Divieto ai napoletani, siamo sicuri che è Coppa Italia?

Pubblicato il autore: Francesco Moscato Segui


Ha creato un vero polverone, l’ennesimo divieto ai tifosi napoletani residenti in Campania, di comprare tagliandi validi per la semifinale di Coppa Italia o Tim Cup contro la Juventus , prevista per martedì 28 febbraio a Torino. La decisione, presa dal prefetto, è arrivata verso le 16 di ieri. Ora, sui social, sui vari tg e canali satellitari, scattano domande, sulla giustizia e validità della decisione, di tener lontano i tifosi del Napoli a seguire la loro squadra del cuore. A questo punto,  scatta una domanda: ricordiamo quando lo Stato, obbligava a tenere la tessera del tifoso?  Non tutti ce l’hanno, ma altri sì, perché vietare anche a chi l’ha fatta, una trasferta? Si legge ovunque, “perché i napoletani sfasciano i settori ospiti ovunque”. Ormai, i tifosi del Napoli, si può dire, non possono accedere più in nessun impianto, tranne in quello di Genova, e qualche altra città.

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La settimana scorsa, 10.000 napoletani, a Madrid, hanno ricevuto solo applausi, per il loro comportamento di rispetto ed educazione verso la capitale spagnola, ed addirittura il sindaco di Madrid, dopo delle frasi pregiudiziali, ha dovuto cambiare pensiero, sulle sue iniziali parole. A questo punto, vale la pena chiamare questa competizione, Coppa Italia? Visto, che i napoletani, per lo Stato italiani, non possono accedere in impianti sportivi? E se la finale, capitasse tra Napoli e Roma o Lazio? La farebbero a porte chiuse? O di giorno? O addirittura, com’è solito del calcio italiano, all’estero? Guardiamo la coppa d’Inghilterra, con il Sutton, che ospita l’Arsenal, in un campetto di periferia. Mentre in Italia, si pensa solo agli incassi e agli ascolti tv … delle solite partite.

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