Vicenza-Spal e il vergognoso teatrino dell’Osservatorio

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui


Sono le 17 di mercoledi 25 gennaio 2017. Tra meno di 72 si svolgerà allo stadio Romeo Menti di Vicenza la sfida tra i padroni di casa e la Spal. Una sfida storicamente molto sentita, con la compagine ferrarese neopromossa che viaggia sulle ali dell’entusiasmo,  seconda in classifica e in scia al Verona capolista. In questo quadretto idilliaco non è ancora lecito sapere se i supporter spallini potranno o meno prender parte alla trasferta. Nel calcio che deve “riportare le famiglie allo stadio” è come sempre l’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive a recitare il ruolo di battistrada. Nell’accezione più negativa del termine, sia ben chiaro. Il nodo fondamentale della vicenda, fanno sapere da Roma, oltre ad alcune tensioni registratesi nel match di andata, sarebbe la scelta da parte della tifoseria organizzata di effettuare la trasferta in treno, con il cambio a Padova. Proprio lo scalo nella città patavina sarebbe “la pietra dello scandalo”. Si temono infatti disordini con i tifosi biancoscudati e in virtù di ciò si è deciso, nello scorso week end, di chiudere la prevendita in attesa di maggiori consultazioni tra il GOS (Gruppo Operativo Sicurezza), la Questura di Vicenza e ovviamente l’Osservatorio. La decisione sarebbe dovuta arrivare lunedi scorso, ma al momento i circa duemila tifosi della Spal intenzionati a mettersi in marcia verso Vicenza ancora non sanno se potranno o meno acquistare gli agognati biglietti.

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A rendere ancora più grottesca e palesemente controversa la situazione sono arrivate le dichiarazioni di Walter Mattioli, combattivo presidente del club biancazzurro, il quale nei giorni scorsi si è voluto far direttamente carico della situazione affermando: “Ho parlato col Vicenza e da parte loro c’è disponibilità ad accogliere i nostri tifosi. Le perplessità vengono dalle autorità, in particolare l’Osservatorio. Per sbloccare la situazione, dopo aver parlato con i rappresentanti della nostra tifoseria, ho inviato una lettera a nome della SPAL in cui si assicura un’assunzione di responsabilità in vista di questa trasferta. Le autorità hanno preteso un impegno per far sì che non accada niente. Qui mi rivolgo ai tifosi: dovranno avere un atteggiamento tranquillo e non rispondere alle eventuali provocazioni. Se andranno in trasferta sarà solo per sostenere la SPAL, perché mi assumo io la responsabilità della loro presenza a Vicenza. Sto facendo di tutto per arrivare a una risposta positiva, ma tutto deve andare per il verso giusto altrimenti rischiamo direttamente come società. Se partirà un deferimento o qualcosa del genere, in futuro sarà molto difficile organizzare altre trasferte con certi numeri. La dirigenza, come forma di impegno concreto, è disponibile anche a pagare una trentina di steward che viaggeranno con i tifosi allo scopo di mantenere l’ordine.

Un impegno lodevole, che va persino oltre il dovuto ma che non dovrebbe essere accettato da istituzioni serie e ligie nel proprio dovere, disinteressate a tener in ostaggio società a suon di ricatti. Appare infatti abbastanza logico che in un contesto che coinvolge diverse centinaia di persone, per quanto la volontà comune possa essere quella di far filare tutto liscio, l’imponderabilità umana sia sempre dietro l’angolo. Per questo la responsabilità è individuale. Per questo non ha senso prendere a scusante le scaramucce dell’andata (i responsabili sono stati individuati e stanno pagando le proprie colpe) o ancor più lo spostamento su rotaia. Sarebbe un modo alquanto ridicolo di fare spallucce e scaricarsi di ogni responsabilità, quando in ogni Paese civile il presidente di calcio fa il presidente e gli organi preposti al mantenimento dell’ordine pubblico non si spaventano o accampano scuse di fronte a una trasferta. Se si pensa ai milioni di Euro spesi per mettere in sicurezza i nostri stadi e alla costante campagna para terroristica che accompagna spesso le trasferte e gli eventi sportivi (benché incidenti e tensioni si siano abbassati in maniera esponenziale negli ultimi anni) il tutto prende un contorno ancor più avvilente e farsesco.

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La palla è ancora in mano ai soliti noti ma con il passare del tempo gli altarini si scoprono lentamente e il giochino della provocazione e dello scoraggiamento ad affrontare la trasferta sembra sempre più lapalissiano. Un misto di rabbia e rassegnazione pervade i tifosi, vogliosi di seguire la propria Spal, che dopo anni di campionati anonimi sta regalando un sogno alla città intera. Del resto questo è il modo di riportare le famiglie allo stadio.

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