Roma: l’autolesionismo 2.0 dalla notte dei tempi ad oggi

Pubblicato il autore: Giuseppe Porro Segui


Sin dai tempi dell’antica Roma, abbiamo visto come l’autolesionismo controproducente dilagasse tra le genti romane fino ad arrivare ai giorni nostri. Abbiamo avuto testimonianze storiche nel corso dei secoli che hanno fatto sì che per il troppo amore si facesse del male al “marchio” Roma.
Ora pare che questa “sventura” sia stata ereditata da parecchie “gens” romane ed in particolare da alcuni tifosi (o presunti tali) della Roma che non da oggi continuano questo gioco autolesionista nei confronti si della Roma tutta, ma principalmente di loro stessi.
In tutto questo discorso la fanno da padroni i “social” portando l’autolesionismo ad un livello 2.0 con eroi da tastiera pronti a schierarsi tra “sensiani”; “bostoniani”; “tottiani”; “spallettiani” etc etc, facendo si che in questa città diventi estremamente difficoltoso dare continuità ad un progetto, dando quindi adito a tutte quelle voci che vengono fuori (e non solo da fuori), e che dicono che a Roma non è facile lavorare con molti che si ergono al saper dispensare consigli e rimedi.
E per l’appunto, la colpa è anche di quei pseudo-tifosi o presunti tali e della comunicazione (anche quella pseudo) che non remano dalla stessa parte ma continuano in questo autolesionismo che non giova all’ambiente romano e romanista.
Se tutti decidessimo di remare dalla stessa parte potrebbe questa diventare una spinta in più per questa squadra che “prova” a dare soddisfazioni ai propri tifosi. L’esercizio di dire: “quello vuole solo guadagnare”; “quell’altro va tutte le sere a ballare”; “Dzeko non è capace, meglio Destro”, etc etc oppure diventare esperti di finanza parlando di plusvalenze; assets marketing o merchandising e una brutta abitudine che abbiamo acquisito in questa città in maniera esponenziale, dove basterebbe un po di semplicità e coerenza.
Quanto ci interessa se Pallotta mette due grattacieli vicino lo Stadio dove la speculazione edilizia l’ha fatta da padrona per anni in questa città? Quanto ci interessa se il vecchio direttore sportivo sia “laziale” quando porta Marquinos; Castan e Benatia rivendendoli bene e poi li sostituisce con Manolas; Rudiger; Fazio e Vaermalen? Quanto ci interessa se sulla cartolina di Natale c’è Strootman ma non Totti  (per poi vederlo nella cartolina di capodanno), o il marchio cambi grafica?
Poi arriva un tecnico che ha già lavorato a Roma, padrone della dialettica (ricordiamo le “sfide” con il re della comunicazione Mourinho) che fa esperienza all’estero e torna con una maturità certificata e dice: se non vinco me ne vado e succede il putiferio. Invece di premiare l’onestà intellettuale; la sagacia e l’acume del comunicatore Spalletti, si va alla caccia delle streghe andando a frugare nei nostri archivi celebrali più remoti…lasciamoli lavorare in pace, perché questa è una squadra in salute ancora in corsa per tre obiettivi; lasciamoli lavorare in pace sostenendoli andando oltre le barriere (in tutti i sensi); lasciamoli lavorare in pace perché questi gruppo può darci belle soddisfazioni, noi continueremo a fare il nostro lavoro, ovvero sostenerli remando tutti dalla stessa parte gridando tutti insieme forza Roma. Perché poi salire sul carro del vincitore o andare al Circo Massimo sarà più facile per tutti!

Leggi anche:  Primavera 1 Final Six: l’Empoli piega la Juventus e vola in semifinale contro l’Inter
  •   
  •  
  •  
  •