E’ morto Silvio Gazzaniga, il creatore della Coppa del Mondo

Pubblicato il autore: Daniele Caroleo Segui

silvio gazzaniga
Nella giornata di ieri, 31 Ottobre 2016, è venuto a mancare, all’età di 95 anni, lo scultore e orafo milanese Silvio Gazzaniga. Tra le tante opere e i numerosi trofei immaginati e realizzati da questo artista, la più importante e la più famosa resta, senza ombra di dubbio, l’attuale Coppa del Mondo di calcio. Oltre a questo trofeo, però, Silvio Gazzaniga è stato anche il creatore di premi di ulteriori ed importanti competizioni calcistiche, come la Supercoppa Europea, l’Europa League e la Coppa Under 21.
Silvio Gazzaniga nasce a Milano il 23 gennaio del 1921 e si forma come scultore presso le scuole d’arte del capoluogo lombardo, specializzandosi come orafo e gioielliere. Al termine della seconda guerra mondiale la sua carriera artistica subisce una vera e propria svolta: nel 1953, infatti, dopo aver maturato e perfezionato una certa esperienza in qualità di scultore di medaglie, coppe e trofei, inizia a collaborare, come direttore artistico e maestro scultore, con la ditta Bertoni, famosa azienda leader nella produzione di questo genere di opere.
La vita professionale e la visibilità di Silvio Gazzaniga cambiano radicalmente, però, nel 1970. In quell’anno, in Messico, la Coppa Rimet, il trofeo realizzato per i campionati mondiali di calcio, viene vinto per la terza volta dal Brasile, guidato da un certo Pelè, e, come da regolamento, assegnato definitivamente alla squadra sudamericana. La FIFA, quindi, decide di bandire un concorso, aperto agli artisti provenienti da tutto il mondo. L’artista si mette dunque all’opera chiudendosi per una settimana intera nel proprio studio e preparando il bozzetto da presentare alla gara. Nel corso del frenetico lavoro che caratterizza questa intensa settimana, Silvio Gazzaniga si che accorge che il suo progetto ha una particolare plasticità scultorea che la rende difficile da apprezzare appieno con un semplice disegno e decide quindi di preparare un modello vero e proprio dell’opera. E’ un azzardo, ma i suoi sforzi vengono pienamente ripagati: vista, infatti e la possibilità di toccare e di apprezzare completamente l’opera realizzata da Silvio Gazzaniga e potendo constatare con mano, senza ombra di dubbio, la bellezza scultorea e simbolica del trofeo realizzato dall’artista italiano, la commissione della FIFA, a quel tempo guidata da sir Stanley Rous, si convince e la sua proposta viene scelta tra i 53 candidati in gara.  “Quei due calciatori stilizzati che, felici, sorreggono l’intero mondo – ebbe modo di spiegare successivamente lo stesso Silvio Gazzaniga – rappresentano la gioia, l’esultanza e la grandezza dell’atleta nel momento della vittoria”.
Il primo calciatore, e capitano della sua nazionale, che avrà modo di alzare questo trofeo al termine di un campionato del mondo di calcio, è il tedesco Franz Beckenbauer, nel 1974, nel mondiale giocato proprio in Germania. Questo onore, successivamente, toccherà nel 1978 al capitano dell’Argentina, Daniel Passarella, nel 1982 al capitano e portierone dell’Italia, Dino Zoff, nel 1986 ad un certo Diego Armando Maradona, capitano dell’Argentina, nel 1990, in Italia, al capitano della selezione tedesca, Lothar Matthaus, nel 1994 a Carlos Dunga, capitano del Brasile che sconfisse in finale l’Italia ai calci di rigore, nel 1998 al capitano della Francia Didier Deschamps, nel 2002 al capitano del Brasile Cafu, nel 2006 al capitano della nazionale azzurra Fabio Cannavaro, nel 2010 al portiere e capitano della Spagna Iker Casillas, e per ultimo, nel 2014, al capitano della Germania Philipp Lahm.
Silvio Gazzaniga nel corso di un recente servizio realizzato dalla Rai prima dell’ultima edizione dei mondiali in Brasile, ed intitolato “Il papà della Coppa del Mondo“, ha avuto modo di spiegare compiutamente i motivi che lo hanno spinto a realizzare tale opera ed il perché abbia immaginato e realizzato un trofeo del genere. Ecco di seguito le sue parole: “Per creare un simbolo universale della sportività e dell’armonia del mondo sportivo, mi sono ispirato a due immagini fondamentali: quelle dell’atleta che esulta e del mondo. Volevo ottenere una rappresentazione plastica dello sforzo che potesse esprimere simultaneamente l’armonia, la sobrietà e la pace. La figura doveva essere lineare e dinamica per attirare l’attenzione sul protagonista, cioè sul calciatore, un uomo trasformato in gigante dalla vittoria, senza tuttavia avere niente di super-umano. Questo eroe sportivo avrebbe riunito in se stesso tutti gli sforzi e i sacrifici richiesti giorno per giorno ai suoi fratelli e avrebbe incarnato il carattere universale dello sport come impegno e liberazione, stringendo il mondo tra le sue braccia. Ho creato la forma liberamente. Il trofeo rappresenta due giocatori che alzano le braccia verso l’alto nella gioia della vittoria. Racchiude in sé il dinamismo, la forza e la velocità dell’azione, lo sforzo sportivo e l’emozione, l’esaltazione di trovarsi in cima al mondo. L’atleta è il protagonista assoluto dell’opera e sorregge il mondo nella felicità e nell’entusiasmo della vittoria. Chi vince una competizione così dura e prestigiosa assume nel momento della vittoria la dimensione di un gigante e il suo premio, la Coppa, deve esprimere tutto questo. Con i due atleti che alzano le braccia, ho voluto significare il momento di gioia e di esaltazione della vittoria. La sfera che li sovrasta, modellata a rilievo con l’immagine fedele dei continenti, ricorda il mondo e, al contempo, il pallone mentre le linee tra le due figure umane quasi speculari, nella loro contrapposizione, esprimono un movimento dinamico tipico dello sport. La materia grezza tra le due facce contrapposte del trofeo esprime il vigore, l’energia e la rudezza del gioco del calcio e dell’intenso impegno sportivo. Dalla base si raccoglie e prende slancio un movimento elicoidale di linee che si elevano e si dilatano sino a raggiungere il mondo. Dalla compatta massa scultorea, dalle notevoli tensioni dinamiche, emergono i profili e le figure di due atleti nel momento esaltante della vittoria. Se mai lo dovessi rifare, non modificherei affatto il mio progetto di allora. Il fatto che il trofeo resiste nel gradimento alle mode successive, testimonia che mi sono ispirato a principi estetici e simbolici ormai divenuti universalmente compresi“.
La sua importante carriera, comunque, non si chiude di certo nel 1971, ma anzi, grazie a quell’opera che tanto lo ha reso famoso a livello internazionale, la sua produzione artistica continuerà incessantemente. Negli anni seguenti, infatti, gli verranno commissionati altri trofei di importanti competizioni calcistiche come la Coppa UEFA e la Supercoppa Europea. Avrà modo di realizzare, inoltre, anche le Coppe del Mondo di baseball, bob e volley e numerose medaglie per ulteriori manifestazioni importanti relative anche ad altri sport, come la pallacanestro, il nuoto e lo sci. In tempi più recenti, per la precisione in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità Italia, Silvio Gazzaniga verrà contattato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri che, sotto l’alto patrocinio dell’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, gli chiederà ufficialmente di realizzare un trofeo che dovrà essere affiancato ai vari premi delle più importanti competizioni sportive italiane del 2011.
Verrà inoltre insignito con l’Attestato di Benemerenza Civica dell’Ambrogino d’Oro, per essersi distinto come “uno dei rappresentanti più prolifici dell’arte contemporanea di Milano”, e sopratutto, nel 2012, del titolo di Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana, il più alto degli ordini della nostra Repubblica.

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