Viaggio tra gli stadi italiani abbandonati

Pubblicato il autore: Giovanni Romagnoli Segui

Stadi italiani abbandonati - Stadio Dorico

È di pochi giorni fa l’idea di Tavecchio di dare nuova vita al Flaminio di Roma, uno dei più famosi stadi italiani abbandonati. E come il Flaminio, tanti altri importanti impianti in Italia hanno vissuto esaltanti momenti sportivi mentre ora versano in condizioni di enorme degrado.

Costruito nel 1957 (inaugurato nel ’59) il Flaminio è il secondo impianto più grande della capitale (originariamente poteva contenere 40mila spettatori) ma ad oggi è solo uno dei tanti stadi italiani abbandonati. Inutilizzato ormai da oltre 5 anni, il Flaminio è stato nel recente passato la casa dell’Italrubgy che lì ha disputato diversi incontri del “sei nazioni”. In precedenza aveva ospitato anche le partite della Lazio e della Roma nella stagione 1989-90, nonché dell’Atletico Roma in Lega Pro.
Sotto l’ultima gestione della FIGC, che l’ha ereditata dalla Federazione italiana Rugby, l’inutilizzo e la conseguente mancanza di manutenzione, hanno però portato al totale degrado l’impianto che ad ora è inservibile.
Da qui la proposta di Tavecchio di ristrutturarlo e farlo diventare la casa della nazionale di calcio. Idea ambiziosa e suggestiva, ma occorrono diversi milioni di euro per attuarla.

Nella lista non c’è solo la Capitale però, anzi, c’è tutta Italia, da nord a sud, passando per il centro. (Ri)partiamo allora proprio da qui, facendo però un coast to coast. Dal versante tirrenico passiamo dunque a quello Adriatico e facciamo tappa ad Ancona. Nel capoluogo marchigiano nel cuore della città c’è infatti il Dorico, storico e decisamente affascinante impianto che ha visto i biancorossi di casa scrivere le pagine più belle della loro storia. Salutato nel 1992 per passare al più capiente e moderno Del Conero, che meglio avrebbe ospitato gli incontri di Serie A dove l’Ancona era appena stata promossa, il Dorico continuò a servire per altre squadre, come il piano San Lazzaro che poi, ironia della sorte, rilevò proprio l’Ancona dopo il fallimento del 2010.
Inaugurato nel 1931 con una capienza di circa 10mila posti, il Dorico ad oggi viene ancora sfruttato da qualche società sportiva ma è evidente lo stato di abbandono rispetto ai fasti degli anni che furono.

Facciamo un salto di diversi chilometri a sud ovest, e arriviamo a Napoli. Meno di un mese fa il presidente De Laurentiis dichiarò di non voler più andare al San Paolo perché non c’è una buona visuale. La sua idea è quella di rifare uno stadio nuovo di appena 20mila spettatori. Chissà che fine farebbe il San Paolo, quando già nel capoluogo campano c’è un altro stadio che, curiosamente, fu abbandonato dal Napoli proprio perché troppo piccolo. Oggi ospita le partite del Napoli femminile e del rugby, ma lo stadio Collana è stata la vecchia casa del Napoli calcio fino a quando i 12mila posti di capienza massima divennero un limite non più sostenibile. I tempi e le esigenze cambiano, ma il tutto sembra quantomeno paradossale.

Attualmente utilizzato prevalentemente per eventi e spettacoli, nel cuore di Reggio Emilia sorge il Mirabello, inaugurato nel 1910. Casa della Reggiana fino ad 1995 e del Brescello fino al 2001, il Mirabello è stato poi sostituito dallo stadio Giglio (attuale Mapei Stadium-Città del Tricolore) di proprietà della Mapei del presidente del Sassuolo Squinzi. Il Mirabello è così diventata la seconda struttura di Reggio Emilia. Negli anni, con parziali smantellamenti e con regole sulla sicurezza sempre più rigide, è passato dagli originari 20mila posti agli attuali 4500.

Scendiamo di nuovo a sud e lasciamo la penisola, passiamo lo stretto e facciamo tappa a Messina. Qui, inaugurato nel 1932, troviamo lo Stadio Celeste (fino al ’48 Stadio Gazzi) che fino al 2004 ha ospitato le partite casalinghe dei giallorossi. L’idea di costruire un nuovo stadio venne sul finire degli anni ’80 quando il Messina sfiorò la Serie A riempiendo il Celeste ben oltre i 12mila posti disponibili. Solo nel 2004 però venne inaugurato il nuovo San Filippo, di quasi 40mila posti. Fino al 2010 il Celeste ha vissuto in uno stato di abbandono fino a quando non è stato concesso alla seconda squadra cittadina che milita in Serie D.

Campo del Grande Torino, il mitico Filadelfia ha accolto i granata fino al 1963 ed è stato teatro dei maggiori successi della Società piemontese. Negli anni è stato progressivamente sempre meno utilizzato portando la struttura (che poteva contenere 30mila spettatori) al totale degrado. Parzialmente demolito nel 1998, il campo da gioco venne addirittura utilizzato da qualcuno come se fosse un orto. L’attuale proprietà, presieduta da Urbano Cairo, dopo innumerevoli tentativi di riqualificazione dell’impianto da parte di politici, imprenditori e tifosi, è seriamente intenzionata a dargli nuova vita con un moderno e polifunzionale centro sportivo.

Lo Stadio della Vittoria di Bari è stato il principale impianto cittadino dal 1933 al 1990. Con i suoi 40mila posti è il 7° stadio più grande d’Italia ma nonostante ciò, con il ritorno in Serie A dei galletti a metà degli anni ’80, non bastò a contenere tutta la tifoseria. In occasione dei Mondiali di calcio, su progetto di Renzo Piano, nacque così il San Nicola che con i suoi quasi 60mila posti divenne la nuova casa del Bari. Non appena mandato in pensione il Della Vittoria visse un rapidissimo declino quando nel 1991 dovette ospitare i circa 20mila profughi albanesi arrivati con la nave Vlora. Grazie ad un importante finanziamento arrivato con i XIII Giochi del Mediterraneo nel 1997, è stato parzialmente recuperato e oggi ospita partite di rugby e football americano.

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