Rabona, passaggi all’indietro e dribbling. Tutto normale in una partita, ma non se ti chiami Gabigol e giochi saltuariamente

Pubblicato il autore: marco.stiletti Segui

La telenovela Gabigol Inter sta per giungere al capitolo finale?

Qualcuno sui social lo ha ribattezzato “Gabi minga”. Un modo molto milanese per dire niente e per nulla offensivo per ricordare che quel suffisso “gol” per adesso vale solo in Brasile. La fenomenologia di Gabriel Barbosa, in arte sportiva Gabigol, è esplosa mercoledì sera al Meazza. Uno stadio, quasi 40mila persone, affamate del brasiliano che per adesso viaggia su proporzioni poco calcistiche e più mediatiche. In rapporto ai minuti giocati, appena 33, recuperi compresi, è quasi sicuramente il giocatore che ha impiegato meno tempo per farsi apprezzare. Poi, se gli applausi e i commenti sui social siano genuini o sarcastici, nessuni può saperlo.
A parte il gruzzolo di emozioni da spartire tra veritiere e fittizie, il brasiliano mercoledì sera ha avuto un pregio. Quello di attirare l’attenzione  di San Siro a partita ampiamente chiusa. Le sue scelte poi possono essere discusse. Con la palla ha messo in piedi una serie di doppi passi senza saltare l’avversario, ha effettuato una rabona al limite dell’area per passare la palla all’indietro, ha sbagliato un passaggio per Icardi e ha calciato in porta trovando una deviazione in calcio d’angolo.
A Gabriel sicuramente non mancano personalità e coraggio, voglia ed entusiasmo. A tutti coloro a cui ha stretto la mano mercoledì sera dopo la partita ha detto di essere felicissimo per la partita. Comprensibile: lo stadio ha applaudito tutto ciò che il brasiliano ha fatto in campo e non, partendo dal riscaldamento. Sui social, poi, è arrivato il carico seguente di parole e commenti. Sul profilo twitter ufficiale dell’Inter, dopo ogni gara, viene postato un sondaggio per votare il migliore in campo. L’altra sera la scelta era ristretta a Banega, D’Ambrosio e Icardi. Ma scorrendo i tweet, era più nominato Gabriel che i titolari del sondaggio.
Bravo“, “grande“, “che bello vederti giocare“, “è solo l’inizio“, “forza” sono solo alcuni dei messaggi che invece campeggiano sul suo profilo personale. Il tifoso interista medio si è affezionato alla storia di Gabriel. Arrivato come il nuovo Ronaldo– mediaticamente- e piombato in una zona d’ombra dalla quale rischia di non uscire. La società ha scelto di ponderare le sue uscite anche per la situazione generale in cui la squadra era finita. Con serate serene, lo avremmo visto di più. Il futuro è da scrivere: può andare in prestito o, a sopresa, restare.
Ma i dubbi li ha tolti Pioli dopo la partita contro la Lazio. “Vorrei vedere giocate più concrete e meno spettacolari– ha commentato-, E’ un ragazzo giovane, sono felice di questo entusiasmo che c’è intorno a lui ma deve crescere“. L’entusiasmo aiuta, sorregge, sostiene. L’entusiasmo però non deve distrarre, sviare, confodere. Perché tra gli applausi, tra i cori di incitamento e tra le righe circolante in rete non è da maliziosi cogliere qualche ironia. Gabriel sarà davvero utile quando aiuterà l’Inter, con o senza gol, a vincere.
Per Gabigol comunque c’è l’idea sempre di un prestito forse a Las Palmas; la società deve prendere una decisione. E Pioli dice la sua: “Futuro? Stiamo valutando. Il nostro obiettivo è sfoltire la rosa, vogliamo giocatori che siano contenti di stare in una grande squadra come l’Inter. Ci interessano le qualità morali prima ancora che quelle tecniche”.

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