Champions League, una formula che non piace

Pubblicato il autore: Raffaele La Russa Segui
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È terminata la fase a gironi che hanno determinato le 16 squadre qualificate agli ottavi di finale.
Quest’oggi su tutti i giornali e tv primeggiano i titoli celebrativi per le due squadre italiane, Juventus e Napoli, che hanno terminato le loro qualificazioni al primo posto e già circolano le solite ipotesi fantasiose su quale squadra è meglio affrontare agli ottavi di finale sottolineando, però, come non poche insidie si nascondano nell’urna che lunedì prossimo deciderà il prossimo turno eliminatorio.
In effetti, quest’anno le prime classificate hanno ben poco da sorridere perchè il rischio di incontrare Real Madrid, Bayern Monaco, Manchester City e Paris Saint Germain è abbastanza concreto.
Ma anche Siviglia (possibile incrocio per il Napoli), Bayer Leverkusen e Porto non sono ostacoli da trascurare.
Come mai è potuto succedere tutto questo se si considera che tra le prime classificate ci sono ancora Arsenal, Barcellona, Atletico Madrid, Borussia Dortmund oltre a Juve e Napoli?
La risposta più semplice da dare è che la formula attuale della Champions League non va.
Troppe e troppo scarse molte delle partecipanti alla fase a gironi: tanto per fare un esempio, andate a controllare i risultati che si sono verificate nell’ultima giornata.
Si va dallo 0-6 in cui è incappato il Besiktas a Kiev al 5-0 subito dal Leicester ieri sera a Porto (peggior risultato mai conseguito da una squadra inglese da quando il torneo è denominato Champions League) oppure il 4-0 delBarcellona al Borussia Monchengladbach oppure il celeberrimo 8-2 del Dortmund al Legia Varsavia del precedente turno.
Ma come si può denominare campioni squadre tipo appunto il Legia Varsavia, il Cska Mosca,la Dinamo Zagabria, il Club Brugge, il Ludogorets e il Fk Rostov?
Queste squadre al massimo valgono la seria B nostrana e non farebbero molta strada neanche nella denigratissima ( solo per gli italiani, però) Uefa Europa League.
Però, a fine partita, tutti i vincitori si riempivano la bocca per essere entrati fra le prime 16 squadre europee.
Beh, non crediamo che Zenit, Manchester United, Roma tanto per fare qualche nome di squadre che partecipano alla Europa League, siano inferiori a quelle che hanno partecipato ai gironi di Champions.
È ovvio che la formula va rivista se si vuole aumentare il livello di spettacolo ed evitare tante partite inutili agli ultimi due turni dei gironi eliminatori.
Non ha senso assegnare la testa di serie al Leicester che mai aveva partecipato ad una gara europea nella competizione oppure inserire in alcuni gironi due squadre fortissime e in altri gironi solo squadre i medio calibro.
Il rischio è che il torneo diventi appannaggio non di chi è più forte bensì di chi è più fortunato (tipo la Juventus di due anni fa che raggiunse la finale incontrando come squadra forte solamente il Real Madrid).
Ma tant’è: ai dirigenti Uefa non importa lo spettacolo proposto ai tifosi, ma solamente l’importo ricavato dalla vendita dello spettacolo  alle televisioni di tutto il mondo.
E allora non ci resta che aspettare di verificare se realmente si arriverà ad un torneo selettivo disputato solo fra le grandi squadre europee, o se dovremo ancora assistere a spettacoli di calcio amatoriale spacciato per partite fra le migliori squadre di Europa.
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