Fenomenologia della tifoseria del Modena

Pubblicato il autore: Andrea Malavolti Segui

In questi anni abbiamo notato una differenza quasi antropologica tra il tifoso del Modena che vive nel capoluogo e il tifoso del Modena che vive in provincia. Il primo è ipercritico, insofferente, criticone, brontolone, mai contento. Veniva contestato persino il patron Romano Amadei, parmense di Sorbolo, sotto la cui presidenza e con l’attuale ct dell’Albania Gianni De Biasi il Modena  giocò per l’ultima volta ben due campionati in serie A all’inizio degli anni Duemila. Bei tempi a pensare adesso alla situazione dei canarini che si trovano nelle parti basse della classifica del girone B – il più difficile di tutti naturalmente a detta di mister Eziolino Capuano – e lottano disperatamente per non retrocedere in serie D tra i dilettanti (ci dobbiamo aspettare un Correggese-Modena la prossima stagione? Ci auguriamo di no). Il tifoso di provincia è il perenne innamorato, candido e ingenuo. Gli basta uno 0-0 per gioire (un nostro amico ha inventato l’acronimo AUPS, almeno un punto sempre), a una vittoria stentata per 1-0 magari allo scadere va in estasi, difende a spada tratta il direttore sportivo Luigi Pavarese che a gennaio ha fatto un mercato tutto sommato dignitoso con un budget assai risicato, per usare un eufemismo. E non riesce a detestare il patron Antonio Caliendo come a conti fatti meriterebbe.

  •   
  •  
  •  
  •  
Leggi anche:  Colpo del Manchester United, in arrivo un difensore dal Real Madrid
Tags: