Lei non sa chi ero io: Jean Marie Pfaff

Pubblicato il autore: massimiliano granato Segui

Pfaff
Una didascalia del Guerin Sportivo del 1986, a proposito del portiere belga recitava così: “(….) brutto carattere ma eccellente tecnica e agilità”. E’ il giusto ritratto per Jean-Marie Pfaff, uno dei portieri più forti degli anni ’80 assieme a mostri sacri come il sovietico Rinat Dasaev, il tedesco Harald Anton Schumacher, l’inglese Peter Shilton e il nostro portiere Dino Zoff. Pfaff, che ha compiuto 63 anni domenica 4 dicembre, ha sicuramente fatto molto parlare di sè, non solamente per le sue doti tra i pali. Il suo esordio nel professionismo avvenne molto presto: nel 1969, a soli sedici anni nelle file del Beveren. Nel 1976 arrivò la chiamata in Nazionale mentre il primo successo si annovera due   anni più tardi: nel 1978 infatti la squadra conquistò la Coppa di Belgio per la prima volta nella sua storia mentre un anno dopo arrivò il titolo nazionale, sempre per la prima volta. Nel 1982, dopo ben 12 anni di Beveren e ben 276 presenze, il 29enne Pfaff decise di affrontare l’avventura tedesca:sei stagioni con il Bayern di Monaco, con tanto di finale di Coppa dei Campioni persa nel 1987: il Bayern passò in vantaggio con Kogl, ma poi prima Juary (sì, proprio l’ex Ascoli ed Inter) e poi un delizioso tacco di Rabah Madjer (sì, proprio il giocatore che doveva approdare all’Inter ma che poi venne dirottato al Valencia a causa della sua forma fisica non certo brillante) regalarono l’ambito trofeo al Porto. Pfaff però riuscì a conquistare ben tre titoli di Germania, per di più consecutivi, dal 1985 al 1987. Nel medesimo anno, la squadra vinse anche la Coppa Nazionale. Sono però le vicende inerenti alla Nazionale Belga che lo fanno conoscere al grande pubblico: nel 1980 diventa vicecampione d’Europa perdendo la finale (è l’Italia ad ospitare il torneo)contro la Germania. Nel 1982 la sua nazionale viene eliminata al secondo girone dalla Polonia (che fa fuori anche l’Urss), nonostante la vittoria iniziale contro l’Argentina Campione del Mondo di Kempes e Maradona.
Pfaff però fa parlare di sè per il suo caratteraccio, tendente alla rissa: alcune gare infatti vengono giocate dal suo secondo, Jack Munaron. Naufragò malamente, per lui e per la sua nazionale, l’Europeo 1984, con un 5-0 subito dalla Francia: risultato: due sconfitte in tre gare nonostante la vittoria nella prima partita. Nel 1986 la Nazionale Belga si riscattò, e Pfaff fu il suo profeta ideale, nonostante un inizio stentato della squadra. Egli si rese protagonista nei quarti di finale del Mondiale messicano, parando il rigore decisivo, calciato dallo spagnolo Eloi. Il Belgio poi arrivò quarto ma a tutt’oggi, è il miglior risultato dei Diavoli Rossi in una competizione Internazionale. Con questo risultato, Pfaff si congedò dalla Nazionale, lasciando il testimone al bravissimo Michel Preud’Homme. Nonostante questi risultati, il portiere belga non fu mai oggetto di desiderio delle squadre italiane, anche se bisogna dire che all’epoca non si pensava ad avere un estremo difensore straniero. Chissà come si comporterebbe nel calcio attuale: probabilmente avrebbe più squalifiche che presenze nel nostro massimo campionato. Allora auguri Pfaff, gli appassionati del bel calcio che fu di sicuro ti ricordano con estremo affetto, anche se non eri certo il massimo del fair play in campo.

Leggi anche:  Ungheria-Germania: quella volta che...i precedenti
  •   
  •  
  •  
  •