“I nostri calciatori picchiati dalla polizia”: la denuncia dell’Amedspor

Pubblicato il autore: Daniele Caroleo Segui

amedspor
“Tre nostri giocatori sono stati brutalmente picchiati dalla polizia”
, è sostanzialmente la traduzione dei post pubblicati sui canali social ufficiali del club turco Amedspor dopo la partita di coppa contro il Fenerbahce. L’Amedspor è un piccolo club di Diyarbakir, capitale del Kurdistan ed è, di fatto, la squadra simbolo del popolo curdo in Turchia. Per questo motivo, però, è anche uno dei club maggiormente nell’occhio del ciclone al’interno del campionato turco. E non solo per questioni sportive, ovviamente. Alcuni mesi fa, ad esempio, la società dell’Amedspor è stata punita dalla Federazione calcistica turca con una salatissima sanzione, dopo che i giocatori della squadra erano scesi in campo con uno striscione sul quale era riportata la seguente scritta: “Che i bambini non muoiano, che i bambini vengano allo stadio“. Tale gesto era stato compiuto per condannare, di fatto, gli spari contro i bambini e i civili durante i combattimenti in corso da mesi nella stessa città di Diyarbakır. Inoltre, nelle settimane precedenti, l’unità anti-terrorismo della polizia turca aveva effettuato una vera e propria irruzione nella sede dell’Amedspor, motivando il tutto con un presunto tweet inneggiante al terrorismo, che secondo la difesa del club non era stato postato, però, dall’account ufficiale. Per di più, sempre nei mesi passati, una trentina di tifosi della squadra curda sono stati addirittura arrestati per aver intonato alcuni “cori sgraditi“. La squadra dell’Amedspor, nelle scorse settimane, era però salita agli onori delle cronache nazionali ed internazionali, per l’accusa di terrorismo, da parte del governo turco, nei confronti di uno dei suoi atleti più rappresentativi: Deniz Naki. Il calciatore, circa un anno fa, era già stato punito con una squalifica di ben dodici giornate a causa di un post su facebook pubblicato a seguito della vittoria della sua squadra, ottenuta anche grazie ad una rete dello stesso Naki, contro il Bursaspor per 2 a 1. Unitamente a questa squalifica, gli era stata anche inflitta una multa di 19.500 lire turche, che equivalgono a circa 6000 euro, con l’accusa di “discriminazione e propaganda ideologica”. Il post incriminato recitava testualmente: “Oggi abbiamo ottenuto una vittoria davvero importante. Siamo usciti a testa alta dal gioco violento dei nostri avversari. Siamo felici e orgogliosi di essere un piccolo spiraglio di luce per il nostro popolo, in un periodo così difficile. Come Amedspor non abbiamo abbassato la testa né l’abbasseremo. Siamo entrati in campo con la fiducia nella libertà, e abbiamo vinto. Perché noi abbiamo seminato i nostri germogli nella libertà e nella speranza. Riteniamo doveroso ringraziare tutti i nostri politici, artisti, intellettuali e la nostra gente che ci ha sostenuti, e dedichiamo la vittoria a coloro che hanno perso la vita o sono stati feriti durante la persecuzione che continua da più di cinquanta giorni nelle nostre terre. Viva la libertà”. Ad Ottobre, invece, il governo turco ha deciso di incriminarlo per “propaganda terroristica” a seguito di alcuni suoi ulteriori post sui social che avrebbero fatto riferimento alle milizie curde del PKK.
Ieri, infine, ecco l’ennesimo episodio nei confronti della squadra di Diyarbakir, con la denuncia pubblica di questa aggressione nei confronti di alcuni loro calciatori, che, pare, siano stati addirittura arrestati, al termine della partita di coppa contro il Fenerbahce, per la cronaca terminata con il risultato di 1 a 1. La società, anche tramite le parole del presidente del club, Nurullah Edemen, ha chiesto immediatamente che venga fatta chiarezza su tale avvenimento e che i responsabili dell’aggressione vengano immediatamente individuati e puniti.

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