Iniesta Ronaldinho: spunta un simpatico retroscena

Pubblicato il autore: francesco agostini

Iniesta Ronaldinho

Iniesta Ronaldinho: spunta un simpatico retroscena che il centrocampista spagnolo ha recentemente rivelato nella sua autobiografia. L’episodio risale a ben 11 fa: era il 2005 e si era alla vigilia di una partita a dir poco speciale. Real Madrid – Barcellona.

Iniesta Ronaldinho, ecco il retroscena

Ascoltiamo dunque le parole di un grande campione come Andres Iniesta:
“Mancava qualche giorno al Clásico con il Real Madrid, Dinho mi telefonò a casa in piena notte. Risposi al telefono e mi disse: ‘Andrés, lo so che sono le 3 del mattino, ma devo dirti una cosa. A giugno vado via. Mio fratello si sta mettendo d’accordo con il Real… Sono cifre incredibili, non posso dire di no… Tu sei giovane puoi capirmi. Mi raccomando però non dire nulla nello spogliatoio e alla società, non tradirmi, mi fido di te più di chiunque altro. Notte Andres…’ Non mi diede il tempo di parlare, attaccò subito il telefono. Il giorno dopo eravamo sul campo ad allenarci e sentivo intorno uno strano silenzio. Tutta la squadra era strana, coccolavano Dinho come mai prima. C’era un’atmosfera surreale… Arrivò il giorno del Clásico e negli spogliatoi del Santiago Bernabeu, Dinho prese parola dicendo: ‘Ragazzi, oggi giochiamo una partita importante, questi sono forti, ma in questi giorni ho scoperto che siamo come una famiglia. Ho chiamato tutti voi in piena notte dicendo che sarei andato via a giugno, ma nessuno di voi ha parlato. Dopo questa cosa, ho capito che siamo disposti tutti a morire dentro pur di non tradirci. Io rimarrò qui per molti anni ancora. Ora usciamo in campo e andiamo ad insegnare calcio a questi di Madrid’. Quella sera fece una doppietta, è tutto il Bernabeu si alzò in piedi ad applaudirlo. Anche questo era Ronaldinho.” (Itasportpress.it)

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Iniesta Ronaldinho, tutto il contrario di Diouf Gerrard

Insomma, tutta la ricostruzione di Andres Iniesta pare quantomeno esagerata e romanzata. Da autobiografia. Ronaldinho si sarebbe preso un bel rischio alla vigilia di un match così importante come il derby spagnolo. E se alcuni compagni avessero parlato? Se, invece, di cementare il gruppo, il brasiliano avesse ottenuto l’effetto opposto? Comunque sia, prendiamo per buona questa bella storia di Andres Iniesta e carpiamone il significato: la cosa più importante in una squadra è il gruppo. Se c’è quello, arrivano i risultati, c’è poco da dire.
Tutta un’altra storia, invece, è quella di Liverpool. Dopo il ritiro di Gerrard ecco le parole di un suo ex compagno di squadra, il senegalese Diouf:
“Quando arrivai al Liverpool mi dissero che c’erano due intoccabili: Carragher e Gerrard. A Steven però dissi subito che non era nessuno. Quando sono arrivato gli ho mostrato che non aveva mai fatto nulla, che era una nullità. Gli ho chiesto di dirmi in quale grande competizione, Europeo o Coppa del Mondo, la gente si ricordasse di lui. Io parlo di campionati europei o Mondiali. Io rispetto il giocatore, un gran giocatore. Ma non l’uomo. L’ho detto anche lui. Quando eravamo a Liverpool insieme lui doveva pensare al suo lavoro e io al mio. Ecco perché non gli piaccio, perché dico quello che penso. Quando ci siamo parlati, da uomini, lui aveva paura di guardarmi negli occhi. Vi ricordo che quando arrivai a Liverpool non gli chiesi la maglietta, fu lui a chiedermi quella del Senegal per uno dei suoi compagni.” (Itasportpress.it)

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