Lo spot Barilla? Un’apologia di reato. Daspo, multe e divieti per tutti!

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui


C’è una stupenda pubblicità della pasta Barilla che da ormai qualche anno fa ripetutamente il giro del web, venendo condivisa e pubblicata sui profili Facebook da migliaia di amanti del calcio e soprattutto di un’epoca pallonara ormai lontana anni luce: gli anni ottanta. Quasi tutti ricorderanno la sigla del pastificio di Parma sulle maglie della Roma scudettata nel 1983, ed è proprio in quel contesto che lo spot viene ambientato. Un bambino con la sciarpa giallorossa si aggira al di fuori dell’Olimpico tra le bancarelle, mentre la partita è in corso. Con una radiolina cerca di seguire lo svolgimento del match, avvicinandosi lentamente alle entrate e mettendosi a sedere su una panchina. Poco dopo uno “strappabiglietti” lo vede invitandolo ad entrare. Il pargolo, incredulo, supera il cancello d’accesso e sale le scalette delle gradinate con uno sguardo sognante, immerso tra migliaia di bandiere giallorosse.

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In molti, anche non essendo tifosi romanisti, avranno rivisto nei suoi occhi le emozioni provate le prime volte allo stadio e quella magia in grado di pervaderti quando salivi lentamente le scale che portano dall’antistadio agli spalti. Proviamo ora però ad immaginare questo sponsor ai giorni nostri. Cominciamo con il dire che sarebbe impossibile realizzarlo: per arrivare alle entrate bisognerebbe superare le recinzioni in stile zoo dei prefiltraggi, mostrando biglietto, documento, tessera del tifoso, analisi del sangue e stato di famiglia. Figuriamoci se poi qualcuno avesse soltanto il lontano pensiero di far passare un bambino senza biglietto e senza perquisizione. Facendolo entrare senza documenti, senza conoscerne la residenza e verificarne l’eventuale elusione di qualche motivo ostativo per il rilascio del tagliando stesso. Insomma: uno spot che rappresenta una vera e propria apologia di reato. La pena? Come minimo sarebbe il Daspo di 5 anni al bambino e al creatore della pubblicità, più una bella multa per aver infranto il regolamento dello stadio (167 Euro) e ovviamente la messa al bando della pasta Barilla, con divieto di vendita in Italia per un periodo deciso dal Ministero dell’Interno su suggerimento di Osservatorio, Casms, Croce Rossa, Protezione Civile e Guardia Forestale.

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Si scherza, sia chiaro. Ma poi neanche tanto. Il dato di fatto è che questa “involuzione della specie” risulta tangibile e sotto gli occhi di tutti. Ciò che fino a qualche anno fa era visto con simpatia ed era socialmente accettato oggi in molti casi si è trasformato in politicamente scorretto, se non addirittura punibile a livello penale. Quel bimbo oggi sarebbe processato in diretta tv, con il giudizio di Barbara D’Urso a trainare l’ondata mediatica che si espanderebbe prepotente sui social network rimbalzando sino alle prime pagine dei giornali e irrorando nelle vene del popolo la paura oltre che lo sdegno per questo nuovo modello di criminalità organizzata, manipolata ancora una volta da quelle bestie di Satana chiamati tifosi.

Nella fattispecie l’accesso alle manifestazioni sportive (ma anche il semplice acquisto di un biglietto) si sono trasformati in veri e propri percorsi minati, nei quali è facile inciampare e farse male, pur senza volerlo. Di conseguenza quel bambino sognante e spaesato dalla felicità di entrare in uno stadio imbandierato e festante oggi deve dire addio alla sua passione. E non gli andrebbe meglio neanche in cucina, con la pasta Barilla nettamente peggiorata negli ultimi anni. In grado di scuocersi in men che non si dica e lontana parente di quel periodo aureo descritto nel celebre spot.

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