Andrea Abodi sfida Carlo Tavecchio: “La federazione non agisca solo per convenienza”

Pubblicato il autore: Giovanni Cardarello Segui
Carlo Tavecchio e Andrea Abodi

Carlo Tavecchio e Andrea Abodi

Ho deciso di scendere in campo innanzitutto perché me l’hanno chiesto e perché, per cambiare il calcio, bisogna cambiare marcia. Ci sono tanti indicatori negativi, su cui ragionare non in fronti contrapposti: mi auguro di portare ciò che di positivo ho fatto nella mia lega“. Lo ha detto ai microfoni di “Radio Anch’io Sport” su RadioUno, il presidente della Lega di B Andrea Abodi, candidato il prossimo 6 marzo alla presidenza della Figc in contrapposizione a Carlo Tavecchio.

I numeri della sfida Andrea Abodi-Carlo Tavecchio

Per Andrea Abodi il fatto che il presidente uscente abbia il 55% dei voti non rappresenta un ostacolo ma anzi specifica: “Non sono numeri reali, a questo punto la posizione della Serie A è decisiva, e siamo esattamente alla pari. L’aritmetica però mi interessa relativamente: la gente deve sapere cosa vogliano fare, così come chi voterà 6 marzo“. Abodi parla inoltre di “metodo di lavoro, confronto, analisi, ricerca, studio, collaborazione tra tutte le parti e apertura al mondo esterno, dai tifosi agli investitori“.

Le problematiche da affrontare sono quelle note: perdite finanziare, calo di spettatori, aspetti infrastrutturali e perdita delle società in ambito dilettantistico e nel numero di tesserati. Altro punto focale della candidatura è la riforma dei campionati: non è una utopia. Se così fosse, sarebbe il fallimento clamoroso di un progetto che ha visto nascere questa gestione federale. Dobbiamo concentrarci di più su un’analisi tecnica e su come recuperare fette di pubblico ed entrare finanziarie. E la riforma non e’ un blocco unico, si può cominciare da categoria sotto la serie A e c’è lo spazio per partire sin dal 7 di marzo“.

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L’appello di Andrea Abodi a Renzo Ulivieri

Da Andrea Abodi arriva infine un appello a Renzo Ulivieri, numero uno dell’Aiac, l’Associazione italiana allenatori, che ha annunciato l’appoggio alla candidatura di Tavecchio. “L’amarezza è per non avere avuto la possibilità di interloquire con gli altri delegati e con l’assemblea. Credo che il voto debba essere il risultato di una consapevolezza e non un ordine di scuderia. Credo al confronto e farò di tutto perché Ulivieri mi permetta di parlare coi suoi delegati per far conoscere il nostro programma e ascoltare le esigenze degli allenatori. Credo sia importante fare un confronto testa a testa con Carlo Tavecchio che ritengo un amico e a cui auguro un in bocca al lupo“.

Il programma di Andrea Abodi

Per cambiare il calcio bisogna cambiare marcia e, a volte, anche direzione assumendo un altra intraprendenza e un’altra modalità di interazione. Ci sono tanti indicatori negativi su cui ragionare assieme e non bisogna farlo su fronti contrapposti ma avere una capacità di coinvolgimento di tutte le componenti“.

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Nuovo metodo di lavoro

Non bisogna essere presuntuosi, uomini della provvidenza non ce ne sono e non penso neanche di aver la formula magica. Il primo elemento su cui voglio dimostrare di avere un modo diverso di operare è il metodo di lavoro: il confronto, l’analisi, la ricerca e lo studio, ma soprattutto l’apertura verso il mondo esterno. La sintonia che ci deve essere con i tifosi e con tutti i portatori di interessi che investono dai 10 euro ai milioni di euro“.

Abbattere le perdite

Poi c’è la capacità di aggredire gli aspetti negativi, e ce ne sono tanti. Ci sono 4 indicatori straordinariamente negativi che sono le perdite consolidate del nostro calcio, la perdita di spettatori negli stadi, gli aspetti infrastrutturali, la perdita di società anche a livello dilettantistico e anche la perdita di tesserati. Il calcio deve riprendere a fare promozione alla base piuttosto che concentrarsi sul vertice che certamente va anche avanti per conto suo“.

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Maggiore trasparenza

Su trasparenza e umanità non c’è n’è mai abbastanza, non mi sembra una caduta di stile, mi sarei semmai aspettato una adesione. Chi ci segue non sempre capisce le nostre scelte, dobbiamo aiutare la Federazione ad essere una casa di vetro, molto di più di quanto fatto fino ad oggi pur riconoscendo quanto fatto di buono perché non si deve neanche dire che è tutto sbagliato. Vorrei una Federazione che facesse le cose per convinzione e non per convenienza. In tante occasioni ho percepito l’interesse a farle non perché profondamente convinti ma perché avrebbero portato consenso e alla lunga le cose fatte per convenienza e non per convinzione si vedono“.

Ridurre la frattura fra Serie A e altre Leghe

La frattura tra vertice del calcio, la Serie A, e il resto? Va in qualche maniera ricomposta il che non vuol dire confondere i ruoli, anzi identificarli meglio perché ognuno svolge una funzione all’interno di un sistema, la nostra filiera sportiva è molto lunga, lo stare assieme non può che essere il frutto di un lavoro comune nel quale l’altezza del sistema non è indifferente al consolidamento della base

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