Higuain – De Laurentiis: c’eravamo tanto odiati

Pubblicato il autore: Sergio Campofiorito Segui

Gonzalo Higuain

C’è soltanto una cosa che al tifoso napoletano fa più male di vedere segnare lo juventino Higuain contro la propria (e sua ex) squadra: se qualcuno la conosce la segnali nei commenti senza utilizzare termini quali “mamma”, “sorella” o “moglie”. Uno degli ultimi veri “nueve” del calcio contemporaneo è stato venduto la scorsa estate da De Laurentiis agli “O’ malamente” di Torino, un trasferimento pagato a peso d’oro (e si consideri che il giocatore pesava quanto un Ronaldo gravido di Cassano) che, visto da molto lontano, ha accontentato tutti: il Napoli che ha intascato 90 milioni di pipite (risparmiandone la metà in vitto) per un quasi trentenne, la Juventus che adesso aspira alla Champions e lo stesso centravanti che ambiva a trenta e più denari e a un più degno palmares. Eppure, i tifosi partenopei si sono sentiti traditi e, guarda caso, è la stessa linea di pensiero che ha lasciato trapelare, tra mille non detti, la società, è così nato il mito di “Higayin” o “Giudain”, chimerica creatura metà attaccante e metà “lota” che impesta i sogni dei bambini campani. Subissato da fischi, pernacchie e maledizioni, l’argentino che si mangia di tutto ma non i gol trova il tempo di segnare una doppietta decisiva nel ritorno delle semifinali di Coppa Italia, Napoli – Juventus (3 – 2) e, dopo ogni marcatura, lancia il dito accusatore contro la tribuna autorità del San Paolo dove è accomodato il buon Aurelio che risponde dignitosamente con una faccia come Solange mentre quell’indice lo scava contronatura. “E’ colpa tua“, sembra sentirsi urlare “De Lamentis” da Giudain che da mesi, al pensiero di cantargliele a casa sua, sbavava come la famiglia Boschi sbaverebbe davanti alle banche popolari, Dracula davanti alla banca del sangue, Linda Lovelace davanti alla banca seme o Assange davanti a una banca dati. A cosa si riferiva con quel dito così mirabilmente indirizzato? Forse nemmeno un bidone di tinta per Auriemma basterebbe come inchiostro per spiegare i restroscena, di certo non fin quando i due antagonisti non si spiegheranno per onor di verità senza cercare di infilzarsi. Qualche base certa c’è: Higuain, nei suoi anni azzurri, ha atteso famelico che la società alzasse l’asticella della competitività operando pesantemente sul mercato, invece si è ritrovato al massimo a dividere la tavolata con i nuovi arrivati Lillo e Greg, mentre ADL non ha mai voluto cedere su certe clausole contrattuali legati ai diritti d’immagine. Il resto, probabilmente, non si saprà mai (ufficialmente) poiché nessuno dei due pargoletti vuole rimanere col cerino in mano che lo bruci inesorabilmente davanti agli occhi del popolo. Si assisterà, quindi, ancora per anni a insinuazioni e non detti in cui ognuno, persino una potenziale risorsa della riciclata, può infilarsi e dire la sua: “Quanto mi piace vedere la tua faccia @AureDeLaurentiis ogni volta che segna mio frate. Mi godo questa sconfitta“. Il tweet, tra i tanti, è dell’illuminato Nicolas Higuain che di professione fa il fratello di Gonzalo. Così, mentre Gonzalo vive e “lota” insieme a loro, i napoletani si consolano col capitano Marek Hamsik che ormai è a un tiro di schioppo dal record di gol di Maradona. Lo slovacco, che persino all’Inter avrebbe vinto di più, è da anni sordo alle continue sirene provenienti dal mercato interno ed estero, e se il presidente vendesse anche lui non ci sarebbero “cazzimma” che tengono: quel dito diverrebbe una betoniera.

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