Alessandro Pierini in esclusiva per SuperNews: “Udine e Firenze nel mio cuore, ma punto sulla voglia di riscatto dei viola”

Pubblicato il autore: alessandro marone Segui

Classe 1973, centrale difensivo, Alessandro Pierini da calciatore ha vissuto anni importanti con la maglia dell’Udinese (complessivamente 10 stagioni tra prima squadra e settore giovanile) e della Fiorentina (dal 1999 al 2002), oltre alle esperienze con Fidelis Andria, Reggina e Parma, prima di chiudere la carriera in Spagna con Racing Santander e Cordoba. Lo scorso anno ha guidato il Viareggio (sua città natale), da pochi giorni siede sulla panchina della Fezzanese, club militante nel girone E della serie D.
A poche ore dal match del “Franchi” tra Fiorentina e Udinese, SuperNews ha contattato in esclusiva mister Alessandro Pierini.

Allora mister, domani sera c’è Fiorentina-Udinese: viola reduci dal pesante k.o. dell’Olimpico (4-0 per la Roma), bianconeri dal pareggio a reti bianche in casa del Chievo. All’andata è finita 2-2: che partita si aspetta?
Mi aspetto una reazione da parte della Fiorentina. La partita contro la Roma è stata un po’ deludente, dopo il vantaggio giallorosso la squadra si è lasciata andare. Paulo Sousa è nel mirino delle critiche da alcuni mesi e sicuramente chiederà ai suoi ragazzi una reazione. L’Udinese si presenta al “Franchi” con una classifica tranquilla. Con il cambio di allenatore la squadra è tornata sui suoi valori reali e la posizione di classifica li rispecchia. La Fiorentina ha qualcosa in più da dimostrare e tanta voglia di riscatto”.

Pronostico?
“Se dovessi scommettere punterei sulla vittoria della Fiorentina”.

Per chi tifa tra le due?
Quando ci sono queste partite sono un po’ in difficoltà. Ad Udine sono stato tanti anni e mi sono trovato benissimo, l’esperienza a Firenze è stata più breve, ma parecchio intensa, nel bene e nel male: ho giocato la Champions, sono arrivato a vestire la maglia della Nazionale, ma ho vissuto una retrocessione e un fallimento. Sia la Fiorentina che l’Udinese sono nel mio cuore”.

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Se fosse l’allenatore di Fiorentina e Udinese, quale giocatore toglierebbe all’altra squadra?
Se fossi Paulo Sousa toglierei all’Udinese Thereau: da quando è arrivato Delneri sulla panchina bianconera ha ripreso a giocare con continuità e a fare la differenza. Se fossi Delneri in questo momento toglierei alla Fiorentina Federico Chiesa; sebbene abbia 18 anni mi sembra immune a quanto sta succedendo intorno all’ambiente viola quest’anno. Gli ultimi mesi della Fiorentina sono un po’ travagliati tra critiche a Paulo Sousa, giocatori di esperienza che non rinnovano (Gonzalo Rodriguez) e altri che hanno richieste importanti (Kalinic). Chiesa sta giocando bene e sta apportando entusiasmo e positività”.

Chiesa e Bernardeschi sono il futuro della Nazionale?
Assolutamente sì. Bernardeschi è un po’ più “pronto” di Chiesa, ma credo che siano due giocatori che hanno ancora margini di miglioramento e possono arrivare a rappresentare il nostro Paese”.

Kalinic raggiungerà Cannavaro in Cina?
Credo che resterà alla Fiorentina. Se ha rifiutato l’offerta due settimane fa non credo che ritorni sui suoi passi e si rimangi la parola. Sono convinto comunque che l’accordo non è stato fatto per il “no” del giocatore…

Un ricordo riguardo agli anni ad Udine e Firenze.
Beh, ce ne sarebbero tanti, ad Udine sono stato 10 anni. Ma, se dovessi scegliere, il ricordo più bello e allo stesso tempo più brutto è stato la partita di Coppa Uefa contro l’Ajax (stagione 1997/1998, Udinese-Ajax: 2-1): 45000 persone allo stadio, ambiente da brividi, partita fantastica da parte nostra, ma siamo stati eliminati per un gol nei minuti finali. Per quanto riguarda l’esperienza a Firenze direi la vittoria della Coppa Italia (stagione 2000/2001): venivamo da un periodo non facile, c’era stato l’esonero di Terim, ma riuscimmo a conquistare un trofeo contro una squadra forte come il Parma”.

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Con la maglia della Fiorentina ha raggiunto anche la Nazionale (1 presenza, amichevole Italia-Argentina nel 2001): che emozione è stata?
Essere lì e rappresentare il tuo Paese è qualcosa di unico. Davvero bello, emozionante e difficile da spiegare”.

In Spagna ha chiuso la carriera e ha iniziato ad allenare: cosa ci può dire sull’esperienza iberica?
Esperienza bellissima, non solo dal punto di vista calcistico ma anche come vita quotidiana. In Spagna ho imparato a vedere le cose da un altro punto di vista. Mi ero un po’ stufato dell’Italia, l’ultimo anno era stato abbastanza pesante, in Spagna ho scoperto che si può essere professionisti e giocare a calcio, però vivendola in un altro modo. Da allenatore posso dire che ho vissuto lì nel periodo in cui gli spagnoli hanno introdotto un nuovo modo di giocare a calcio, più tecnico e meno fisico”.

Da pochi giorni è iniziata l’avventura sulla panchina della Fezzanese (serie D, girone E): com’è maturata questa scelta e che ambiente ha trovato?
Sono stato chiamato, mi hanno detto che la squadra era reduce da un periodo negativo e c’era la necessità di cambiare. Ho accettato di mettermi in gioco, è una cosa fondamentale in questo sport per dimostrare quello che vali, le tue idee. Ho trovato un ambiente molto familiare, la squadra ha il morale un po’ giù perché la vittoria manca da diverse partite e gli ultimi risultati non sono stati positivi. Ma ho trovato grandissima disponibilità e voglia di lavorare da parte di tutti, sono davvero dei bravi ragazzi, forse troppo: li vorrei un po’ più cattivi. Ora affrontiamo la prossima partita, per noi questa è la prima di una serie di finali”.

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L’esordio è tra le mura amiche contro il fanalino di coda Sporting Recco: con che spirito scenderete in campo?
Come ogni domenica cercheremo di scendere in campo per vincere. Ma non bastano le intenzioni, vanno tradotte in fatti ed è questo che mi aspetto dai miei ragazzi. Le partite sono tutte difficili, la vittoria manca da un po’ di tempo e iniziare conquistando i tre punti sarebbe importante anche per l’autostima”.

L’obiettivo della Fezzanese per questa seconda parte di stagione?
L’obiettivo è quello di rimanere in serie D, con la salvezza diretta o con i play-out. Faremo di tutto e daremo il massimo nel lavoro quotidiano per dare una sterzata al campionato e raggiungere il nostro obiettivo”.

Qual è il mister a cui è più legato e che le ha impartito maggiori insegnamenti?
Da giocatore l’allenatore con cui ho imparato di più è stato Zaccheroni, un mister davvero meticoloso. Ho avuto la fortuna di avere allenatori come Spalletti, Prandelli, Galeone, Terim, Guidolin… da giocatore cerchi di apprendere un po’ da tutti”.

Che allenatore è Alessandro Pierini?
Sono un po’ influenzato dalla mia esperienza spagnola. Mi piace che la mia squadra giochi a calcio. Faccio lavorare molto i miei giocatori e cerco di stargli vicino. Prediligo il 4-3-3, ma mi adatto ai giocatori che ho a disposizione. L’abilità di un allenatore è proprio quella di cercare di capire le caratteristiche di ogni giocatore e fare in modo che possa rendere al meglio. Che sia 4-3-3 o 4-4-2 o un 3-5-2, l’importante è sfruttare in pieno le potenzialità dell’organico a disposizione”.

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