Segna e dedica il goal a Fidel Castro

Pubblicato il autore: Daniele Caroleo Segui

fidel castro

Si chiama Juan Cominges ed è un giocatore della squadra peruviana denominata Cienciano di Cusco. Nei giorni scorsi è stato autore di una rete in campionato e ha deciso di dedicarla allo storico leader cubano Fidel Castro, recentemente scomparso.

E’ stata sua sorella Claudia a dargli la triste notizia. Lo ha chiamato domenica, poco prima prima della partita, per comunicargli che Fidel Castro era morto. Sapeva che la figura del leader cubano era molto importante per Juan. Ed infatti la notizia lo ha scosso enormemente.

Juan Cominges, quel giorno, si stava preparando per affrontare il Club Carlos Manucci, in un incontro valevole per la seconda divisione di calcio peruviano. E negli spogliatoi, prima di entrare in campo, la sua testa continuava a pensare unicamente alla scomparsa dello storico leader cubano.

Ecco perché quando hanno consegnato ai suoi compagni cattolici alcune magliette da indossare sotto la casacca di gioco con delle scritte religiose ed il simbolo del club, ha deciso di prenderne una, indossarla al contrario e scriverci sopra quello che il cuore e la mente gli stavano dettando, utilizzando i pennarelli che vengono adoperati per ripassare le tattiche in campo sulla classica lavagna presente negli spogliatoi.

“Non sapevo se avrei avuto la possibilità di far vedere questo messaggio, ma lo desideravo fortemente.”, ha avuto modo di raccontare successivamente il giocatore trentatrenne.

L’occasione si è presentata grazie ad un calcio di rigore che Cominges ha calciato, con forza, al lato destro dell’estremo difensore avversario. Dopo aver segnato, per festeggiare, si è levato completamente la maglietta della sua squadra affinchè tutti potessero leggere la sua personalissima dedica a Fidel.

La notizia ha fatto il giro del mondo, così come le tante foto che lo hanno immortalato mentre mostra orgoglioso la sua dedica. Tra le tante immagini che ritraggono quegli istanti, la più rappresentativa è forse quella dove Juan Cominges ha le braccia distese verso l’alto, nel consueto gesto di esultanza, con la maglia rossa del Cienciano stretta nella mano destra ed il pubblico festante, assiepato sulle gradinate dello Stadio Garcilaso, alle sue spalle. In primo piano la scritta sulla sua maglietta: “Hasta la victoria siempre! Fidel”.

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Pochi sanno che quel giorno aveva anche chiesto, all’autista del pullman che li aveva condotti allo stadio, di comprargli un nastro nero da indossare sul braccio sinistro, durante la partita, in memoria del comandante.

E seduto su uno sgabello nel suo soggiorno, Comminges, racconta al giornalista del sito di informazione peruviano DiarioUno.Pe, nel corso di un’intervista che ho provveduto a tradurre per poterla riportare qui di seguito, che sapeva perfettamente che il suo gesto avrebbe causato tanto scalpore.

Ho ricevuto tanti gesti di affetto, ma anche molte critiche. Non voglio assolutamente che la mia azione venga fatta passare come un messaggio politico, perchè ritengo che la politica dei nostri giorni sia solo uno strumento per prevaricare gli altri. Sono convinto che la rivoluzione debba essere fatta prima di tutto dal punto di vista personale.” spiega lo stesso calciatore.

Ti ritieni di destra o di sinistra?
Mi ritengo un uomo libero. Se fossi costretto a dare una risposta, direi comunque di sinistra, perché sono convinto che riesca ad interpretare maggiormente ed in modo coerente i bisogni del popolo e di chi è in difficoltà.”

Cosa rappresentano per te Fidel Castro e Che Guevara?
Ho un figlio piccolo, di un anno e quattro mesi, che ho chiamato Ernesto in omaggio a Che Guevara. L’altra mia figlia si chiama Monica. Il Che è un esempio. Un simbolo rivoluzionario. Un uomo che ha lottato per salvare il popolo e che ha combattuto delle battaglie anche quando c’era più da perdere che guadagnare. E’ un simbolo che ci insegna il coraggio, il coraggio di sognare, di lottare per quello in cui si crede, nella vita di tutti i giorni, nella battaglie quotidiane, così come nello sport e, nel mio caso, nel calcio. E tutto questo me lo ha insegnato anche Fidel Castro. Così come Fidel ha dimostrato grande intelligenza e arguzia in varie situazioni, iniziando dall’assalto alla Caserma Moncada (la prima azione di guerriglia di Fidel. n.d.r.), o quando è stato in esilio in Messico e ha saputo riorganizzarsi.

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È sopravvissuto a più di seicento tentativi di assassinio…
“E’ stato sempre coerente con il suo pensiero, nonostante i suoi oppositori”

Cosa ti senti di dire alle persone che criticano l’operato di Fidel Castro a Cuba?
“Non ho nulla da obiettare nei loro confronti. Non ritengo possa esistere un essere umano perfetto. È una caratteristica dell’essere umano avere dei difetti. Io cerco di prendere ciò che di buono ha fatto Fidel Castro. Tutte quelle cose buone che mi hanno fatto emozionare. Sono nato per rendere omaggio a Fidel e tutta l’ipocrisia che vedo intorno alla sua figura mi fa davvero rabbia. Sono convinto che, per lo meno negli ultimi cento anni, sia senza dubbio lui il personaggio storico più importante di questo periodo.”

Quali sono le cose positive che pensi sia giusto evidenziare?
“Ci sono moltissime cose positive. E molte di queste avrei voluto che fossero state riportate anche nel mio paese. Io vivo a Cusco da circa un anno per il mio lavoro. Qui fa molto freddo e vedo molti bambini che lavorano e dormono per strada. Come ho detto, preferisco le cose positive che avvengono a Cuba.”

Conosci Cuba?
“Sinceramente non ci sono mai stato. L’unico contatto che ho avuto è stata la chiamata che mi ha fatto l’Ambasciata per ringraziarmi del gesto nei confronti di Fidel Castro.”

Però so per certo che leggi moltissimo e ti documenti sul Che e su Fidel. Da quanto tempo?
“Circa quindici anni. Alcuni libri hanno solo le immagini. Tipo, per esempio, quelli che ho comprato in Arabia Saudita, dove non capisco nulla di ciò che c’è scritto, ma sono comunque libri che fanno parte della mia collezione.”

Quindi hai una sorta di raccolta di libri su questi due personaggi?
“Si, ho una grossa collezione di libri che parlano di Fidel Castro e di Che Guevara.”

Sei stato criticato per il tuo gesto in onore di Fidel Castro?
“Abbastanza, ma ho preferito non rispondere. Si tratta di uno spreco di energia che io non sono disposto a fare. Mi hanno sorpreso che hanno anche parlato del mio tatuaggio del Che. Sono un ateo, anche se ho studiato in un collegio di suore. L’ultima cosa che faccio è divinizzare un essere umano, ma la storia della Rivoluzione cubana mi ha ispirato e mi ha spinto a portare avanti la mia personale rivoluzione interiore, per migliorarmi come persona, come padre e come giocatore di calcio. Il mio è stato un omaggio ad una persona che mi ha ispirato per tutta la vita. La notiza della sua morte mi ha colpito più di quanto avessi mai potuto immaginare.”

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