Quagliarella rivela “Condannato il mio stalker, sono più sereno”

Pubblicato il autore: MATTIA D'OTTAVIO Segui

Quagliarella ieri ha disputato un’altra grande partita, mettendo a segno, su assist perfetto di Muriel, la rete che ha permesso alla Sampdoria di pareggiare il match di Marassi contro il Cagliari. Intervistato a bordo campo al termine dell’incontro come uomo partita, l’attaccante ha rivelato, finendo per commuoversi, il vero motivo per cui ha dovuto lasciare Napoli: “Ho vissuto 4-5 anni da incubo, sono state dette tante infamità sul mio addio al Napoli ma sono stato zitto perché c’erano delle indagini in corso. Ora posso chiarire: non sarei mai andato via da quella che ho sempre considerato casa mia. Ho ascoltato tante cattiverie per il mio passaggio alla Juventus, la causa è stata semplicemente questa. Ho vissuto male: io e la mia famiglia abbiamo ricevuto minacce di morte e di ogni genere. Venerdì è finito tutto ed ho avuto ragione“. Tornato al gol dopo tre mesi di digiuno, l’esultanza liberatoria insieme ai compagni, la rete numero 101 in Serie A, ma tutto questo è nulla davanti a questa pesante vicenda, che per fortuna venerdì si è chiusa nel migliore dei modi per un grande uomo prima ancora che un grande attaccante. In questi anni, nonostante tutto, Quagliarella ha sempre mantenuto la concentrazione, garantendo a tutte le squadre delle quali ha vestito la maglia, prestazioni, gol e sudore. Dopo il Napoli, le stagioni alla Juventus, culminate con tre scudetti consecutivi, poi il Torino e adesso la Sampdoria, in ogni squadra, Quaglia ha sempre sfoggiato un grande impegno, tanta esperienza e lavoro duro al servizio dei compagni.

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Lo stalking è una delle cose peggiori che una persona può subire, non si riesce ad essere a mente libera, si teme per la propria incolumità e per quella della famiglia. Entrando nel fatto di cronaca, l’ex agente della polizia postale, Raffaele Piccolo, pochi giorni fa è stato condannato a quattro anni e otto mesi di reclusione, ad un risarcimento danni e all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Protagonista un po’ in tutti gli studi televisivi postpartita l’attaccante ha aggiunto: “Non poter uscire di casa per il timore di qualche minaccia è stato devastante. È brutto perché uno alla fine ci mette sempre l’amore verso il proprio lavoro. Poi uno viene giudicato da gente che non sa“. Già durante il processo Quagliarella aveva raccontato la sua verità: “De Laurentiis mi ha mandato via solo per le lettere che parlavano dei miei festini a suon di droga con la camorra. Dopo le calunnie, spedite in sede a Castelvolturno nel 2010, il presidente mi disse di andare a vivere in albergo lasciando Castellammare per stare più tranquillo. Prima mi chiamava ogni giorno, poi non mi ha più telefonato“.

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Finalmente venerdì si è chiusa questa brutta vicenda, ci ha pensato lo stesso attaccante a mettere la parola fine attraverso un post sui social: “Adesso posso garantirvi che mentalmente sono davvero sereno. Ringrazio tutti quelli che, conoscendomi, non hanno mai dubitato e hanno atteso, insieme a me, il responso definitivo della sentenza“. Ieri è arrivato subito il primo gol della nuova vita di Quagliarella, che si è già lasciato tutto alle spalle e torna ad esultare.

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