Riforma Tavecchio: ecco il campionato a otto squadre

Pubblicato il autore: Sergio Campofiorito Segui

“Le bugie hanno le gambe lunghe così”

C’è una domanda che accomuna e toglie il sonno a nove squadre di Serie A, ottenebra loro il pensiero, azzanna le viscere, sgrana le unghie e sfascia i matrimoni: Domenica ci facciamo il solito pokerino o andiamo al centro scommesse?. In ordine di classifica: Torino (30 punti nonostante la zavorra di Largy Lopez), Bologna (26), Cagliari (26), Udinese (25), Chievo (25), Sassuolo (24), Genoa (24), Sampdoria (24, dopo essersi scansati con la Juve possono ora scansarsi le fatiche) ed Empoli (21) a gennaio (sigh!) ormai poco o niente hanno da chiedere al campionato, essendo già a distanza di sicurezza dal rigagnolo della zona retrocessione e senza alcun prurito europeo. I trenini sono già decisi: Juventus (48 con una partita in meno), Juve e bianconeri si giocheranno il titolo di Campione d’Italia a meno che l’uterino Max Allegri non si ricordi improvvisamente tempi e modi di perdere uno scudetto già vinto (Milan 2011/12); Roma (47), Napoli (44), Lazio (40) e Inter (39) si accapiglieranno per l’accesso al bankomat della Champions League, chi resta fuori litigherà con Atalanta (38), Milan (37, in flessione, superato persino dalle nerazzurre) e Fiorentina (33) per decidere chi il prossimo autunno vorrà uscire per primo dalla prestigiosissima Europa League. In coda, pare ormai chiodata la bara per il Crotone (10) di Nicola, il Palermo (10) di Ballardini, De Zerbi, Corini (e…?) e il Pescara (9) di Oddo. Addizionando le tre retrocesse in pectore alle nove sorelle “impegnate” nel dopolavoro domenicale, il risultato è un altisonante dodici squadre su venti (più del 50% secondo l’aritmetica, quasi un milione secondo Denis Verdini) che finiranno il torneo più per l’onor di firma che per l’onore. Il sospetto, anche se appena velato, subdolo ma nondimeno persistente, è che il campionato a venti squadre ricordi qualcosa della corazzata Kotiomkin: E’ una cagata pazzesca!”. E citando Fantozzi Ugo, il secondo ragioniere più tragicomico d’Italia, riesce naturale pensare all’ispiratore, il ragionier Tavecci Carlo che nel “suo” programma elettorale (non solo non lo ha scritto, ma manco lo ha letto poiché privo di figure), dopo un’immane supercazzola, al capitolo 11 prometteva “La riforma dei campionati e delle regole (…). Gradualmente si dovrà procedere con decisione verso una riduzione dell’area professionistica (…)”. Ovviamente, da buon pregiudicato e quindi democristiano, il cazzaro di Ponte Lambro è stato integerrimo nelle intenzioni e a Radio Anch’io Sport (19 settembre 2016) ha dichiarato (nella stessa intervista ha ammesso simpatie interiste. Son soddisfazioni): Proporrò la riduzione della Serie A da venti a diciotto squadre. Ci sarebbe un incremento del tasso tecnico, porterebbe nuovo interesse e più pubblico negli stadi. Questa settimana incontrerò le Leghe e darò un ultimatum”. Dopo l’estenuante giro delle 20mila Leghe, tutte tremebonde alla visita del gran capo, neanche quattro mesi dopo (9 gennaio 2017) l’illuminato ha ribadito con rinnovato entusiasmo le proprie idee: “E’ pura utopia dire (chi ha osato? Come si è permesso?! Se lo prendo…) di ridurre da venti a diciotto squadre la Serie A, si può operare solo sui campionati minori con forme di ristoro”.
Un prestigioso pool internazionale (da cui, per ovvi motivi, sono esclusi i giornalisti) di latinisti, psicologi, legali, zoologici, Opti Pobà, “ebbrei” e bimbiminkia sta indagando il ragioniere e la sua capacità cranica, dove una piuma e una moneta cadono nello stesso istante, per intuire cosa cxxxo intendesse con “forme di ristoro”. Conforto? Sollievo? Ricreazione? Rifocillamento? Spuntino? O magna magna?

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