Lazio – Roma, ci pensa l’indomito Wallace

Pubblicato il autore: Sergio Campofiorito Segui

Intanto, a Milano, #stefanostaisereno

 

Stefano Pioli e il suo pandoro

#stefanostaisereno, il panettone è vicino


E’ stata una domenica poco pindarica e assai pronosticabile quella appena trascorsa in cui tutto, o quasi, ha viaggiato sui solidi binari del consono: Zamparini ha cacciato un altro allenatore, la Juve ha fatto la Juve e quindi ha vinto, l’Inter ha fatto l’Inter e quindi ha perso, il Milan ha fatto schifo e quindi ha vinto lo stesso e il derby capitolino è finito a schifio. La capolista si rialza immediatamente dopo la scoppola genoana e sfoga il proprio spirito di rivalsa sulla sorpresa Atalanta (3 – 1), distraendo la vox populi sulle vicende di Lapo Elkann che, per non perdersi da New York la partita, si è fatto tutta un’unica tirata fino alle 15 (ora locale). Lapo non perde il vizio e finalmente si riscatta (da tifoso). Chi lo ha assistito in questi giorni (tutti avvocati) confida che sia rimasto particolarmente rapito dal gioco espresso da Allegri e che dopo il terzo gol sia addirittura entrato in piena trans. Agonistica.

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In classifica, i bianconeri conservano quattro punti (36) di vantaggio sull’accoppiata Roma – Milan. Il derby romano (0 – 2) si avviava verso uno stantio 0 – 0, quando Fortuna ha voluto che Wallace, il classico lupo travestito da aquila, abbia assistito Strootman per il gol spaccapartita. Gli addetti ai livori hanno poi rivalutato l’insipidità del piatto gara, servendo succulenti contorni in serie. Cominciano i supposters laziali che incitano la squadra prima del big match: “…dandogli i mozzichi alle caviglie, facendoli scappare in mezzo al campo. Per noi non è una battaglia, per noi questa è una guerra etnica”. Ad ascoltare parole tanto delicate, non di meno illuminate, c’era anche il bosniaco (!) Senad Lulic che nel dopogara, preda di un cortocircuito mentale, ha fischiettato: “Rudiger parlava già prima della partita, due anni fa era a Stoccarda a vendere calzini e cinture, adesso fa il fenomeno”. Poi, consigliato da Rocco Casalino, sveglissimo esperto in comunicazione, si è fatto perdonare: “Chiedere scusa? Ma anche i bianchi vendono i calzini”. Frasi choc(che) che potrebbero costare all’ariano dieci giornate di squalifica, o cinque giornate con l’aggiunta però di servizi alternativi a scelta tra: spugnature a Niang che non si lava dal battesimo; rammendare i calzini di Rudiger; trasportare i pacchetti di Koulibaly fino a New York, citofonare Elkann. Carlo Tavecchio, presidente Figc da sempre sensibilissimo sul razzismo, ha avuto una forte presa di posizione e con piglio deciso ha dichiarato: “Lulic? Un dilettante”.

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Come ogni settimana non possono mancare i nerazzurri, non tanto perché a Napoli (3 – 0) non si vedeva un’Inter così brutta dai tempi di De Boer, quanto per le care, fresche, dolci parole appena espresse da Diego Simeone: “I miei figli, mia moglie, mio padre sanno che un giorno allenerò l’Inter. Non è una novità”. Neanche un clistere di prozac formato Super Santos potrebbe ormai risollevare il morale di Stefano Pioli che in soli due giorni ha dovuto far giocare Geoffrey Kondogbia, un Pupo pagato quanto Springsteen, ed ha visto avanzare la candidatura alla sua carica prima da Matteo Renzi, democristiano e quindi cazzaro riciclabile in mille ruoli, dall’umido alle panchine passando per le televendite Mediaset, e poi dall’indimenticato El Cholo, mister uterino quasi vincitore di due Champions League. Pioli, dopo un sofferto casting per il ruolo che l’ha visto spuntare, seppur di un’intaccatura, su Valerio Scanu non dovrebbe avere alcunché di cui preoccuparsi, il panettone è ormai assai vicino, ma trattandosi di certi figuri non resta che augurargli serenamente uno #stefanostaisereno.

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