Massimiliano Allegri, il drago nella tana dei draghi

Pubblicato il autore: Alessio Prastano Segui


Di attributi, Massimiliano Allegri, ha dimostrato di averne, e non pochi. Ha voluto osare, imporre la sua rispettabile autorità e lasciare il leader della difesa bianconera in tribuna. Ha predicato calma e pazienza, come è solito fare, e ha vinto la gara più importante della stagione grazie alla sua panchina d’oro, ricca di alternative.
Due cambi decisivi per risolvere la partita contro il Porto in un paio di minuti. Dallo stallo al paradiso, la sua Juventus è riuscita a trionfare nello stadio del drago, dove i portoghesi non perdevano dal 27 settembre, dove anche dei marziani come i tedeschi del Bayern Monaco, lo scorso anno crollavano sotto le arrembate della rognosa squadra lusitana.

Massimiliano Allegri ha avuto ragione, anche questa volta. Si è giocato tutto, rischiando di perdere il controllo all’interno dello spogliatoio bianconero, ma ha voluto mettere il gruppo prima di ogni cosa, davanti a qualsivoglia singolo, che sia un leader o un semplice dirimpettaio. Da questa sfida vinta, che non assicura la qualificazione, ma ne rappresenta una forte ipoteca, la Juventus ne esce più forte e compatta, conscia di essere un gruppo vero, pronto ad affrontare anche la più maldestra delle bufere. La squadra di Allegri, anche nella gara di Oporto, ha tenuto i nervi saldi, nonostante gli infiniti e sterili giri palla, nonostante il palo di un Dybala visto solo a sprazzi, nonostante Barzagli e Chiellini non fossero al massimo della loro condizione.

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In una gara, che anche in superiorità numerica non voleva saperne di sbloccarsi (Telles è riuscito a farsi espellere in meno di cinque minuti), il vero drago della serata è stato Massimiliano Allegri, abile ed intelligente, come accade spesso nelle partite che contano, a pescare dalla panchina d’oro della Juventus i due lingotti decisivi per vincere la partita nella tana del Dragao. Pjaca, nel momento più importante dell’annata bianconera, è riuscito a scrollarsi di dosso quella scomoda etichetta di giocatore impalpabile. Quanto a Dani Alves, che in settimana aveva definito lo spogliatoio della Juventus superstizioso sull’argomento Champions, ha mostrato quell’esperienza utile a chiudere le gare complicate come lo è stata quella di Oporto.

Allegri è l’uomo dei momenti giusti, è l’allenatore equilibrista, capace di dare quell’improvvisa scossa che cambia una partita, o una stagione intera. L’allenatore bianconero è quell’uomo che riesce ad alzare i toni ed un secondo dopo abbassarli, ridando equilibrio all’ambiente. “E’ normale che nell’arco della stagione ci siano momenti di tensione, sennò ci annoieremo“. Il livornese ci scherza su, ammettendo poi che questa vittoria “è arrivata nel momento giusto e nel modo giusto“.

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Alla fine, è questo che conta: il gruppo, la squadra. E pazienza che l’uomo più importante della propria difesa resti imbronciato in tribuna. L’allenatore deve essere rispettato, anche qualora dovesse effettuare delle scelte opinabili. La società lo ha difeso a spada tratta, lasciandogli le chiavi dello spogliatoio e di una panchina d’oro, in modo da poter mettere in campo i propri gioielli, i lingotti più pregiati al momento giusto, pronti a sbrogliare le situazioni più spinose. Tutti i giocatori devono sapersi mettere a disposizione della squadra e del tecnico, l’uomo delle chiavi, l’uomo divenuto drago, nel luogo dove i draghi sapevano solo domare gli avversari.

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