Gianluca Lapadula: “Ho voglia di confermarmi. Il Milan? Non potevo rifiutare”

Pubblicato il autore: Simone Segui

Lapadula
Gianluca Lapadula
attaccante classe 1990 del Milan di Montella sta vivendo una stagione fatta di alti e bassi ma che sta affrontando con la sua solita carica aggredendo sempre ogni pallone e dando il cento per cento in ogni partita, che sia dall’inizio o a partita in corso.

La stagione, per l’ex calciatore del Pescara, inizia in sordina con molte panchine e pochi minuti giocati quasi sempre nei finali di partita. Poi, Montella si accorge di lui e della sua tenacia, si convince a dargli più fiducia e il Lapa lo ripaga con entusiasmo e cinque gol importanti come quello del definitivo 2-1 contro il Palermo, la doppietta contro l’Empoli (4-1 per il Milan il risultato finale) e il gol del 2-1 nel match contro il Crotone.

Il numero 9 rossonero, oltre ad aver vinto il suo primo trofeo da professionista con la Supercoppa Italiana a Doha contro la Juventus, ha raggiunto con il gol siglato nella partita contro il Crotone anche un altro traguardo importante ovvero i 100 gol nei professionisti. Una stagione che, dopo l’inizio un po’ deludente sta dando delle belle soddisfazioni a questo italo peruviano tutto pepe e senso del gol. Gianluca Lapadula ha rilasciato una bella intervista ai colleghi di Forza Milan nella quale ripercorre la sua carriera fin qui disputata, i suoi (tanti) gol nelle serie minori e l’approdo nel club di Silvio Berlusconi:

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Qual è il tuo primo ricordo di calcio?
“Ricordo di aver iniziato come portiere in una squadra dilettantistica di Torino, il Pertusa. Quello è stato il primo passo verso il calcio”.

Quando hai capito che il calcio poteva diventare il tuo lavoro e che potevi diventare un professionista?
“Non credo ci sia stato un momento preciso. Però ho sempre avuto qualcosa dentro che non mi spiegavo. Poi, col tempo, son riuscito a dare un nome a questa sensazione: voglia di arrivare”.

Hai fatto tanta gavetta. Se non avessi avuto quel fuoco, con tutti i momenti difficili che hai passato, ti saresti perso?
“Si, credo che il mio approdo al Milan derivi da tante cose, ma soprattutto dall’atteggiamento che ho sempre avuto, quella voglia di rincorrere sempre l’avversario e non mollare mai. Lo facevo anche in Serie C2, in Slovenia, in Lega Pro e in Serie B. È sempre stata una mia caratteristica. Un altro tassello importante per la mia ascesa è stato crederci sempre, anche quando nessuno ci avrebbe creduto”.

Cosa ti carica prima di entrare in campo per la partita?
“Sicuramente la settimana. È molto bello allenarsi, tenersi in forma, migliorarsi e preparare al meglio la partita successiva: è una cosa che mi piace proprio. Poi ho le mie motivazioni: la gavetta, il non voler deludere chi ha creduto in me e la voglia di riconfermarmi”.

Cosa pensi del Milan e cosa hai pensato quando i rossoneri hanno scelto te?
“È la squadra più gloriosa in Italia. Quando ho sentito “Milan”, ho subito detto di sì. Una squadra del genere non può essere rifiutata perché ha un trascorso, una storia, una società strutturata ed organizzata. Questo è stato il mio primo pensiero sul Milan e lo posso riconfermare ora”.

Qual è l’errore che non rifaresti?
“Il rigore a Doha. Mi ha portato tre giorni di pensieri, poi ho ringraziato i miei compagni che mi hanno salvato vincendo. Alla fine, mi sono reso conto che mi ha dato ancora più carica per il futuro: in questi giorni mi sono allenato con ancora maggiore concentrazione e ieri, in partitella, ho voluto calciare a tutti i costi un rigore. Si è rivelato uno stimolo in più”.

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