El-Hadary a 44 anni regala all’Egitto la finale di Coppa d’Africa

Pubblicato il autore: Fausto Leone Segui


Nel 1996 la Juventus vinceva la sua seconda e ultima Champions League, battendo all’Olimpico di Roma l’Ajax ai calci di rigore dopo l’1-1 dei tempi regolamentari firmato dal finlandese Jari Litmanen e da Penna Bianca Fabrizio Ravanelli (e in semifinale c’erano Panathinaikos e Nantes); Javier Zanetti conclude la sua prima stagione nell’Inter, Weah nel Milan, il titolo di capocannoniere della Serie A lo condividono Igor Protti e Giuseppe Signori con 24 reti, ed è anche l’anno dell’ultima apparizione in Serie A della Cremonese. A fine anno, il Pallone d’Oro se lo aggiudicherà Matthias Sammer, che batte per un solo voto Ronaldo (144 a 143), terzo in classifica è invece Alan Shearer. Un’era geologica fa, calcisticamente parlando.
In quell’anno, Essam Kamal Tawfik El-Hadary lascia il Damietta, la squadra dove era cresciuto, e passa all’Al-Ahly Sporting Club del Cairo, la società più vincente nella storia del calcio egiziano, miglior club dell’Africa del XX secolo secondo la CAF e secondo club più titolato a livello internazionale (20 successi, dietro i 22 del Real Madrid e davanti ai 18 di Milan e Boca Juniors). El-Hadary è allora un giovane portiere in ascesa: durante la sua prima stagione nella massima serie, pochi mesi prima del trasferimento all’Al-Ahly, fa il suo esordio con la maglia della nazionale in un’amichevole disputata contro la Corea del Sud (25 marzo 1996), e a ventitre anni è considerato un portiere dal futuro assicurato.
Un’era geologica fa, dicevamo: che però El-Hadary è riuscito a trascorrere (quasi) indenne. Ieri sera High Dam (la Diga, com’è soprannominato) ha trascinato l’Egitto alla finale di Coppa d’Africa, grazie alle sue parate decisive nella semifinale contro la Burkina Faso allo stadio D’Angondjé di Libreville. I Faraoni hanno subito per tutta la partita l’iniziativa degli avversari, e soprattutto all’inizio del secondo tempo è stato El-Hadary ha tenere il risultato sullo 0-0, grazie a tre interventi prodigiosi. Il vantaggio firmato da Salah al 66° minuto ha reso l’assedio del Burkina Faso ancora più rabbioso, e il portiere egiziano non ha potuto nulla sulla conclusione di potenza di Bancé (73° minuto), abile a sfruttare l’errore difensivo di Hegazi. El-Hadary ha poi salvato ancora una volta il risultato durante i minuti di recupero, respingendo il tiro di Diawara, prima di compiere il suo miracolo durante i calci di rigore: prima vince la sfida generazionale parando il tiro del collega Kouakou Koffi, ventenne portiere degli Stalloni che non era ancora nato quando El-Hadary esordì con l’Egitto, poi si ripete contro Bertrand Traoré. Alla fine è 5-4 per gli egiziani, che domenica sfideranno la vincente della seconda semifinale, Ghana-Camerun.
Alla settima partecipazione alla Coppa d’Africa, dopo averne già vinte quattro edizioni (1998 e le tre edizioni consecutive del 2006, 2008 e 2010), adesso El-Hadary si prepara a riscrivere il proprio nome nella lista dei record, e a riportare alla vittoria il suo commissario tecnico, l’argentino Hector Cuper, il cui ultimo successo risale alla Supercoppa Spagnola vinta col Valencia nel 1999. Cuper ha riportato El-Hadary in nazionale dopo 15 mesi, e  non ha avuto remore ad affidarsi al quarantaquattrenne portierone quando il titolare designato dei Faraoni, Ahmed El Shenawy, è stato costretto ad uscire per infortunio nella prima partita del torneo, contro il Mali. Per uno che Didier Drogba ha definito “l’avversario più duro che mi sia capitato d’incontrare” (e a buon titolo: El-Hadary parò un rigore all’attaccante ivoriano nella finale del torneo del 2006), una sfida alla portata.

Leggi anche:  Buffon torna al Parma: accordo raggiunto e fascia da capitano pronta
  •   
  •  
  •  
  •