducibili, le sue traiettorie, trasmissioni di palla, parabole possono aver messo in discussione Copernico, Keplero, le teorie della relatività. Totti, però, costituisce un tappo. E’ una luce abbagliante che oscura tutto un gruppo di lavoro, anche perché la curiosità morbosa che si esprime ad ogni sua espressione di gioco comprimono la crescita di un gruppo di calciatori. Lui rappresenta un gruppo di gente che è cresciuta con lui, che è invecchiata con lui e tutti fanno fatica a staccarsi da quel pezzo di carne. Un fenomeno che andrà raccontato da qualcuno che la sa lunga perché qui rientra la psicologia e la sociologia”.

I rimpianti di Sabatini

L’ex ds dei Giallorossi, parla di quello che è stato il suo maggiore cruccio negli anni romani. Augurandosi di essere smentito in questa stagione di Serie A, si rammarica di non aver portato la vittoria nella società capitolina“Quando arrivai alla Roma, parlai di ‘rivoluzione culturale. Intendevo dire trasformare il concetto di vittoria da una possibilità a una necessità: e questa mancata rivoluzione è il mio più grande fallimento”. Ho pensato alcune volte che le diverse squadre che si sono succedute in questo quinquennio potevano competere per lo scudetto. Questo non è successo, è il mio grande rammarico e frustrazione, non mi procura la rabbia che il primo sentimento che di solito affiora in me, ma una tristezza cupa ed irreversibile, a meno che non ci sia un riscatto immediato in questa stagione. Crediamo di aver fatto il massimo, non mi vergognerei di questa Roma, la Roma sono anni che è competitiva ha fatto due anni il secondo posto e un terzo grazie ad un allenatore che è straordinario e un gruppo di calciatori competitivo.  

L’amore per Roma

L’ex direttore sportivo del Palermo, ha e avrà sempre nel cuore la società romana. Un amore che continuerà anche dopo la fine di questo rapporto professionale. “Io sono stato il direttore sportivo della Roma e sono stato esclusivamente il direttore sportivo della Roma, ho annullato la mia persona fisica e giuridica, non ho fatto nulla in questi anni che non sia stata dettata dal fatto che ero il direttore sportivo della Roma. Questa esperienza per me non è stata una frazione di vita, ma è stata la vita e tutto quello che è successo prima è totalmente opacizzato. Vedo solo la Roma e sento di aver vissuto per la Roma, sono geloso di questo sentimento e sono preoccupato che quello che verrà dopo sarà difficile da affrontare, perché questa è stata la mia vita. Non un brandello di vita, la mia vita”. “Quando ho messo i piedi qui dentro, ero motivato ed ottimista. Pensavo di far qualcosa di importante, dopo pensavo che la Roma si imponesse come azienda, squadra e gruppo di persone. È stato un momento pregnante della mia vita“.

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