Baggio: la storia di un mito che ha sempre indossato la maglia numero 10 parte 2

Pubblicato il autore: matteo platania Segui

La carriera calcistica di Baggio è ricoperta di luce, solamente un ombra macchia questa luminosità: mondiali 1994.
Dopo aver realizzato numerosi gol contro Spagna, Bulgaria, in semifinale si infortuna nei minuti finali ed è costretto a lasciar posto a Signori. Uscito in lacrime, viene schierato nella finale, ma il suo volto è coperto da sofferenza. Sui piedi del ragazzo con il codino capita l’ ultimo calcio di rigore. Si presenta sul dischetto e sbaglia, mandando il pallone alle stelle, consegnando la vittoria agli avversari.
Milita due stagioni  con il Milan, segnando solamente 12 reti in 51 presenze.
Riprende la maglia con il numero 10 con il Bologna. I numeri di Roby sono sbalorditivi: 30 presenze e 22 reti.© Archivio LaPresse 28-08-1997 Bologna, Italia Calcio Nella foto: ROBERTO BAGGIO.

Come sempre entra nel cuore dei tifosi e con lui anche le giocate.
Quando si presenta a battere un calcio di punizione il portiere avversario trema e il gol è quasi scontato.
La maglia numero 10 spettava solamente al giocatore più forte, al giocatore simbolo, all’ uomo a cui affidare tutte o quasi le situazioni offensive, un uomo in grado di ribaltare il risultato; insomma sembra esser fatta su misura per Roberto Baggio.
Tutti i club se ne accorgono e anche quando milita nelle stagioni dal 1998 al 200, gioca con la maglietta numero 10.

NEWS_1346667184_1638903

Una rete da ricordare è quella segnata contro il Parma. In porta c’ era Luigi Buffon.
Roby si presenta sul calcio di punizione da posizione defilata, e, invece di mettere la sfera al centro, cercando una conclusione aerea di qualche compagno, sfoderò un tiro tanto imprendibile quanto inatteso per il portiere.
Ma, dopo l’ esperienza con la Fiorentina, non è riuscito ancora a trovare qualcuno che lo ami, una tifoseria che lo accolga in  modo così caloroso come quella viola.
Le sue preghiere vengono esaudite quando a chiamarlo è Carlo Mazzone.
mazzone-carlo

Leggi anche:  Perugia Calcio Femminile, Noemi Paolini: "Per me è importante portare avanti un percorso costante di crescita"

Carlo Mazzone, soprannominato Carletto, allena il Brescia e tra le sue fila vuole Baggio.
Lo terrà sotto la sua guida per 4 stagioni dal 2000 al 2004, anno del suo ritiro.Il ragazzo dal codino con il Brescia ritrova tutto quello di cui aveva bisogna: amore, affetto e calore. Questo mix di emozioni positive è evidente nel numero delle reti dell’attaccante pari a 45 reti in 95 presenze.1760897797

Mazzone affida a Roby la maglia numero 10 con annessa fascia da capitano. I tifosi e gli stessi compagni non sembrano credere che un talento puro come il suo indossi la loro maglia.
Segna gol straordinari e sublimi: pensiamo alla rete da calcio d’ angolo contro il Lecce.
Memorabile anche l’ impresa del ragazzo con il codino in una partita contro l’ Atlanta: dopo aver portato in avanti il Brescia, l’Atlanta suona la carica e rifila 3 gol agli avversari. Roberto prende in mano la squadra e riesce a trovare il gol del 3-2 e pareggia i conti su calcio di punizione.
Baggio è riuscito nell’ impresa: pareggiare una partita che sembrava persa, realizzando 3 gol.
mazzone-brescia-atalanta-e1368405552838

Leggi anche:  Dove vedere Milan-Venezia, streaming e diretta Tv

Simpatica la reazione del tecnico ritratto in questa foto dopo la partita Brescia- Atlanta, che corre in mezzo al campo.
Gli infortuni colpiscono ancora una volta Baggio costringendolo a stare fermo per 77 giorni.
Rientra contro la Fiorentina a 3 giornate dalla fine del campionato e riesce a realizzare una doppietta anche per farsi notare dal CT della Nazionale, ma Trapattoni non lo convocherà ai mondiali del 2002.
Negli ultimi due anni di carriera si concentra solamente a stupire i propri tifosi e segnare gol incredibili.
Bellissima la dedica di Baggio dedicata a tutti i giovani:
“Vorrei invitare i giovani a riflettere su queste parole. La prima è passione. Non c’è vita senza passione e questa la potete cercare solo dentro di voi. Non date retta a chi vi vuole influenzare. La passione si può anche trasmettere. Guardatevi dentro e lì la troverete. La seconda è gioia. Quello che rende una vita riuscita è gioire di quello che si fa. Ricordo la gioia nel volto stanco di mio padre e nel sorriso di mia madre nel metterci tutti e dieci, la sera, intorno ad una tavola apparecchiata. È proprio dalla gioia che nasce quella sensazione di completezza di chi sta vivendo pienamente la propria vita. La terza è coraggio. È fondamentale essere coraggiosi e imparare a vivere credendo in voi stessi. Avere problemi o sbagliare è semplicemente una cosa naturale, è necessario non farsi sconfiggere. La cosa più importante è sentirsi soddisfatti sapendo di aver dato tutto, di aver fatto del proprio meglio, a modo vostro e secondo le vostre capacità. Guardate al futuro e avanzate. La quarta è successo. Se seguite gioia e passione, allora si può parlare anche del successo, di questa parola che sembra essere rimasta l’unico valore nella nostra società. Ma cosa vuol dire avere successo? Per me vuol dire realizzare nella vita ciò che si è, nel modo migliore. E questo vale sia per il calciatore, il falegname, l’agricoltore o il fornaio. La quinta è sacrificio. Ho subito da giovane incidenti alle ginocchia che mi hanno creato problemi e dolori per tutta la carriera. Sono riuscito a convivere e convivo con quei dolori grazie al sacrificio che, vi assicuro, non è una brutta parola. Il sacrificio è l’essenza della vita, la porta per capirne il significato. La giovinezza è il tempo della costruzione, per questo dovete allenarvi bene adesso. Da ciò dipenderà il vostro futuro. Per questo gli anni che state vivendo sono così importanti. Non credete a ciò che arriva senza sacrificio. Non fidatevi, è un’illusione. Lo sforzo e il duro lavoro costruiscono un ponte tra i sogni la realtà.“

  •   
  •  
  •  
  •