Closing Milan, l’epopea di un presidente che ha vinto tutto

Pubblicato il autore: Andrea Brumana Segui


La storia è, per definizione, la disciplina che mediante indagine e registrazione studia gli eventi del passato, le vicende non più iscritte nel novero del mutabile e del volubile, qualunque fatto estraneo, ormai, a trasformazione e cambiamento; è materia storica qualsiasi situazione che non possiamo più osservare nella nostra contemporaneità ma soltanto concepire come anteriore, come elemento dell’insieme di ciò che è stato e non è più, del passato in quanto tale, pur recente che sia.

Ebbene, ieri, purtroppo o finalmente a seconda dei punti di vista, si è scritta un’altra pagina di storia; dopo le fumate nere di Dicembre e Marzo e dopo i continui, irritanti ritardi che hanno messo più volte a rischio l’accordo tra Fininvest e la cordata cinese, è avvenuto  il tanto agognato “Closing” che, di fatto, ha consegnato il Milan nelle mani di Yonghong Li e compagnia.  Verso le 14 circa, infatti, è arrivata la terza, ed ultima, tranche di 370 milioni che, insieme alle due precedenti, ha composto il puzzle dei 740 milioni necessari per l’acquisto; la squadra rossonera, dunque, è diventata ufficialmente il secondo team italiano made in Cina insieme ai cugini/rivali dell’Inter, e, per di più, proprio nella settimana del derby. Sabato, pertanto, alle 12,30, sarà di scena alla scala del calcio il primo derby tutto cinese, o, se vogliamo, il primo senza Berlusconi come presidente e Adriano Galliani come amministratore delegato. Oggi, in programma, la riunione dell’organigramma per decidere su ruoli e responsabilità.

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Il Closing consente, ora, di parlare in termini storici di un Milan, quello berlusconiano, che per trent’anni ha dominato la scena calcistica italiana, europea e mondiale con 8 Campionati, 5 Champions league, 2 Coppe intercontinentali e un Mondiale per club, che è passato dall’ignominia dei banchi di un tribunale alla gloria delle notti di Barcellona, di Vienna, di Atene, di Manchester, di Atene ancora, che ha cambiato il calcio con la fantasia dei tre olandesi, con la solidità di una difesa (Tassotti, Costacurta, Baresi, Maldini) invalicabile pure per Annibale stesso, con l’esplosiva velocità di Weah, la classe di Baggio, l’elegante accelerazione di Kakà e la spietata finalizzazione di Shevchenko, con la fantasia di Ronaldinho, il genio di Pirlo, la potenza di Ibrahimovic e la fanciullesca freschezza di Donnarumma.

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Silvio Berlusconi ha sposato il Milan il 20 Febbraio 1986, lo ha coccolato per trentun’ anni viziandolo di vittorie, successi e fama, l’ha sostenuto nelle difficoltà della retrocessione e dell’era “Calciopoli”, gli ha conferito un aspetto bello e vincente assicurandogli rispetto e credibilità ovunque; ma come tutte le cose hanno un inizio e una fine, così l’ha dovuto lasciar andare, ieri, 13 Aprile 2017, non perché l’amore era finito, anzi, ma in quanto consapevole di non poter dargli, di nuovo, le attenzioni di un tempo, di non poter assicurargli un ruolo degno del suo nome, di soffrire pur di vederlo tornare ai fasti che gli competono.

Bandiere del calibro di Ambrosini, Kakà, inzaghi e Galli, insieme a molti altri, hanno condiviso sui social e in interviste la loro opinione riguardo al Closing con una certa dose di malinconica curiosità, da un lato ricordando le sensazioni e l’orgoglio di aver vestito questa maglia all’apice del sua gloria, dall’altro confidando nella capacità e, soprattutto, nella passione dei nuovi dirigenti.

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Berlusconi lascia e lo fa come aveva iniziato, rivolgendosi ai tifosi; augura loro, infatti, di poter gioire di nuovo, di poter festeggiare alla stregua di quanto successo per trent’anni, di poter rivivere le emozioni del 4-0 al Barcellona, del 6-0 nel derby, della pioggia di S.Siro contro il Manchester nel 2007, della rivincita col Liverpool ad Atene.
In quel lontano giorno d’inverno del ’86 aveva detto:”Porterò il Milan sul tetto del mondo“…Beh, missione compiuta presidente.

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