Intervista Sarri: “Higuain? l’avrei sbranato. E poi ADL, Diego e la Champions League…”

Pubblicato il autore: Francesco Sbordone Segui

intervista sarri
Lunga intervista Sarri ai microfoni di Sky Sport con Paolo Condò. Il tecnico toscano si è lasciato andare in una lunga chiacchierata parlando di tanti argomenti, dai suoi inizia all’incontro con Maradona, passando per l’addio di Higuain. Un’intervista avvenuta tra i vicoli e i paesaggi mozzafiato che solo una città come Napoli sa regalare.

 

Intervista Sarri, gli inizi

L’intervista Sarri non può che iniziare con le origini della scelta di lavorare nel calcio come allenatore: “Sentivo meno la responsabilità di dirlo a mia moglie che a mio padre. Per fortuna ho una famiglia che è stata completamente d’accordo con me, da subito. Mia moglie mi ha detto che se ritenevo questo un modo per avere serenità, allora dovevo farlo e mio padre mi disse le stesse parole. Sono arrivato in un momento in cui mi sentivo allenatore e volevo pensare al calcio dalla mattina alla sera, era una scelta inevitabile. A volte giravo l’Europa per qualche settimana o un mese, il mio lavoro era divertente. Ero in una sala cambi, non con le persone o i turisti, era un lavoro con operazioni di somme rilevanti, per le grandi aziende a scopo di lucro con prezzi che cambiavano continuamente. Per anni mi sono divertito. Lavoravo alla Banca Toscana che fa parte del Monte Paschi Siena”.
Negli anni, Sarri è cresciuto tantissimo a livello professionale, dagli inizi a Figline fino ad arrivare alle porte del professionismo con un illustre paragone, quello ad Arrigo Sacchi:“Era il campionato allievi. L’allenatore aveva litigato col club, ci siamo trovati a partire senza allenatore. Eravamo soli, quindi ho fatto salire la squadra in pullman ed abbiamo detto all’arbitro che c’era stato un incidente. Ho fatto la formazione ed abbiamo vinto 2-1, un episodio che ha dato soddisfazione anche all’allenatore che tornò ad allenarci. Io avevo già giocato negli Allievi, mi sentivo il più esperto… Arrigo è uno che ha vinto tutto, si possono paragonare solo gli esordi nei dilettanti. Il paragone mi onora, io se faccio questo lavoro è perché mi sono innamorato del suo gioco e dei suoi metodi e glielo dico sempre. La passione nasce da lui, quindi essere paragonato a lui è una soddisfazione. Poi spero di riuscire a vincere qualcosa. Registravo il suo Milan, lo guardavo in VHS, poi rivedevo i movimenti difensivi. Mi piaceva il senso di ordine che aveva la sua squadra, rispetto alle altre. L’ordine nel difendere, l’organizzazione offensiva, era sconvolgente e nei libri ormai si parla di un calcio prima e dopo Sacchi”.

 

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Intervista Sarri, la chiamata del Napoli

Dopo anni di dilettanti, c’è stato l’Arezzo, l’Empoli in Serie A ma poi la chiamata che non t’aspetti ovvero il Napoli: “Mi ha emozionato, all’elementare ero l’unico tifoso del Napoli di tutta la scuola nelle periferie di Firenze. Ritrovarmi ad allenare il Napoli è stato qualcosa d’emozionante, ho detto ‘allora è destino. Anche gli allenatori vincenti vengono studiati dai giocatori. Dopo un paio di mesi mi sono accorto che c’era stima totale, anche se all’inizio non arrivavano i risultati. Quando ti danno fiducia nel momento in cui non vinci, significa che cominci ad incidere. Dopo la terza gara vincemmo 5-0 col Brugge e poi un altro 5-0 con la Lazio, da lì arrivarono risultati importanti. Le basi come gruppo si sono create nelle difficoltà”. Agli inizi qualche critica pesante è arrivata anche da Maradona:”Dubitavo Maradona mi conoscesse, quindi ho risposto in modo netto e sincero. Poi non riuscirei davvero a litigare con Maradona.”

 

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