Marco Giampaolo, mastro orologiaio di un perfetto congegno blucerchiato

Pubblicato il autore: marco benvenuto Segui

Di certo oggi a Genova sono tutti sul carro di Marco Giampaolo che è il vincitore. Non sempre è stato così in questo campionato dove questo tecnico dal così baso profilo e dalla così alta sostanza, rischiava di fare la fine che ha fatto in altre sue avventure più o meno recenti. Marco Giampaolo ha marcato la Sampdoria del vulcanico Ferrero cui ha retto e tenuto testa in più che impervie circostanze. Ha le sue idee, certo, come quelle di difendere a spada tratta uno come Fabio Quagliarella che, se fosse per i tifosi, sarebbe già stato defenestrato a favore della gioventù e del nuovo. Salvo poi incassare in diretta su Sky le lodi, sperticate, ed intelligenti, del suo compagno di reparto Luis Muriel eroe di giornata.

Quel Giampaolo, così faccia da Maurizio Gasparri versione triste, che fa passare indenne con una frase ultimativa la polemica affiorante circa il ruolo di portiere. Rimette tra i pali il lungo degente Viviano al posto del portiere tifoso Christian Puggioni, con una frase scivolata tra una banalità e l’altra di una conferenza ad uso e consumo della stampa, che mette fine ad una polemica strisciante sull’appartenenza del ruolo che avrebbe potuto avere conseguenze devastanti. E viene ripagato da una prestazione salva risultato dal “Bufalo” che ritorna a pieno ritmo all’insegna del “Dove eravamo rimasti.?

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Riallinea ancora una volta una difesa che non delude. Giampaolo che forgia gli uomini prima dei calciatori riporta a nuova luce un Vasco Regini dai pochi recenti acuti , galvanizzato da una fascia che gli rende onore: quello da capitano. Un’altra scommessa vinta per il tecnico che, a detta di pochi che si fanno troppi, doveva essere cacciato.

C’è molto, tanto, di Marco Giampaolo in questa Sampdoria che sorride, anche se lui non lo fa. Una squadra in possesso di margini di miglioramento dai limiti ancora indefiniti. “Una squadra che ha in organico dieci ventenni” è stata l’equazione vincente di Giampaolo alla prese con i microfoni che non bastano a spiegare il suo concetto di calcio. E’ una squadra che ancora non accompagna il gioco in termini di goal, un po’ bloccata in cerca di un lubrificante che possa sbloccare una difesa che è modello di organizzazione ma avara in termini di apporto  in chiave di goal, unica nel campionato di massima serie a non aver ancora timbrato con un suo appartenente: un limite, certo. Così come il centrocampo, avaro nelle proiezioni sotto porta, in rete con i soli Barreto, autore di una doppietta, e del giovane Praet. Quando questa squadra che si insegue, avrà trovato le sue alchimie giuste al riparo della tranquilla casa del campo di allenamento di Bogliasco, potrebbe davvero scattare in avanti dove i i tifosi blucerchiati l’hanno già proiettata da tempo con il loro calore e il tifo fusi come una cosa sola.

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E’ la squadra rivincita di un Giampaolo che solo adesso, forse, vede riflessi sul campo i suoi appunti libreschi. La difesa alta come nessuno in Italia, che si muove in  modo sincrono tanto che solo un drone domenicale può farne  apprezzare in pieno i movimenti perfetti. Giampaolo è uno che “smonta e rimonta “giocatori  e ne sa qualcosa l’incredulo Castan che, proprio in sede di ritiro, abiurò il progetto, forse, per supponenza ed età: Qualche volta del meccanismo al mastro orologiaio restano anche i pezzi in mano: vedi Dodò. In altri casi il meccanismo torna a girare segnando la nuova ora come nel caso di Praet, ormai pronto al botto decisivo. Ma il più grande lavoro di paziente artigiano, Giampaolo lo ha centrato fuori del campo quando ha smontato pregiudizi antichi con la pazienza ed il lavoro. Quando ha regolato il tempo anche ad un orologio a cucù, come quello del presidente Ferrero per regalargli un cronografo svizzero che si chiama Samp. 

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