Brozovic, Suso e Dzeko: tre mesi di serie A per far cambiare idea a tutti

Pubblicato il autore: Marco Roberti Segui

Serie ACinque mesi di serie A per dimostrare il loro valore e far ricredere chi non aveva dato loro fiducia. Tanto è bastato a Suso, Dzeko e Brozovic per venir considerati, arrivati quasi al giro di boa, titolari nelle rispettive squadre: Milan, Roma e Inter. Tutti e tre hanno il medesimo destino in comune: ai margini in estate, per alcuni di loro c’era anche l’ipotesi della cessione, si sono conquistati a suon di prestazioni maiuscole i gradi di insostituibili sul campo.
Marcelo Brozovic è quello che ha incontrato più difficoltà di tutti in quest’annata. Perché lui è stato quello più in bilico per tutto agosto. Arrivati Banega e Joao Mario gli spazi per il croato si sono ridotti e lui era uno dei pochi papabili per una cessione che fosse remunerativa per le casse interiste. Inoltre i dissidi con De Boer sono stati palesi sin dall’inizio con la sua esclusione dalla squadra dopo la prima partita di Europa League. Il destino di Brozovic sembrava segnato invece il cambio in panchina ha portato una nuova aria in nerazzurro e Pioli ha deciso di dare un’opportunità a tutti. Occasione che non si è lasciato sfuggire. Il ritorno al gol contro la Fiorentina ha sugellato la pace avvenuta. E il suo destro ha poi abbattuto anche il Genoa, sempre a San Siro due settimane dopo. Un talento incostante, è vero, ma utile in fase offensiva e con un’ottima qualità nei piedi. Il colpo da biliardo che è valso im vantaggio proprio contro i rossoblu garantisce per lui
Un oggetto misterioso, un attaccante improvvisamente involuto e impaurito, una punta spuntata: questo era il ritratto di Dzeko la scorsa estate, nella quale addirittura era stato accostato in scambi di fantamercato. Ma il bosniaco ha voluto subito chiarire che questa stagione sarebbe stata diversa. La statistica, molte volte sbaglia, ma questa volta viene in soccorso: infatti il secondo anno di Dzeko nelle sue squadre è sempre stato molto più prolifico che l’anno di esordio. Come se fosse un motore diesel con il bisogno di carburare. E, una volta dispiegata la sua potenza, ha cominciato a macinare gol. Spalletti gli ha dato fiducia e lui l’ha ampiamente ripagata con gol pesanti come quelli contro Inter, Napoli, Sampdoria e Sassuolo. E inoltre anche il lavoro senza palla per la squadra, o le molteplici sponde hanno avuto il meritato riconoscimento e attenzione. Edin Dzeko è un attaccante anche di qualità, non solo il classico rapinatore d’area di rigore. Il suo fisico imponente gli consente di vincere i duelli aerei, il piede educato di servire i compagni. Naingolan, Florenzi e Salah ringraziano in coro.
Spagnolo, dal nome chilometrico Suso navigava fino alla stagione scorsa nella più assoluta mediocrità. Colpa della squadra, certo, ma anche della sua discontinuità e della sua ignavia le poche volte veniva mandato in campo. Al suo arrivo, ormai due anni fa, si era presentato al derby con buoni numeri. Quest’anno il derby di Milano è stato forse il suo punto più alto. Due gol uno più bello dell’altro. Il primo con la specialità della casa: il sinistro a girare sul secondo palo da fuori area. Il secondo, caso strano, di destro con finta annessa a Miranda che non voleva concedergli spazio al mancino e invece si è fatto saltare come fosse un novellino. Ma da ricordare è anche il gol fantastico a Napoli, una di quelle classiche cartoline da spot televisivo. Oltre ovviamente a tanti cross preziosi per le punte o per gli inserimenti dei centrocampisti. Ciliegina sulla torta, la grandissima partita a Doha, in supercoppa italiana contro la Juventus quando ha fatto impazzire prima Alex Sandro e poi Evra. Un giocatore che è diventato anche lui decisivo col tempo e ora non vuole più lasciare la titolarità. Treni che passano, sliding doors. La definizione è a piacimento, ma la ruota della fortuna ora sembra girare al meglio per loro tre.

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