Gerson e Gabigol: G come gioielli, P come panchina

Pubblicato il autore: Andrea Bellini Segui

Gerson e Gabigol

Molto spesso, le pause per le Nazionali vengono sfruttate per fare una sorta di riepilogo di quella che è la situazione riguardo una determinata squadra, ad esempio analizzandone l’andamento e ipotizzando scenari futuri, legati a questioni di mercato o societarie, a seconda dei vari casi, ma non solo; ad essere preso in esame è molto spesso il rendimento dei giocatori approdati da poco in una nuova realtà, ed è di quello che parleremo ora, con particolare riferimento a due giovani brasiliani arrivati da poco in Italia, accompagnati da tante promesse e belle parole: stiamo parlando di Gerson e Gabigol.

Gerson e Gabigol: G come gioielli, P come panchina

I due brasiliani sono ormai considerati dei “desaparecidos” nelle loro squadre, rispettivamente Roma e Inter. Ma analizziamo nel dettaglio la situazione di entrambi, cercando di capire anche a che cosa sono dovute le difficoltà incontrate in questi primi mesi in Italia. Partiamo proprio dal romanista: Gerson, classe 1997, è il prototipo perfetto del “giocatore brasiliano” così come tutti lo immaginiamo, ovvero dotato di una grande tecnica e di un piede delicato (in questo caso, in particolare, il sinistro), che, combinati con un’ottima visione di gioco, permettono al giocatore in questione di essere al contempo una macchina da gol ma, principalmente, un ottimo fornitore di assist per i compagni. Ecco, queste sono le premesse con cui Gerson è arrivato in Italia, dalla Fluminense alla Roma, con i giallorossi che hanno dovuto fare i conti anche con la concorrenza del Barcellona; come spesso succede, però, lo scontro con la realtà può essere più duro del previsto: è riconosciuto da tutti che l’impatto con un campionato come quello italiano, molto più tattico che tecnico, per un giocatore con le caratteristiche di Gerson può essere molto complicato. E le sole 7 presenze fin qui con la casacca giallorossa tra le varie competizioni per un totale di 193 minuti ne sono la conferma; è anche vero che il brasiliano ha illuminato l’Olimpico, nella partita di Europa League contro l’Austria Vienna dello scorso 20 ottobre (terminata poi 3-3) con un pregevole assist per El Shaarawy. Insomma, a parole mister Spalletti sembra nutrire grosse aspettative in Gerson: sta a lui sfruttare tutte le occasioni per mettere in difficoltà il mister nelle sue scelte; per lui si parla di un possibile prestito ad una squadra di fascia “minore” in modo da acquisire esperienza, e forse la scelta migliore per crescere potrà essere proprio questa.

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Passiamo ora a Gabigol: arrivato all’Inter dal Santos da fresco vincitore delle Olimpiadi di Rio 2016, di lui ricordiamo, al momento, solo la sfarzosa ed esagerata, sotto molti punti di vista, presentazione al suo arrivo a Milano. Poi, più nulla, o quasi: De Boer lo ha impiegato per soli 16 minuti nella sfida contro il Bologna, per poi relegarlo costantemente in panchina; troppo poco, per uno che è stato paragonato il nuovo “Fenomeno”, il nuovo Ronaldo. I motivi possono  essere ricondotti a molti fattori: in primis, al momento non brillante, per usare un eufemismo, dei nerazzurri; effettivamente, gettando nella mischia un giocatore appena ventenne, in una situazione così complicata e in un campionato nuovo (e difficile, come già detto sopra), si corre il rischio di provocare l’effetto contrario, ovvero “bruciarlo”, come si suol dire. Inoltre, sembra complicato trovare una sistemazione tattica per il brasiliano: chi lo vede come esterno offensivo, chi come supporto alla punta centrale, chi come trequartista; la verità è che Gabriel Barbosa nasce come ala destra, per cui va a scontrarsi con Candreva, una delle poche note liete dell’Inter della prima parte di stagione. La svolta potrebbe arrivare con l’insediamento alla Pinetina di Pioli, colui a cui va riconosciuto il merito di aver lanciato, alla Lazio, un altro brasiliano, ovvero Felipe Anderson; i tifosi nerazzurri, ovviamente, sperano che possa fare lo stesso con l’ex stella del Santos.

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Gerson e Gabigol, storie diverse ma destini incrociati: staremo a vedere cosa riserverà il futuro a questi due giovani molto promettenti.

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