Ritiro Miroslav Klose: si chiude il sipario di uno spettacolo leggendario

Pubblicato il autore: Alex Baldarelli Segui
Miroslav Klose Fonte foto: mondobiancoceleste.blogspot.it

Miroslav Klose Fonte foto: mondobiancoceleste.blogspot.it

In Germania si dice che nel calcio esistono giocatori mediocri, buoni giocatori, ottimi giocatori e fuoriclasse che possono o meno diventare campioni. Poi c’è Miroslav Klose. Il tedesco di origini polacche viene annoverato non solo dai teutonici come leggenda, ma da chiunque abbia avuto la fortuna di perdere la concezione del calcio come un semplice gioco. La scelta di Klose di appendere gli scarpini al chiodo è stata appresa da tutti i fanatici di questo meraviglioso sport come un fulmine a ciel sereno, come un sipario che chiude uno spettacolo che vorremmo non finisse mai. Certi amori e certi spettacoli non dovrebbero mai finire. L’illusione di un Klose che si pone ancora una volta tra due difensori spaventati, che compare improvvisamente sul filo del fuorigioco per poi depositare il pallone in rete è ormai svanita definitivamente. Si vociferava nelle scorse settimane di un Napoli sulle tracce dell’ex Lazio per sostituire l’infortunato Milik, ma il destino non ha voluto che l’Italia e Klose si ricongiungessero affinchè tutti quanti potessero continuare ad ammirare le sue gesta. Ha scelto di diventare collaboratore tecnico di Joachim Low nella sua Germania, quella con cui è andato a segno 71 volte in 137 partite, ergendosi a primo marcatore della storia della nazionale tedesca, 16 delle quali nei campionati del mondo: come lui nessuno mai anche nella massima competizione calcistica per nazioni. Un uomo, mille record, una leggenda. I numeri non potranno però mai commisurare quanto Klose ha portato al calcio, non solo in termini tecnici quanto ed a maggior ragione sotto il profilo umano e caratteriale. Professionista esemplare, mai sopra le righe per un motivo o per l’altro, mai atteggiamenti da superuomo ma solo umiltà, lavoro, sacrificio ed attaccamento alla maglia che indossava. Il suo unico e tormentoso pensiero era il gol ed il gol ha colorato la sua vita e quella di chi si è fermato almeno un attimo ad ammirarlo nelle sue gesta, le gesta di una leggenda.

IL KLOSE CHE FU – I primi calci di Klose avvengono a Blaubach-Diedelkopf, semisconosciuta squadra di Kusel, piccola cittadina della fredda Renania, dove i genitori si trasferirono nel 1986, quando Miroslav aveva solo otto anni. Quel magrolino spilungone figlio di una minoranza tedesca in Polonia era un appassionato di calcio sin da bambino, ma il suo primo incontro con la vita non fu su un campo di calcio, bensì su un rude cantiere. Miroslav Klose voleva fare il carpentiere. “Il lavoro dopo la scuola è stato il mio primo grande allenamento” ha ammesso in un’intervista qualche anno fa. “Il mestiere del carpentiere è meraviglioso, mi rendeva felice come un bambino e l’ho imparato molto volentieri“. Dopo i primi calci e qualche ginocchio sbucciato, forse più per il suo lavoro che per il pallone, Miro inizia la sua carriera nell’Homburg, squadra della Fußball-Regionalliga, per poi passare nel calcio che conta nel Kaiserslautern, società in cui inizia a far vedere le sue doti di goleador, ottenendo la prima convocazione nella nazionale tedesca, segnando all’esordio: il primo di una lunga serie, i prodromi di una leggenda. Nel 2004 viene acquistato dal Werder Brema, società in cui si consacra vincendo il titolo di capocannoniere alla sua seconda stagione con la maglia dei biancoverdi. E’ il Mondiale del 2006 vinto dagli azzurri a portare Klose sull’olimpo dei migliori attaccanti in circolazione, diventando il capocannoniere della competizione con 5 reti. Quell’estate il tedesco era incontenibile e trafiggeva i portieri uno dopo l’altro, mostrando tutto il suo vastissimo repertorio di colpi che gli valsero la chiamata della società più prestigiosa di Germania: il Bayern Monaco. L’avventura in Baviera è ricca di soddisfazioni per Klose e forma inizialmente con Luca Toni una delle coppie più prolifiche della storia della Bundesliga. L’arrivo di Van Gaal rompe però un idillio rosso che sembrava destinato a durare per sempre. L’Italia e la Lazio chiudono uno spettacolo calcistico con pochi precedenti. In maglia biancazzurra Klose segna 54 reti in 139 presenze, diventando l’ambasciatore della società in tutto il mondo, nonchè l’idolo e l’anima incontrastata di tutto il popolo laziale. La vita di Miroslav Klose in nazionale termina nel migliore dei modi con la vittoria della coppa del mondo a Rio de Janeiro contro l’Argentina nel 2014, finché nell’agosto dello stesso anno annuncia il suo abbandono alla maglia bianca. Si chiude il sipario, la leggenda Klose si ritira. Tutti restano con il groppo in gola ma con la fierezza di aver ammirato uno dei campioni più campioni di sempre.

  •   
  •  
  •  
  •