Cina, sei mesi di squalifica per un pestone a Witsel

Pubblicato il autore: Pasquale Quaglia Segui

Forse per un furto avrebbe preso di meno mentre per un pestone su Axel Witsel per poco non va al patibolo. Si tratta del pugno di ferro, anzi di acciaio, che la Federazione calcistica cinese adotta contro il gioco violento. Già, un pestone. Però un pestone a Witsel è un fallo commesso a 18 milioni di euro stagionali che il calciatore guadagna di ingaggio. Succede al povero centrocampista dello Shangai Shenhua, Qin Sheng, reo di avere pestato il piede del calciatore belga, un fallo punito con il cartellino rosso diretto durante la partita. Verso di lui una vera e propria caccia alle streghe da parte della sua stessa società e dalla Federazione. Subito dopo la partita giocata contro il Tianjan allenato da Fabio Cannavaro infatti, la squadra aveva messo fuori rosa il proprio calciatore, infliggendogli anche una sanzione da 35 mila euro. In più stipendio sospeso e allenamenti con le riserve oltre al non accettare nemmeno offerte per cederlo. Mica poco eh, però non bastava, secondo la Federazione, a fargli comprendere che le tante stelle provenienti dal calcio europeo non vanno affatto “maltrattate”. Così per lui sono stati serviti su un piatto d’argento anche sei mesi di squalifica, accompagnati da una multa di 14 mila sterline.
Il comportamento irrazionale di Qin Sheng ha severamente danneggiato l’immagine di questa società, del calcio a Shanghai e perfino del calcio cinese. Tutti gli sforzi effettuati da altre persone rischiano di essere vani per colpa sua“, queste le parole del presidente dello Shangai Shenhua, Wu Xiaohui.

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