Roberto Baggio: i 5 gol più belli del Divin Codino

Pubblicato il autore: Marco Perrone Segui

Buon compleanno Roberto Baggio! Oggi è il grande giorno per il “Divin Codino“. Baggio compie cinquanta anni, 5 volte 10, il suo numero per eccellenza, il numero che ha portato sempre dalla Juventus in poi.
Cifra tonda, dunque, per il nostro Roberto. Nostro perchè è un patrimonio di tutta l’Italia e perchè tutti noi e il calcio italiano ne sentono la mancanza. Dopo di lui il nostro calcio ha più sfornato solo un paio di grandissimi talenti con quel numero lì: Del Piero e Totti. Non ce ne vogliano però ne Alex, nè Francesco ma Roberto è tutt’altra cosa. Baggio ha fatto sognare due generazioni di appassionati del calcio facendoli tenere per mano dal primo all’ultimo giorno. Chi ama il calcio, ama Roberto a prescindere dalle maglie che ha indossato nella sua lunga carriera.

 

Le 5 giocate più belle di Roberto Baggio

Compito arduo, quasi impossibile è quello di andare a trovare le cose più belle fatte da un calciatore che ha vissuto raramente dei momenti negativi. Baggio ha illuminato i campi d’Italia e d’Europa (e degli Stati Uniti) con ogni maglia: con quella della LaneRossi Vicenza, con la maglia viola, con quella della Juve, con la maglia del Milan e quella del Bologna e infine quelle di Inter e Brescia, senza dimenticare le emozioni che ci ha regalato con la maglia azzurra. Indubbiamente il suo periodo migliore resta quello alla Juve. Tra il 90 e il 95 Baggio era una sentenza soprattutto su calcio di punizione e proprio da questo periodo arrivano 2 delle 5 gemme raccolte sulla carriera di Roberto Baggio

“Baggio converge”

Il ricordo più bello di molti italiani è quello di Roberto Baggio con la maglia della Nazionale italiana. Il Divin Codino esplose a Italia ’90 con l’Italia di Azeglio Vicini e si consacrò quattro anni dopo a Usa ’94 quando disputò un Mondiale che sarebbe stato da 10 in pagella se non fosse stato per quella finale persa contro il Brasile di Romario e quel rigore tirato in curva. Baggio e la Nazionale richiamano alla mente le telecronache di Bruno Pizzul e quel modo affettuoso di chiamare per nome il Divin Codino: “Roberto”. Le azioni di Baggio erano sempre accompagnate dalla carica emotiva di Pizzul. L’azione più celebre del Divin Codino in nazionale è quella di “Baggio che converge” cioè del numero 10 che riceve il pallone sulla zona laterale della tre quarti e che si accentra verso l’area di rigore nel tentativo di concludere a rete. Eccone un esempio lampante tratta dalla sfida Italia-Bulgaria, semifinale ad Usa ’94, match in cui Baggio disputò una prova superlativa.

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Slalom a Napoli in maglia viola

Il primo vero salto di qualità di Baggio arrivò sul finire degli anni ’80 quando indossava la maglia viola. Il suo talento sbocciò definitivamente nella stagione 89/90 quella che portava ai Mondiali italiani. Il gol capolavoro arrivò nella casa di Maradona, lo stadio San Paolo. In quel Napoli-Fiorentina conclusosi con il successo in rimonta dei partenopei il grande protagonista fu Roberto Baggio, autore due di reti, una delle quali arrivò con un’azione capolavoro in solitaria.

 

La punizione al Borussia Dortmund in Coppa Uefa

Avremmo potuto scegliere la stagione 1992/1993, quella della vittoria in Coppa Uefa sul Dortmund quando Baggio siglò una doppietta nella gara d’andata in Germania ma la preferenza è caduta su un’altra sfida europea che vede, però, come vittima sacrificale sempre il Borussia. La stagione è quella 1994/1995 e fu quasi trionfale per Roberto Baggio e la sua Juve: scudetto (il primo per il Divin Codino), Coppa Italia e finale di Coppa Uefa persa contro il Parma nella doppia finale in cui a emergere fu l’altro Baggio, Dino, autore di due gol. Il cammino verso la doppia finale tutta italiana non fu poi semplice visto che la formula dell’allora Coppa Uefa prevedeva solo partite a eliminazione diretta a partire dai 32esimi di finale. Baggio, che in quella stagione iniziò il dualismo con un giovanissimo Del Piero, realizzò quattro gol in questa competizione. Uno di questi arrivò nella partita di ritorno della semifinale contro il Borussia Dortmund in casa dei tedeschi in quello stadio che all’epoca si chiamava ancora Westfalenstadion. La rete, siglata su punizione, ammutolì i tifosi gialloneri. Una gemma assoluta tirata da grande distanza.

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Le magie con l’Inter nello spareggio contro il Parma

A cavallo tra gli anni ’90 e il Duemila Baggio attraverò forse il suo unico momento negativo della sua carriera: i due anni all’Inter. Il Divin Codino era ancora in grado di dispensare grande calcio ma era chiuso da Ronaldo e Vieri e non era tra le massime preferenze dei tecnici nerazzurri. Nella stagione 1999/2000 l’allenatore dell’Inter fu Marcello Lippi, lo stesso con il quale Baggio aveva vinto lo scudetto nella Juve. Si dice che tra Baggio e Lippi non scorresse buon sangue tanto che il Divin Codino non fu mai protagonista in quell’annata, ad eccezione della gara contro il Parma del 23 maggio 2000, lo spareggio per decidere il quarto posto utile per l’ingresso in Champions. Fu il saluto di Baggio ai tifosi dell’Inter e una risposta sul campo al tecnico Marcello Lippi che lo aveva sempre considerato una riserva di lusso. Due capolavori totali cui anche un giovane Buffon si arrese.

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Il gol alla Juve con la maglia del Brescia

La chiusura delle gemme di Roberto arriva con la maglia con cui il Divin Codino ha chiuso la carriera, quella del Brescia. Con la maglia delle Rondinelle Baggio ha vissuto una seconda giovinezza portando il Brescia a livelli mai visti nella sua storia. Il gol che tutti gli appassionati di calcio e gli estimatori di Baggio ricorderanno per sempre è quello siglato alla Juventus. La partita del Delle Alpi sembra destinata sull’1-0 finale per i bianconeri in piena corsa scudetto ma il Brescia non si arrende e confeziona un gol capolavoro sull’asse Pirlo-Baggio. Un giovanissimo Andrea Pirlo (che ancora oggi starà ringraziando chi gli ha dato l’occasione di giocare e crescere esponenzialmente con Baggio a fargli da chioccia) lancia in profondità il Divin Codino. Baggio raccoglie il pallone con uno stop a seguire con il dorso del piede che manda a terra l’allora portiere juventino Van Der Sar. Una mezza finta e lo spilungone olandese è superato, poi il comodo appoggio in porta. Una rete che riassume tutta una carriera di un fuoriclasse.

Tanti auguri campione, per noi sempre Roberto.

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