Gol da cineteca e spettacolari punizioni: le vere magie della coppia d’attacco Mertens-Insigne

Pubblicato il autore: marco.stiletti Segui

Mertens e Insigne. Sembrava una coppia gol impossibile a inizio stagione. Milik aveva guadagnato il posto poi l’infortunio e Sarri aveva bisogno di nuovi attaccanti da rivalutare. Mertens gli rimaneva visto che Gabbiadini non incideva sulle partite e la partenza di gennaio al Southampton, ne una testimonianza. Il belga a suo di gol si è guadagnato poi il posto fisso in attacco insieme ad Insigne e Callejon. Pavoletti giunto con il mercato di gennaio ancora deve entrare nei meccanismi del Napoli.
Mertens non ha riti alla Ronaldo né forza per tirarla alla Mihajlovic, se proprio tocca scegliere un esempio allora è Zico, in un tempo e in campionato abbastanza avaro di calciatori capaci di tirare le punizioni ed essere infallibili, partito Pirlo, rimane Pjanic e se continua così Mertens rischia di scalzarlo. E’ stato un gol che cancella l’errore dal dischetto, e soprattutto lo porta a venti gol in campionato, un numero che racconta la produzione di gioco alle sue spalle, prima della sua capacità di adattamento e dei numeri tirati fuori.
Stesso discorso vale per Insigne, Pasqual atterra Callejon, secondo Insigne, Pasqual atterra Callejon, secondo rigore, questa volta giusto. Vorrebbe tirarlo Jorginho, ma Insigne è il designato, che va e tira angolatissimo per una doppietta che chiude il primo tempo e la partita nella testa di tutti, soprattutto quella dei calciatori del Napoli.
Il secondo tempo produce due gol dell’Empoli e un Napoli in vacanza, segnano El Kaddouri e Maccarone, ma la coppia da analizzare è l’altra, prima della pausa e in vista della Juventus, che porta a ragionare come la diarchia dei piccoletti abbia impedito al Napoli di non sprofondare. Sono la prova che quando si insiste su una strada poi si trova un modo, prima la cessione di Higuain e poi l’infortunio di Milik sembravano la marchiatura di una stagione scadente, che invece è tutta da giocare. Insigne e Mertens facendo circolare pallone e allegria, dribblando e segnando, si sono imposti come nuovi leader, complice Hamsik che li lancia e li guarda andare nelle aree avversarie. Ormai è evidente a tutti che sono ineludibili, e rappresentano l’impostazione principale, quella che dà i risultati. Certo è comodissimo pensare di avere un Milik ancora tutto da scoprire e soprattutto recuperare, ma è molto più rassicurante che due come loro, di stampo catalano, siano del Napoli.
Sono un incastro che prima si avvicendava e che ora si supporta. E’ bastato spostarne uno a centro (si, certo con azzardo e lavoro) per ottenere il miglior attacco della serie A, con una produzionedi stupore in coppia con i gol. Dai calci piazzati ai gol su azione, quello che accomuna la diarchia goleadora è la geometria immaginativa che li porta a segnare, una combinazione che dalla squadra arriva ai due, in un passaggio non solo del pallone, ma anche di una energia che rasenta il godimento assoluto, combinando estetica e pragmatismo. I loro gol arrivano puntuali, ma prima arrivano giocate che ormai vengono riconosciute come d’elite rispetto alle altre squadre, loro ci mettono il resto, finalizzando l’impalcatura di passaggi che li sorregge.
Quello che doveva essere l’anello mancante è diventato l’anello determinante, certo il Napoli segna poco di testa- e prende troppi gol dagli altri sui colpi di testa- ma, come in molte partite quest’anno, ne segna uno in più a volte anche due e tre.
Si stanno perfezionando i meccanismi sarriani che si vanno anche modificando, riadattando, e con Mertens e Insigne si sta anche esaltalndo il credo, sono i missionari che rendono possibile i segni sulla lavagna del mister, che incarnano il verbo e affascinano le masse, e permettono di minimizzare sui gol presi, di applaudire quando si esce dalla Champions League o si perde contro squadre più piccole.

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