Il Milan di Berlusconi, un sogno così non ritornerà mai più

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui
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Il Milan di Berlusconi, un sogno difficilmente ripetibile

All’inizio pensavamo fosse un pazzo, invece aveva ragione lui”, così Billy Costacurta sul Milan di Berlusconi. Lo storico difensore rossonero si riferisce ai primi passi di Berlusconi in rossonero. L’arrivo in elicottero all’Arena, la presentazione in pompa magna dei giocatori, i proclama di arrivare sul tetto del mondo. In più l’ingaggio di un allenatore semisconosciuto come Arrigo Sacchi. Detto e fatto, nel giro di un paio di stagioni il Milan si issa davvero sulla cima del calcio mondiale. Una squadra che ha rivoluzionato nel corso degli anni il modo di pensare calcio in Italia e in Europa. Il Milan di Sacchi considerato una delle squadre più forti della storia del calcio. Un gruppo di campioni straordinari, che paradossalmente ha vinto meno di quanto avrebbe potuto. Il Milan di Berlusconi si è consacrato in una calda sera catalana, al Camp Nou nel maggio del 1989. Erano 100mila i tifosi rossoneri accorsi a Barcellona per festeggiare la prima Coppa dei Campioni dell’era Berlusconi. Sembravano un milione a cantare e saltare ai gol di Gullit e Van Basten contro la Steaua. La Coppa Intercontinentale allora si giocava in Giappone, con le insopportabili trombette nipponiche a fare da colonna sonora. Con il Medellin di Maturana è una delle partite più brutte di sempre. Al 120′ scatta Van Basten, lo abbattono, è rigore! No l’arbitro indica il limite dell’area, maledizione pensano tutti. Tranne un piccolo folletto, si chiama Alberigo, ma tutto lo chiamano Chicco. Di cognome fa Evani e il suo gol scatena la corsa impazzita di un Adriano Galliani in versione ultras. Le vittorie continuano, ma arrivano anche le sconfitte brucianti. La fatal Verona, con Lo Bello che caccia tutti. I fari semispenti di Marsiglia, la fuga dal campo con relativa squalifica per un anno dalle coppe europee. Sacchi, se ne va, arriva Fabio Capello. La squadra la farà il presidente, il buon Fabio è uno yes man, dicono i maligni. Si sbagliano. Capello diventa Don Fabio, crea gli Invincibili, fa piangere Cruyff ad Atene. Al Milan litiga un po’ con tutti, anche con Savicevic. Ma quando serve il mascellone di Pieris sfrega la lampada e il Genio di Podgorica illumina San Siro. Nel frattempo Berlusconi entra in politica, ma il sogno continua.

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Il Milan di Berlusconi del nuovo millennio, dai fasti di Ancelotti al progressivo decadimento

Il secolo si chiude ma il Milan continua a vincere. Nell’anno del centenario Alberto Zaccheroni da Cesenatico non ha gli olandesi o Savicevic, ma ha Boban e Weah, ha ancora Maldini e Costacurta. In un assolato pomeriggio bolognese spunta un giovanotto brianzolo, difenderà la porta rossonera per un quindicennio. E’ Christian Abbiati a volare a Perugia sul tiro di Bucchi e a blindare il 16esimo scudetto rossonero. L’inizio del nuovo millennio è difficile, Berlusconi è molto presidente, ma del Consiglio. Una notte di Torino Pippo Inzaghi spara alle stelle un rigore, è l’ultimo pallone dell’effimero regno di Fatih Terim. Dall’imperatore ottomano si passa al genuino Carlo Ancelotti, vecchio cuore rossonero. E’ un ottimo perdente, dicono subito i maligni. Carletto crea il gruppo dei meravigliosi, con Nesta e Maldini in difesa ci si può sbizzarrire dalla cintola in su. A Milanello arriva un ragazzo calabrese, rude e crudo, è Rino Gattuso, vincerà tutto, di corsa. Al fianco di Ringhio c’è un ragazzo con la faccia da ragioniere. E’ di Brescia, ha qualcosa di divino nei piedi e nel cervello. Si chiama Andrea Pirlo, diranno di lui:” E’ come giocare con Zico davanti alla difesa”.  Con questi due c’è un olandese molto pieno di sé, che quando si accende diventa decisivo come pochissimi. Si chiama Clarence Seedorf. Dietro le punte c’è un portoghese, che se avesse scritto versi avrebbe vinto il premio Nobel per la letteratura. Manuel Rui Costa. Davanti una coppia di squali dell’area di rigore, gente che segnerebbe pure bendata e senza una gamba. Inzaghi e Shevchenko. La Champions League vinta all’Old Trafford alzata da Maldini poteva precludere ad un declino. Invece no. A Milanello sbarca un ragazzino brasiliano, che sembra un testimone di Geova. E’ Ricardo Kakà. Vincerà tutto, anche il Pallone d’Oro.  A questo punto il sogno comincia a diventare realtà.

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Il Milan di Berlusconi, lo scudetto di Allegri e la lenta discesa

Dopo il magico 2007 vanno via tutti, o quasi. Va via Ancelotti, va via Kakà, Maldini dice basta. Ma ogni grande opera prevede un ultima recita. A Milanello arriva un toscano che ha la faccia di quello che la sa lunga. Si chiama Max Allegri. Dopo il triplete dei cugini interisti Berlusconi decide che è ora di tornare a vincere. Se vuoi vincere devi comprare il meglio. In quegli anni il meglio è Zlatan Ibrahimovic. Con lo zingaro dalle giocate magiche ci sono anche Thiago Silva, Pato e Robinho. Tanto Brasile. Ma anche Abbiati, Nesta, Zambrotta, Ambrosini, Gattuso. L’ultima grande recita del Milan di Berlusconi. Il presidente comincia ad avere i suoi guai giudiziari. Ci si sveglia dal sogno e ci si deve confrontare con la realtà. Il lodo Mondadori, i figli che pressano per i debiti, il potere economico che si allontana sempre dall’Europa. Il resto è storia, i cinesi dovranno far tornare in alto il Milan, ma un sogno così non ritornerà mai più. Il Milan di Berlusconi è finito, viva il Milan di Berlusconi.

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