Il divieto della FIFA: no al “poppy” sulle maglie di Inghilterra, Scozia e Galles

Pubblicato il autore: Daniele Caroleo Segui

poppy

Il Remembrance Day è, di fatto, un giorno di commemorazione della fine della prima guerra mondiale. Viene osservato l’11 novembre di ogni anno, giorno in cui, nel 1918, ebbe termine, per l’appunto, il primo conflitto mondiale. Esso è dedicato specificatamente ai membri delle forze armate, sopratutto, ovviamente, a quelli che vennero uccisi nel corso di quella grande guerra, e venne istituito ufficialmente da Re Giorgio V, sovrano della Gran Bretagna. Come simbolo di questa giornata venne scelto il papavero rosso, il cosiddetto “poppy“. Tale emblema venne indicato perché questi fiori erano soliti sbocciare in alcuni dei peggiori campi di battaglia ed il loro colore rosso si prestava perfettamente come un simbolo più che appropriato per ricordare lo spargimento di sangue nel conflitto.
In ambito prettamente sportivo le nazionali di rugby anglosassoni, quali quindi l’Inghilterra, la Scozia, il Galles, l’Irlanda, la Nuova Zelanda, l’Australia ed il Sudafrica, sono soliti portare un fiore di papavero rosso, per l’appunto, sulla spalla della propria casacca di gioco, in segno di pace. Nel calcio invece, solitamente nella seconda domenica di novembre, quella cioè più vicina alla giornata di commemorazione vera e propria, tutti i club della Premier League celebrano il Remembrance Day portando il poppy sulle proprie maglie, mentre diversi volontari sono dislocati all’esterno e all’interno degli stadio per raccogliere fondi nei cosiddetti buckets, i secchielli per la beneficenza, da destinare ai veterani e alle famiglie delle vittime della guerra. La prima apparizione del papavero rosso sulle casacche del massimo campionato inglese avvenne, di fatto, nella stagione 2007-2008, ma in quella occasione parteciparono solo alcune squadre.
Il destino ha voluto che quest’anno, proprio nel giorno dell’11 novembre, si giochi la partita tra le nazionali di Inghilterra e Scozia, per una sfida valida per le qualificazioni alla Coppa del Mondo di Russia 2018.
Un’occasione irripetibile per celebrare nel migliore dei modi questo giorno, con l’esibizione, da parte di entrambe le nazionali, del papavero rosso sulle divise di gioco. Ma la FIFA è intervenuta nei giorni scorsi in maniera netta e decisa, vietando esplicitamente l’utilizzo del “poppy” alle nazionali di Inghilterra, Scozia e Galles, reputandolo un “simbolo politico” a tutti gli effetti.
Tale divieto ha scatenato, ovviamente, tutte una serie di reazioni indignate. La stessa Football Association inglese ha diramato, in merito, un duro comunicato: “Rispettiamo le regole del gioco e teniamo sempre in grandissima considerazione il ruolo fondamentale della Fifa. Il papavero è un simbolo importante per la commemorazione e non pensiamo riguardi la sfera politica, religiosa o commerciale, né è legato in particolare ad un singolo evento. Rimanendo in accordo con la posizione concordata con la Fifa nel 2011 e considerando l’articolo 4, comma 4, la FA intende pagare il giusto tributo a coloro che hanno sacrificato la propria vita: l’Inghilterra vestirà una banda nera al braccio con il simbolo del papavero nell’Armistice Day”.
Sulla questione è intervenuta, duramente, anche il Primo Ministro del Regno Unito, Theresa May, che ha attaccato pesantemente la FIFA con le seguenti dichiarazioni: “Penso che la posizione presa dalla Fifa sia oltraggiosa. I nostri giocatori vogliono riconoere e rispettare chi ha dato la vita per la nostra sicurezza e libertà. Penso che sia assolutamente corretto che rendano loro il giusto omaggio. Vogliamo che i giocatori indossino il simbolo del papavero. Inoltre aggiungo che la Fifa, prima di venire a dirci cosa dobbiamo fare, debba iniziare a sistemare le proprie faccende”.
E come lei moltissimi tifosi, appassionati e personaggi di spicco dello sport e dello spettacolo hanno inteso rendere pubblica la propria indignazione, anche tramite i socialnetwork. Come ad esempio Ian Wright, ex attaccante inglese e ora commentatore sportivo, che tramite il suo account twitter ufficiale ha mandato “elegantemente” a quel paese il massimo organismo calcistico mondiale con la pubblicazione di un bel dito medio. Mentre la Royal British Legion, l’associazione benefica che contribuisce al sostegno delle famiglie dei caduti e dei veterani di guerra, sostiene che “non ci sono ragioni per prendere una decisione di questo tipo dal momento che il Poppy non è per niente un simbolo politico. È una questione di rispetto non solo per noi come associazione ma per milioni di persone e decine di familiari che vogliono ricordare quegli uomini che hanno perso la vita per il proprio paese”.
Secca la replica da parte della FIFA, tramite le parole della nuova segretaria generale Fatma Samoura, che ha inteso spiegare: “La Gran Bretagna non è l’unica nazione ad aver sostenuto una guerra. La Siria è un esempio, la mia Africa è attraversata dalle guerre. La vera domanda è: perché dovremmo fare un’eccezione per una sola nazione e non per tutte le altre?”.
In tutti i casi, comunque, se la Fifa non dovesse effettuare alcun tipo di passo indietro su tale situazione, le nazionali che decideranno di esibire il poppy potrebbero addirittura rischiare una sanzione o un punto di penalità nella classifica del girone di qualificazione ai prossimi mondiali. Anche se il regolamento in merito è, di fatto, ancora tutto da interpretare.

  •   
  •  
  •  
  •  
Leggi anche:  Inter-Real Madrid, le probabili formazioni: Benzema out, Conte lancia i fedelissimi?