La violenza nello sport: come i social network alimentano l’odio

Pubblicato il autore: Francesco Ippolito Segui

I social network e lo sport: un rapporto davvero complicato

I social network sono stati un’innovazione per l’umanità, specialmente dal punto di vista della comunicazione. Un proverbio però dice: “non è tutto oro quel che luccica“. Sotto questo aspetto, i social rappresentano la sconfitta dello sport, andando contro la stessa definizione etica che lo sport ci ha tramandato da sempre. Basta andare a leggere i commenti di ogni post di Facebook di una qualsiasi testata sportiva.

Ci troviamo nei commenti di un tranquillissimo post di Sky Sport relativo alle dichiarazioni di Allegri sul suo possibile futuro in Premier League per vedere insulti tra rappresentanti di tifoserie diverse, che sfociano in un becero e violento duello personale: comincia un tale Marco, che commenta parlando di un “fallimento dei cinesi nonostante milioni e milioni spesi“. Un’opinione personale (beato lui, vorremmo essere tutti capaci di prevedere il futuro) che però c’entra poco con le dichiarazioni di Allegri. Comincia una diatriba ed un tifoso rivale risponde in maniera vergognosa “-39 (facendo riferimento ai morti dell’Heysel, ndr). Crepa di cancro maiale“. Dagli insulti calcistici si è ormai passati a quelli personali e quindi adesso rispondere diventa una questione di orgoglio: “magari un bell’incidente in auto e crepati tutti“, con tanto di foto allegata del ragazzo ed i suoi amici. La discussione, ovviamente, va avanti all’infinito: dopotutto si sa che la stupidità ha l’ultima parola.

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La domanda sorge spontanea. Cosa c’entrano tanta volgarità e tanta stupidità nei commenti delle dichiarazioni post-partita di Allegri? Assolutamente niente. Come non c’entrano niente con la definizione prima di sport.

Ma purtroppo questi non sono casi isolati. Nella pagina Facebook de La Gazzetta dello Sport si parla del problema cardiaco di Gnokouri, appena riscontrato dai medici dell’Udinese: il ragazzo ha la “colpa” di aver giocato in passato in squadre non gradite ai commentatori. Infatti scrive un utente: “Se invece di lamentarvi sempre avreste messo uno staff medico all’altezza forse sarebbe meglio… Anala“. Ovviamente non è necessario ricopiare le risposte, il copione è lo stesso dell’esempio precedente.

L’inno all’antisport continua. La Juventus passa in vantaggio a Crotone e la pagina Serie A TIM pubblica un post con la foto di Mario Mandzukic, autore della rete del momentaneo 0-1. Nei commenti un tale Rodolfo pubblica una citazione (falsa) di Mourinho: “Chi tifa Inter può perdere, chi tifa Juve ha già perso“. Non lo avesse mai fatto. I tifosi orgogliosi non ci stanno, per loro bisogna rispondere assolutamente, ad ogni costo. Di lì un mare di insulti personali, con tanto di meme con la scritta “ciao sono Rodolfo, a qualcuno servono cromosomi?“, facendo ironia sulla sindrome di Down, causata dalla presenza di un cromosoma in più. I commenti vergognosi continuano con “ubriacati e fatti investire da un tir, non te ne accorgerai nemmeno“, e così via.

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Basta consultare altre pagine Facebook per assistere al festival della deplorazione: “per voi juventini le coppe, aspettate qualche altra tragedia per vincere qualcosa“. Con tanto di risposta (altrettanto deplorevole): “ti auguro la morte a te e a tutta la tua famiglia“.

Ma a dire la verità, la colpa non è dei social network, bensì delle persone che non sfruttano le loro capacità. Come disse Umberto Eco: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli“.

Certo, agli sbagli si può rimediare e se gli imbecilli non sono in grado di farlo, c’è bisogno di un supervisore. Ma come mai i gestori delle pagine Facebook non eliminano tali oscenità, dando adito a risposte altrettanto oscene?

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È questo lo sport che realmente vogliamo?

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