La Mista Inter/Milan tra storia e leggenda, oggi come sarebbe?

Pubblicato il autore: Francesco Ippolito Segui

La mista Inter/Milan contro il Chelsea

La città di Milano è unica nel suo genere: capitale dell’economia e della moda italiana, Milano è l’unica città che vanta due squadre campioni d’Europa, l’Inter ed il Milan. Ultimamente le due squadre meneghine hanno regalato agli amanti del calcio rare emozioni e c’è chi addirittura ha proposto di fondere i due club per uscire dalla crisi. Uno di questi è stato Ernesto Paolillo, ex amministratore delegato dell’Inter, che disse che “la fusione tra Milan e Inter è l’unica strada per tornare competitivi in Europa. Altrimenti la città di Milano rimarrà fuori dall’élite per molti anni“. Anche Mino Raiola, storico procuratore sportivo, sostenne questa tesi: “Milan e Inter si devono unire. Sono state le più ricche al mondo ma non sono mai diventate dei club che possano andare avanti senza Berlusconi o Moratti. Se unisci i due fatturati e crei un nuovo marchio puoi solo crescere“. Ovviamente i tifosi, storicamente legati ai propri vessilli, non hanno accolto di buon cuore tali proposte.

La maglia della Rappresentativa Milano agli albori. Dal libro “Orgoglio Nerazzurro”, Geo Edizioni.

Ma una Milano XI in passato c’è stata e si è riunita molte volte nel segno di un unica bandiera, quella meneghina. Ai tempi del fascismo i calciatori dell’Inter (diventata nel frattempo Ambrosiana) si univano sporadicamente a quelli del Milan per formare la Rappresentativa Milano, una squadra che girava per l’Europa per sfidare in partite amichevoli analoghe selezioni di altre città, solitamente tedesche o austriache. La folcloristica maglia era bianca con una fascia orizzontale rosso-nero-azzurra: al suo centro era presente il fascio littorio e sul petto campeggiavano lo stemma milanese e quello fascista.

Il Comando Difesa Territoriale Milano

Tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta la selezione milanese continuò ad andare in tournée in Europa, sfidando altre squadre: tuttavia si era già perso l’appeal iniziale e tali esibizioni erano più degli allenamenti, tanto che la squadra mista scendeva in campo con divise totalmente anonime, dal nero al grigio, fino al bianco utilizzato nel 1943 in occasione della Coppa Barbesino, una competizione di guerra dove scesero in campo varie squadre, tra le quali la mista Lazio/Roma. Allora la selezione venne rinominata Comando Difesa Territoriale Milano.

La mista Inter/Milan che giocò contro l’Austria Vienna

La mista si riunì il 27 novembre 1949, in occasione del cinquantenario del Milan: la Mista Inter/Milan scese in campo contro l’Austria Vienna (i viennesi vinsero 4-3) con una maglia molto simile a quella delle prime apparizioni, bianca con una fascia orizzontale rosso-nero-azzurra che continuava anche sulle maniche. Negli anni cinquanta la rappresentativa, sotto una divisa totalmente arancione, si riunì ancora per sfidare River PlateAIK Solna Flamengo.

Le maglie usate contro Austria Vienna e Chelsea. Dal libro “Come una seconda pelle”, Mondadori.

Dopo più di dieci anni, la squadra tornò in vita il 13 novembre 1965, in occasione della messa in palio della Coppa Principe Filippo d’Edimburgo (poi vinta dai milanesi contro il Chelsea): la casacca con cui la squadra scese in campo era quella rossocrociata, molto simile a quella utilizzata dall’Ambrosiana nella stagione 1928-1929 e dall’Inter nella stagione 2007-2008, quella del centenario.

Corso e Rivera contro la Nazionale Italiana Militare, fonte MagliaRossonera.it

Da quel momento le comparse furono sporadiche: l’11 settembre 1968 la rappresentativa scese in campo davanti a trentamila spettatori contro la Nazionale Italiana Militare (2-2), in occasione delle manifestazioni celebrative della terza settimana sportiva delle Forze Armate. La squadra milanese utilizzò una maglia bianca con striscia diagonale rosso-nero-azzurra.

La mista milanese contro il Bayern Monaco

La maglia della selezione meneghina contro il Bayern Monaco. Dal libro “Orgoglio Nerazzurro”, Geo Edizioni

Le ultime partite della Mista Inter/Milan vennero giocate negli anni ottanta. Il 12 dicembre 1980, la Mista Inter/Milan perse 2-1 contro il Bayern Monaco, in un’amichevole organizzata a favore delle vittime del terremoto dell’Irpinia: i milanesi scesero in campo con un’insolita maglia azzurra (per ricordare i colori della nazionale italiana) sponsorizzata dalla Puma e con lo stemma del Comune di Milano.

Beccalossi e Boniek

Nel 1982 ci furono le ultime apparizioni (sempre in maglia azzurra, ma sponsorizzata dalla Mec Sport), contro Polonia e Perù, in preparazione per gli imminenti mondiali: su YouTube è disponibile anche uno spezzone della gara contro la nazionale polacca. Da allora Inter e Milan non si sono più riunite.

Un’unica squadra milanese sarebbe un’autentica potenza mondiale, che potrebbe dire la sua in ogni campo (nazionale ed internazionale), senza considerare l’enorme palmarès senza eguali. Ma giustamente i tifosi, non sarebbero mai dalla parte di una fusione. Tuttavia amichevoli di beneficenza, magari in favore dei terremotati del Centro Italia (prendendo spunto quella disputatasi col Bayern dopo il terremoto dell’Irpinia), potrebbe essere una buona soluzione per mettere d’accordo tutti quanti.

Ma oggi come sarebbe la Milano XI?


Una mista Inter/Milan, ad oggi, sarebbe una squadra che sicuramente lotterebbe per lo scudetto. In porta c’è l’imbarazzo della scelta: Handanovic è un portiere affermato ed il suo eventuale vice Donnarumma tra qualche anno sarà nella top five dei migliori portieri al mondo. L’unico problema è in difesa, sulle fasce: D’Ambrosio De Sciglio sono qualche gradino al di sotto degli altri terzini in Serie A, ma la coppia centrale Miranda Romagnoli non farebbe passare nemmeno una mosca. Il centrocampo è sostanzialmente quello dell’Inter: CandrevaJoao Mario Perisic, con l’aggiunta di Bonaventura (che nell’estate del 2014 è stato vicinissimo ai nerazzurri). L’attacco BaccaIcardi è da Europa, solo “panchina” per i Suso, LapadulaGabigol ed Eder.

E a voi piacerebbe una squadra mista milanese, oppure la sacralità della storia non deve essere intaccata?

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