Parole in libertà. Vigilata

Pubblicato il autore: Sergio Campofiorito Segui

De Laurentiis buffone

Ci si lamenta sempre, a ragione, che i pensieri del mondo calcistico siano ciclostilati e noiosi. Un’intervista a Vignola nel 1985 equivale a una dichiarazione di Tassotti nel 1995; i concetti di Cirillo nel 2005 sono riassumibili in un rutto di Schelotto nel 2015; la “sciolta” parlata che scappa a Immobile è già crusca per la prossima generazione di bimbiminkia pallonari. Dell’appiattimento del pensiero verso il “protocollo twitter” sdoganato da Renzi (pensieri modesti in piccoli spazi) i giocatori hanno la colpa minore, in fin dei conti sono profumatamente pagati per dar calci a un oggetto sferico, non progettarlo. Ci sono le eccezioni: Boban in quattro minuti risolve il cubo di Rubik, Medel ne impiega appena tre per ingoiarlo; tanto Scirea aveva pudore nel mostrarsi in abiti eleganti nella Torino operaia, quanto Berlusconi in due minuti si faceva il culo di Ruby; mentre Guardiola dipingeva calcio in giro per il mondo, Ronaldo si dipingeva le unghie. E’ l’effetto Goria, nato Amedeo, detto volgarmente giornalista. Si prenda ad esempio una classica sua intervista, si immagini dopo Carmagnola – Comacchio, finale di Champions, finita 4 – 1. Prima domanda di Goria all’allenatore della squadra vincente: “Allora mister, vittoria meritata alla luce di ottanta minuti di dominio totale“; seconda domanda: “L’arbitro non ha influito particolarmente sul risultato“; terza domanda: “A chi dedica questa vittoria?“. E il cattedrato che può rispondere se non con: 1) “Si, vittoria meritata, frutto del lavoro e del bel gioco“; 2) “L’arbitro è stato bravo, ma la palla è rotonda e poteva succedere di tutto“; 3) “Al presidente, alla squadra, ai tifosi e a mia sorella“. Poi si passa al mister perdente: “Peccato per i quattro gol presi, per dieci minuti avete messo sotto gli avversari, poi?”; “C’erano due rigori su di voi, lei come l’ha vista dalla panchina?“; 3) “A chi dedica il raggiungimento di questa finale?“. Lo sventurato risponde: 1) “Si, è stato un peccato, ma per quasi tutto il primo tempo abbiamo dimostrato di poter mettere sotto chiunque, anche una corazzata come il Carmagnola“; 2) “L’arbitro è stato inadeguato, ha falsato la partita. Con un arbitro sereno avremmo vinto noi“; 3) “Al presidente, alla squadra e ai tifosi“. Dunque, secondo la legge Goria, come volevasi dimostrare la domanda stupida porta inevitabilmente a corollario una risposta adeguata. Ma non è soltanto una questione di chi dovrebbe essere custode della parola e quindi del pensiero, si pensi al cataclisma mediatico che scoppia quando un pallonaro osi uscire dal seminato. Buffon: (al riguardo dei biscottoni) “Meglio due feriti che un morto“; (sul gol di Muntari, “che era entrato di tanto così, diciamo delle dimensioni tipo Rocco Siffredi” cit. Elio) “Se me ne fossi accorto non avrei aiutato l’arbitro“; (dopo Real Madrid, mica il Carmagnola, Napoli 3 – 1) De Laurentiis: “Squadra senza cazzimma, tutti inutili tranne Insigne“; (durante Palermo – Juventus) Allegri su Bonucci: “Devi stare zitto, testa di cazzo… ma vaffanculo“; dall’imperdibile autobiografia di Icardi: “Forse non sanno che sono cresciuto in uno dei quartieri sudamericani con il più alto tasso di criminalità e morti ammazzati per strada. Quanti sono? Cinquanta, cento, duecento? Va bene, porto cento criminali dall’Argentina che li ammazzano lì sul posto, poi vediamo“.

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Qui non si sta a sindacare sui pensieri e le dichiarazioni di cui ognuno, adulto e vaccinato, è moralmente responsabile, ma sulla libertà di esprimerle: all’adulto Buffon è stato chiesto di lasciare la fascia di capitano della Nazionale, a “De Lamentiis” i tifosi partenopei hanno dato del buffone, Icardi (appena vaccinato contro il morbillo)  è stato multato dalla Figc. Chi glielo fa fare, dunque, al mister del Comacchio di affermare la propria verità: “Il Carmagnola ci ha massacrato con merito, i giocatori messi a disposizione dalla società sono scarsi; la moglie dell’arbitro usa giacere con mufloni, crotali, scaldabagni e il centrocampo del Cosenza; dedico questa sconfitta alla sorella di Goria“. Questo pensano, questo non possono dire e allora che “la palla sia rotonda“, “resto a disposizione del mister” e “peccato solo per gli ultimi 80 minuti in cui abbiamo subito gli avversari“.
E gli sbadigli, come i cazzimma, sono tutti nostri.

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