Serie A, la classifica attuale formato CSI

Pubblicato il autore: Andrea Brumana Segui


Forse, anzi probabilmente, penserete, a buon ragione, che questo articolo sia iscrivibile nell’ampia e sterminata cerchia di quei pezzi noiosi, triti e ritriti, forieri di statistiche inutili e poco interessanti, di considerazioni inconcepibili e incomprensibili sulla classifica o sui risultati, di dati tanto cervellotici quanto vani, di numeri sì concreti, veritieri, ma, essenzialmente, inconcludenti.Beh, che dire, è la verità, ne sono, infatti, pieni i giornali, le televisioni e, in generale, qualsiasi emittente, scritta o orale, che tratti di sport; non fraintendete, sono articoli che, sicuramente, descrivono la concretezza delle cose, raffigurano con precisione e sintesi la realtà di cui si sta parlando e, di certo, rappresentano, da un lato, una manna per chi anela al giornalismo o ne fa una professione, ma, dall’altro, una pagina pesante nella sua cartacea leggerezza, sì accattivante, a prima vista, tuttavia differibile.

E allora vi starete chiedendo, giustamente, perché il mio pezzo dovrebbe essere diverso, in cosa si distaccherebbe dagli altri, dove sarebbe la differenza o la novità; bene, essenzialmente, il mio è un articolo originale in quanto non descrive un mondo, quello del calciatori e del calcio, meraviglioso ma poco tangibile, distante dalla nostra realtà, ma lo avvicina e, in un certo senso, ci rende più partecipi.
Ciascuno di noi, infatti, amando questo sport e sognando di realizzarsi ai massimi livelli, ha iniziato a giocare, specialmente se originario di un paese piccolo e distaccato dai grossi centri urbani, nei classici campetti oratoriali del campionato CSI a 7, su terreni dove l’erba o anche solo il sintetico sono lontani miraggi, dove le linee in calce, spesso, sono storte, dove la polvere inghiottita è maggiore dei chilometri percorsi. C’è ancora chi a 30, 40 anni, per passione o per tenersi in forma, riempie un’ora della sua settimana lottando con avversari più simili a Muntari che a Ronaldinho, impegnandosi come se in palio ci fosse una finale di Champions e non tre anonimi, se pur gratificanti, punti. Un’ora, sì, perché è questa la durata degli incontri dilettantistici a 7 uomini marcati CSI, ed è questo, dunque, il succo del mio articolo, immaginare, cioè, che le partite di Serie A non durino 90 minuti ma 60, come se fossero le sfide in cui ognuno di noi si cimenta ogni sabato.
Il risultato a cui sono giunto parla del 33% circa di partite modificate e di una classifica diversa da quella attuale sia per posizioni, sia per punti, sia per differenza rete; ma entriamo più nel dettaglio.

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La classifica attuale della Serie A è la seguente:
1)  74 Juventus (d.r.+40)
2) 68 Roma (d.r.+40)
3) 64 Napoli (d.r.+36)
4) 60 Lazio (d.r.+21)
5) 58 Atalanta (d.r.+18)
6) 55 Inter (d.r.+23)
7) 54 Milan (d.r.+10)
8) 51 Fiorentina (d.r+10)
9) 44 Sampdoria (d.r.+2)
10) 41 Torino (d.r.+6)
11) 38 Chievo (d.r.-8)
12) 37 Udinese (d.r.-2)
13) 35 Cagliari (d.r.-20)
14) 34 Bologna (d.r.-14)
15) 31 Sassuolo (d.r,-11)
16) 29 Genoa (d.r.-18)
17) 22 Empoli (d.r.-31)
18) 17 Crotone (d.r.-27)
19) 15 Palermo (d.r.-38)
20) 13 Pescara (d.r.-37)

La classifica, qualora le partite durassero 60 minuti, sarebbe:
1)  66 Juventus (d.r.+26)
2) 64 Roma (d.r.+24)
3) 58 Napoli (d.r.+24)
4) 51 Lazio (d.r.+17)
5) 50 Atalanta (d.r.+7)
6) 44 Milan (d.r.+6)
7) 43 Bologna (d.r.-1)
8) 42 Inter (d.r+8)
9) 42 Torino (d.r.+7)
10) 41 Fiorentina (d.r.+4)
11) 39 Udinese (d.r.0)
12) 38 Chievo (d.r.-5)
13) 35 Sampdoria (d.r.-3)
14) 31 Sassuolo (d.r.-12)
15) 31 Cagliari (d.r.-18)
16) 31 Crotone (d.r.-12)
17) 28 Genoa (d.r.-11)
18) 27 Palermo (d.r.-17)
19) 25 Empoli (d.r.-16)
20) 19 Pescara (d.r.-22)

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Innanzitutto, analizzando i posti validi per l’Europa, si osserva un cambiamento non tanto dal punto di vista delle posizioni, bensì del distacco tra le squadre, soprattutto tra le prime due; infatti la Roma risulta essere molto più vicina alla Juve, solamente 2 punti, mentre il gruppo delle inseguitrici, a distanza di sicurezza, è compatto e pressoché invariato rispetto alla classifica originale.
Rilevante è, poi, il passo avanti del Bologna, con ben 9 punti in più, sintomo di una tendenza della squadra di Donadoni a subire gol nei minuti finali; opposta, invece, è la situazione dell’Inter, soltanto ottava con 13 punti in meno, sopravanzata, tra le altre, dalla rivale storica e geografica, il Milan, sesto con un deficit di una decina di punti.
In caduta libera anche la Sampdoria di Mr. Giampaolo, tredicesima anziché nona e con 9 punti in meno.
Per quanto riguarda la zona rossa della classifica, è evidente, sebbene pronosticabile, l’attitudine delle piccole a resistere per un’ora di gioco, salvo poi cedere nell’ultima mezz’ora; sintomi di questa tendenza sono il punteggio più elevato e la differenza rete meno polare.
In sintesi la Serie A formato CSI sarebbe un campionato più equilibrato e maggiormente provinciale, e non potrebbe essere altrimenti se si parla di professionismo con una goccia di sano dilettantismo.

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