Caso Andrea Agnelli: Alvise Cagnazzo: “Perchè infangarlo inutilmente?” [VIDEO]

Pubblicato il autore: Alessio Prastano Segui

Caso Andrea Agnelli: Alvise Cagnazzo: "Perchè infangarlo inutilmente?" [VIDEO]
La vicenda dei presunti rapporti tra Andrea Agnelli e gli esponenti della ‘Ndrangheta sulla questione abbonamenti si arricchisce di nuovi particolari, ai quali però seguono riflessioni e interrogativi, che hanno l’obbligo di essere sviluppati. Ieri l’Huffington Post ha pubblicato alcuni stralci di intercettazioni tra il Presidente della Juventus Andrea Agnelli e l’addetto alla sicurezza della società bianconera Alessandro D’Angelo, in cui si parla di incontri con Rocco Dominiello, figlio di un boss della ‘ndrangheta ed altri capi ultrà del tifo organizzato juventino. Il tutto sarebbe avvenuto presso la Lamse SpS, holding della famiglia Agnelli.
Queste telefonate dimostrerebbero il rapporto tra il Presidente Agnelli e gli esponenti della ‘ndrangheta, i quali pagherebbero regolarmente gli abbonamenti acquistati. Qui sorge il primo quesito: se i personaggi in questione erano considerati degli appartenenti a gruppi malavitosi, perché all’epoca dei fatti – nel 2014 – erano a piede libero? Di conseguenza, visto che erano considerati personaggi comuni, qual è il reato imputabile ad Andrea Agnelli? Come lo stesso presidente ha dichiarato nella conferenza stampa tenuta sabato 18 marzo a Vinovo: “Se alcuni di questi personaggi hanno oggi assunto una veste diversa negli occhi della giustizia penale, questo è un aspetto che all’epoca dei fatti non era noto, nè a me, nè a nessuno dei dipendenti della Juventus“. Ed è lo stesso Agnelli che non nega che ci siano degli incontri regolari con esponenti del tifo organizzato, Juventus Member o club doc in quanto: “E’ sempre stata un’attività fatta alla luce del sole che rientra a pieno titolo nei doveri di un presidente di una società calcistica“.

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Un altro aspetto da porre sotto gli occhi di tutti è il responso dato dalla giustizia ordinaria che giudica Andrea Agnelli e gli altri dipendenti della Juventus come dei puri testimoni della vicenda, ai quali non è mai stato recapitato alcun avviso di garanzia. Per cui, se né il Presidente Andrea Agnelli, né tanto meno gli altri dirigenti sono iscritti nel registro degli indagati, perché costruire un altro castello di sabbia.? E’ bene ripetere che in questa faccenda la Juventus come società non rischia nulla, se non un’ammenda, per cui non è il caso di costruire una seconda Calciopoli, soprattutto dal punto di vista mediatico. Al contrario di quanto avvenne dieci anni fa, Andrea Agnelli ha dato inizio ad una guerra che intende portare avanti, dimostrando tutta la sua estraneità e salvando il nome della Juventus, la quale rischierebbe un danno d’immagine inestimabile, come conferma Avise Cagnazzo, collaboratore per il tabloid The Sun: “Vi rendete conto del danno economico e d’immagine che sta subendo il club, dopo la vigorosa e lenta risalita che ha contraddistinto il marchio Juve negli ultimi anni? La Juventus merita rispetto, lo stesso rispetto che ha chiesto con una conferenza stampa di fuoco Andrea Agnelli“. In chiusura, Cagnazzo si pone un quesito che richiede una risposta chiara e precisa: “Perché, se la Juventus è considerata un patrimonio del calcio viene continuamente infangato?” Questo aspetto richiede delle delucidazioni, cosi come tutta questa oscura vicenda che vede al suo interno alcuni tratti spigolosi, volti a far emergere molti dubbi sulla presunta colpevolezza di un Presidente che intende difendersi a spada tratta, proteggendo il nome della sua società.

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