Gli 80 anni di Mazzone, da Totti a Baggio fino alla corsa di Brescia, auguri Sor Carletto

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui
mazzone

Mazzone compie 80 anni, auguri mister

Il 19 marzo è la festa del papà, ma è anche il compleanno di Carlo Mazzone, 80 anni per uno degli allenatori che hanno segnato un pezzo di storia del calcio italiano. Nato a Roma nel 1937, Mazzone svolge la sua carriera da giocatore tra Roma, Spal e Ascoli, dove concluse la parte da calciatore e cominciò quella da allenatore nel 1968. Al Del Duca passa ben otto stagioni, poi tornerà nelle Marche dal 1980 al 1985. Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 Mazzone vive grandi stagioni a Cagliari, poi arriva la chiamata più desiderata, quella della Roma dei Sensi. I giallorossi non vivono il loto miglior momento storico, ma i tifosi amano Mazzone, per il suo essere romano e genuino. Memorabile una sua corsa sotto la Curva Sud dopo un derby vinto con la Lazio, in giallorosso Mazzone vive tre stagioni,, dal 1993 al 1996. Durante la sua permanenza nella capitale Mazzone ha il grandissimo merito di lanciare in prima squadra Francesco Totti. A neanche 17 anni Totti esordisce nella sua squadra del cuore grazie al coraggio di Mazzone che intravide subito le enormi qualità del giovanissimo Francesco. Nel 1996 Mazzone lascia l’amata Roma, torna a Cagliari dove però retrocede in serie B, l’anno dopo altra delusione a Napoli dove resta solo per quattro partite. Quando la carriera di Mazzone sembra in parabola discendente ecco che lo chiama il Bologna, dove Mazzone incontra un altro campionissimo con la maglia numero 10, Beppe Signori. L’ex laziale, dopo la deludente parentesi alla Sampdoria, viene rigenerato da Mazzone. La coppia Mazzone-Signori fa sognare i tifosi rossoblu, il Bologna arriva infatti in semifinale di Coppa Uefa. A fine stagione però Mazzone lascia Bologna per il Perugia, dove riesce a restare tutto l’anno in sella e regalare una sofferta salvezza agli umbri. In quella stagione 1999-2000, il Perugia-Juventus disputato all’ultima giornata sotto il diluvio passa alla storia. Vincono i grifoni con gol di Calori, Mazzone regala lo scudetto alla Lazio, ironia della sorte.

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Mazzone a Brescia, tra Baggio, Toni, Pirlo e una corsa indimenticabile

Nel 2000 il Brescia neopromosso in serie A chiama Mazzone, esperto di salvezze miracolose, ma ad accendere i riflettori sulle rondinelle ci pensa Roberto Baggio. Il Divin Codino, dopo una lunga trattativa, arriva al Brescia e con Mazzone, esperto di numeri 10, l’intesa è quasi naturale. In quegli anni a Brescia transita anche Pep Guardiola, che non smette mai di ricordare i preziosi insegnamenti di Mazzone. Non solo campioni attempati, in quelle stagioni a Brescia transita un giovanotto che fa il fenomeno nell’Under 21 italiana, si chiama Andrea Pirlo. Mazzone ha la geniale intuizione di spostare Pirlo da fantasista a regista, cosa che consegnerà al calcio italiano uno dei più straordinari interpreti di quel ruolo. Il bomber di quella squadra è Luca Toni, che qualche anno dopo diventerà campione del mondo, insieme a Pirlo con l’Italia di Lippi. Nella stagione 2001/2002 in un Brescia-Atalanta succede qualcosa che consegnerà Mazzone agli annali, più della vittoria di uno scudetto o di una Coppa dei Campioni. Tra rondinelle e orobici c’è un odio atavico, l’Atalanta sta vincendo 3-1 e tifosi bergamaschi ricoprono di insulti beceri Mazzone. a pochi minuti dalla fine Baggio segna il gol del 2-3, “ Se famo 3-3 vengo sotto a curva”, il labiale di Mazzone non lascia spazio a interpretazioni. Nei minuti di recupero Baggio, ancora lui, pareggia, Mazzone parte in una corsa sfrenata in direzione della curva dei tifosi dell’Atalanta, nessuno riesce a fermarlo, Collina lo espelle, ma non importa a nessuno. Nelle settimane successive via dibattiti e salotti per dare una spiegazione, ma nel calcio molte cose non hanno una logica. Mazzone ha fatto quello che tutti quanti gli appassionati di calcio sognano di fare, correre sotto la curva dopo un gol, auguri Sor Carletto, di cuore.
La carriera di Mazzone si conclude poi con il ritorno a Bologna per due stagioni, poi al Livorno nel 2005/20006. Lo specialista di salvezze e numeri 10 non allena più, ma ancora oggi c’è solo da imparare dal trasteverino dal cuore grande così.

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