Tavecchio: “Il tifoso vero non ha paura di barriere o tessere”. Ma quali tifosi?

Pubblicato il autore: Raffaele La Russa Segui
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Si legge in questi giorni su tutti i maggiori quotidiani sportivi o ascoltando le radio locali di Roma, della scarsa affluenza di pubblico prevista per il derby romano di domenica pomeriggio.
Eppure la partita fra Roma e Lazio, vista la posizione di prestigio occupata in classifica dalle due squadre, dovrebbe essere seguitissima dai loro tifosi che, invece, disertano… in simbiosi, seppur per motivazioni opposte.Senza qui entrare nel merito dei motivi che inducono le tifoserie a non frequentare lo Stadio Olimpico e che poi sono abbastanza noti, ci vogliamo soffermare sulle parole di Carlo Tavecchio di qualche giorno fa secondo il quale il tifoso vero non si lascia fermare dalle barriere, dalla tessera del tifoso o da altri impedimenti ma è disposto a tutto pur di seguire le sorti della propria squadra del cuore.
La realtà dei fatti, però, dice tutt’altro: stadi sempre vuoti a prescindere dalla partita che si gioca, trasferte sempre meno seguite dai tifosi, disaffezione totale verso gare del nostro campionato non degne neanche delle serie minori etc etc.

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Sarà che il nostro Presidente Federale è rimasto indietro agli anni 80?
E’ probabile perché quel tifoso di altre epoche non esiste più.
Oggi – per il fatto che i nostri amati dirigenti hanno venduto l’anima calcistica dello sport nazionale più amato alle TV che hanno spalmato le partite in tutta la settimana e ad orari improbabili – hanno in mano uno strumento formidabile per giudicare il calcio nostrano: il telecomando della Tv.
Comodamente seduto sul divano di casa il tifoso standard di qualsiasi squadra di calcio assiste alla partita che preferisce e se questa non viene gradita, cambia canale e può guardare la Liga, la Premier League e la Bundesliga che offrono spettacoli molto più degni del campionato italiano.

E allora perché farsi chilometri a piedi per raggiungere lo stadio (fenomeno romano) dopo aver parcheggiato la macchina a 5 km dallo stadio; perché sfidare barriere, tornelli per poi molto spesso farsi raccontare dagli amici a casa il marcatore del gol segnato nel settore opposto (fenomeno romano o napoletano o anche fiorentino); perché farsi schedare con la tessera del tifoso e ritrovarsi la possibilità di avere i carabinieri sotto casa se succede qualcosa? Potremmo continuare ancora a descrivere i disagi del tifoso normale, ma preferiamo fermarci qui.

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Il tifoso da Lei descritto, caro Presidente Tavecchio, non esiste più.
E non esiste più perché i Dirigenti del nostro calcio non lo hanno più voluto.
E non lo hanno più voluto perché per gestire meglio i loro interessi economici vendendo il prodotto calcio alle TV hanno dovuto svuotare gli stadi e spingerli ad occupare i divani di casa per acquistare l’abbonamento alle pay tv: altrimenti cosa vendevano alle TV?
E come hanno fatto a spingere i tifosi sul divano?
Semplice: aumentando esageratamente i prezzi dei biglietti delle partite fino al punto che per un tifoso normale era impossibile acquistarne uno; hanno diviso le curve in nome “della sicurezza” (quale?); hanno reso gli stadi zone off limits; hanno incrementato la presenza dei calciatori nelle tv e vietato ai loro dipendenti il contatto diretto con i tifosi (oramai scomparso il fenomeno di assistere agli allenamenti settimanali).

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E allora, Presidente Tavecchio: di quale tifoso parla?

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