Milik si racconta: “A Napoli, la squadra è una religione”

Pubblicato il autore: Francesco Sbordone Segui

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L’attaccante del Napoli e della Polonia si racconta al portale polacco Sportowefakty, parlando di tutti gli aspetti sia positivi che quelli negativi nel vivere in una città come Napoli.

 

Milik e l’infortunio

Dopo il brutto infortunio, subito riabilitazione e poi il campo per Milik che vuole fare di tutto per tornare il prima possibile ed aiutare i compagni di squadra in questo brutto momento.
Tutto è iniziato con quell’infortunio fortuito: “Al 99% in questi casi finisce con una lieve contusione, ma purtroppo può succedere. È il mio primo infortunio di questa gravità. Svolgo almeno due seduete d’allenamento al giorno, alle 9 sono al centro sportivo e torno a casa alle 16, poi svolgo degli esercizi supplementari. Vado quasi ogni giorno in cyclette, a un ritmo molto lento. Sono ancora all’inizio del percorso…”.
Con tanto tempo libero il problema è l’annoiarsi:“Cerco di ammazzare il tempo facendo cose che in genere non posso fare. Per esempio, ho fatto degli investimenti. Avverto grande sostegno della squadra, dei tifosi e della Nazionale”.

 

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Milik e il rapporto con Napoli

Lo speaker del San Paolo annuncia il nome di Milik prima di ogni gara. “Decibel è una persona molto positiva, mi ha stupito, è stato incredibile. Significa tanto per me, gli ho suggerito di chiamarmi Arek, ma ha insistito per pronunciare il nome concreto. L’importante è che lo faccia con passione”. Milik ha ereditato la pesante maglia di Higuain, diventando automaticamente il nuovo idolo dei tifosi: “Credo sempre nel collettivo, ed io devo ancora crescere tanto. Non voglio riposare sugli allori: voglio crescere come giocatore e come persona”. E il rapporto con la citta com’è? Milik gira in città? Lo faccio raramente, il calcio a Napoli è religione e passeggiare tra la folla è complesso. Faccio shopping al mattino presto, o in posti poco affollati. È bello ricevere tante attenzioni, ma è anche vero che a volte ti piacerebbe prendere una pausa dal caos e dalla frenesia. Una volta mi hanno seguito due scooter per circa 5km. A un semaforo hanno bussato al finestrino, e mi hanno chiesto un autografo. Temevo volessero altro. I compagni di squadra mi hanno consigliato di non portare in giro oggetti molto costosi, come un orologio di lusso, perché non sarebbe stato sicuro. Meglio evitare certe situazioni. Vivo tra Napoli e il centro sportivo. Volevo essere vicino al luogo in cui mi alleno”.
Gli episodi simpatici non mancano e i tifosi non fanno mncare l’affetto a Milik: “Poco fa, a San Gregorio Armeno, hanno realizzato la statuina con le mie fattezze, e hanno insistito per regalarmela. Ci conoscono tutti, in città non si parla d’altro e quando sono in giro nessuno ci lascia pagare. Avrò pagato nei ristoranti due volte su dieci…”.

Milik e Napoli un amore sbocciato per caso, l’infortunio sta allontanando il polacco dal campo ma prima o poi tornerà e farà esultare i suoi tifosi. Quando ci sarà il rientro? “Tutto sta andando secondo i piani, non ho problemi con il ginocchio. Non è gonfio e non ci sono accumuli di sangue. Ma non voglio sbilanciarmi. Non voglio avere fretta, ho ancora una carriera intera davanti. Quello che mi sto perdendo ora, lo recupererò in seguito. Tornerò in campo quando i medici mi giudicheranno guarito al 100%. Speriamo possa accadere in primavera…”.

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