Abodi e Tavecchio, ecco cosa serve al calcio italiano

Pubblicato il autore: Bitto Alessandro Segui

La Premier League è attualmente il campionato più bello al mondo. La Liga attrae grazie alla presenza dei giocatori più forti al mondo. La Bundesliga è seguitissima. La Serie A, invece, è passata  in pochi decenni dall’essere il campionato più bello e ambito al mondo al quarto gradino di questa speciale classifica. Allora c’è da chiedersi:

“Quando dominava il calcio italiano?” Sicuramente quando ospitava i giocatori più forti al mondo, che, però, a differenza di oggi, venivano acquistati a pochi miliardi di lire da squadre perlopiù brasiliane e argentine. Venivano portati in Italia, nella maggior parte dei casi, da realtà medio-piccole e, in seguito, rivenduti alle big del calcio nostrano. Le ultime ad utilizzare questa metodologia sono state l’Udinese(Sanchez) e il Palermo(Pastore,Cavani e Dybala). Ora non è più possibile farlo. Il River Plate o il Palmeiras di turno, ora, se hanno tra le mani un giocatore di prospettiva lo vendono a caro prezzo. Inghilterra, Germania e Spagna, avendo maggiore disponibilità economica, arrivano prima.

“Da dove il calcio italiano potrebbe ricavare i fondi necessari per battagliare economicamente con queste potenze?” Servirebbe ospitare un mondiale in breve tempo, in modo tale che i soldi stanziati dalla FIFA per l’evento, a differenza di quanto fatto nel ’90, vengano spesi bene dalla Figc. Innanzitutto verrebbero necessariamente utilizzati per migliorare le strutture. Finalmente vedremmo in Serie A stadi degni di tale nome e non più campetti da Serie D, con tutto il rispetto. Non servono impianti da 50 o 60 mila posti in città le cui squadre non contano nemmeno quaranta mila tifosi, ma, sul modello Bundesliga, stadi di massimo trentamila posti, facili da riempire, in modo da dare anche all’estero(soprattutto agli investitori orientali) l’idea di stadi sempre pieni. Proprio come la Bundes. Avendo così ricavi maggiori le squadre italiane potrebbero spendere i propri budget su calciatori di un livello più consono alla Serie A.

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“In quale ambito ancora si riuscirebbe ad eguagliare i maggiori campionati con i soldi provenienti dal mondiale?” Il mercato interno. Già in questa stagione si registrano dei miglioramenti. Finalmente si è tornati a spendere sui giovani e, soprattutto, italiani. Molti addetti ai lavori hanno sottolineato il fatto che si sia speso troppo. È giusto così, invece. In Premier lanciano giovani sia le grandi sia le società di medio-bassa classifica. I migliori calciatori inglesi vengono esaltati dalla stampa apprezzando quando le big spendono suon di milioni per accaparrarseli. Esempio è John Stones, pagato circa 50 milioni dal Manchester City. In Bundesliga e Liga accade la medesima cosa con Bayern, Barça e Real. In Italia Juventus,Inter e Milan stanno cominciando a lanciare e comprare giovani italiani. La stampa sta facendo la sua parte sottolineando le prestazioni di Gagliardini,Caldara,Donnarumma,Kean,Locatelli e Pinamonti su tutti. Agendo così, l’Atalanta ha portato a casa 60-70 milioni, potendo rafforzarsi e puntando un domani ad essere una realtà di medio-alta classifica. Le altre società dovrebbero seguire il modello nerazzurro. Quando parliamo di mercato interno, non ci riferiamo solo a giovani e italiani. In Bundesliga, come in Italia, il Bayern stravince ogni anno. È noioso, no? Eppure è tra i più seguiti. Il Bayern Monaco vince indebolendo le altre squadre. La Juventus quest’estate ha fatto lo stesso. Paradossalmente, in realtà, i bianconeri hanno rafforzato Napoli e Roma. Si, perché potenzialmente ha dato loro rispettivamente 32 e 94 milioni per comprare giocatori altrettanto forti. In questa maniera i campioni restano in Italia e, o ne arrivano degli altri,o, appunto come succede in Germania, i soldi vengono spesi per altri giocatori forti già presenti nel campionato italiano, in modo tale da creare un benessere generale. Una politica di autosufficienza. La Juventus, in questo caso, vincerebbe lo scudetto, andrebbe avanti in Champions e attirerebbe sponsor importanti. Otterrebbe così soldi da Figc, UEFA e sponsor, senza dimenticare l’incremento dei guadagni per quanto riguarda il marketing. Parte di questo denaro verrebbe, poi, spostato sul conto delle altre grandi che, a loro volta, si rifornirebbero da società come Lazio,Fiorentina,Atalanta, Bologna, ecc.

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“Servirebbero anche delle riforme?” Certo che si. Preso atto che non si arriverà mai ad una Serie A a 18 come la Bundesliga, il cui fascino deriva proprio dall’imprevedibilità e dalle ristrette distanze tra una posizione e l’altra, Bayern a parte, l’intero sistema calcio italiano ha bisogno di riforme. Principalmente due. La prima non è di difficile applicazione e riguarda la Coppa Italia. La coppa nazionale sta perdendo sempre più fascino, mentre cresce quello della FA Cup, tanto che canali esteri pagano sostanziosi diritti televisivi per trasmetterla. Questo perché riserva ogni anno belle sorprese. Infatti per eguagliare gli inglesi bisognerebbe far disputare alle grandi squadre le partite in trasferta. Prendendo come esempio Napoli-Spezia e Roma-Cesena di quest’anno, se Napoli e Roma avessero giocato ci sarebbero stati più tifosi allo stadio e chissà se, con il calore dei propri tifosi, avrebbero passato il turno. La seconda è più difficoltosa e riguarda la promozione dalla Serie B alla A. Si, perché se in Inghilterra viene sostenuta, in Italia accade l’opposto con il famoso “paracadute”. Chi approda in Premier ricava immediatamente 100 milioni di euro da poter spendere sul mercato, creando una squadra da metà classifica. È il caso di Watford e Middlesbrough che, la prima nella scorsa stagione e la seconda in questa, si sono salvate con largo anticipo.  Con un benessere diffuso grazie ai passaggi precedenti si potrebbe copiare gli iinglesi con un premio anche minore. Andrebbero aumentati i diritti tv. Clamorosa la distanza dalla Premier, in cui la squadra peggiore guadagna la stessa somma che in Italia riceve la migliore, la Juve. Si sa, però, che l’aumento dei diritti tv va di pari passo con il prestigio del campionato. Abodi, Tavecchio: tocca a voi!

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