LEI NON SA CHI ERO IO: il compleanno di Marco Van Basten

Pubblicato il autore: massimiliano granato Segui

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” Presidente, ma questo è nostro?Davvero?”. ” Certo “, rispose Pier Cesare Baretti ad un esterrefatto Aldo Agroppi. Era il 1986 e l’allenatore Piombinese aveva concluso la stagione da allenatore della Fiorentina con un ottimo quarto posto. Oggetto della discussione era l’allora quasi 22enne Marco Van Basten, punta dell’Ajax, opzionato proprio dalla Fiorentina per la stagione successiva.  Verrebbe da pensare a cosa sarebbe successo a Firenze se fosse arrivato realmente: già perchè non solo Agroppi venne esonerato a due mesi dall’inizio della stagione 86-87, ma la proprietà deciderà di rinunciare all’ingaggio dell’olandese, ritenuto già troppo elevato. Per la cronaca, la Fiorentina virò su Diaz, che li ripagò con 17 reti in due stagioni. Marco Van Basten, che ha compiuto 52 anni lunedì 31 ottobre, rimase così in Olanda un’altra stagione. Alla fine del torneo, i numeri con la maglia dei lancieri facevano spavento:  in sei stagioni, 152 reti in 172 gare, tra campionato e Coppe. Nel 1987 Van Basten approdò sì in Italia, ma per vestire la maglia rossonera assieme al connazionale Ruud Gullit, proveniente dal Psv Eindhoven. C’era voglia di rivincite, in via Turati, dopo le ultime stagioni, piuttosto grige: il presidente Berlusconi cambiò gli stranieri, cambiando così decisamente il corso della storia. L’inizio fu incoraggiante: 3-1 a Pisa con due reti proprio degli olandesi: ma mentre Gullit era appariscente, di una simpatia contagiosa, Marco era più timido, più defilato, ancora a disagio con microfoni e riflettori.  L’11 ottobre, nella gara di Genova contro la Sampdoria, la punta rossonera deve alzare bandiera bianca: viene sostituito e accusa problemi alla caviglia sinistra: come se non bastassero i guai precedenti con quella destra e con un’epatite virale contratta in Olanda. Arriva l’operazione, lo stop e il rientro in campo solo ad Aprile: è il 10 ed è una giornata di sole: Marco entra col 16, fulmina Drago da lontano e regala i due punti ai suoi contro l’Empoli. Segna ancora, la terza rete, nello storico Napoli-Milan di maggio, gara che sancisce il famoso sorpasso. La storia di Van Basten è ricca: la carriera in ascesa, i trionfi, le reti, l’eleganza con la quale si muoveva in campo, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “Cigno di Utrecht”. I problemi però lo accompagnano, di tanto in tanto: eppure stringe i denti, segnando a raffica anche con l’arrivo di Fabio Capello. Con Sacchi, mai amati fino in fondo. Nel giugno del ’93, dopo quella maledetta Coppa dei Campioni sfumata in finale, Marco si fa operare ancora alla caviglia:  è il quarto intervento. Marco rimane in rosa altre due stagioni fino ad alzare bandiera bianca, per la commozione di tutti, milanisti e non. Sì, perché Van Basten è stato il campione di tutti indistintamente. E poco importa se non era un divo come il suo connazionale Gullit: per lui parlavano i fatti, gli straordinari gol, la sua esemplare condotta in campo.  Nel Milan, 125 reti in 201 gare: cifre mostruose, mastodontiche. Nell’era della moda di ritirare i numeri delle maglie come nella pallacanestro, un pensiero lo si poteva fare per la fatidica maglia numero 9: ma come ha detto qualcuno, perché privare un altro del sogno di calcare i campi di gioco e magari emulare i propri beniamini? Allora tanti auguri Marco!!

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