Atalanta, Giulio Migliaccio: “Il mio gol più bello? Nella semifinale di Coppa Italia Palermo-Milan”

Pubblicato il autore: laura tripoli


Tra Giulio Migliaccio e l’Atalanta  a fine stagione sarà addio. Il centrocampista bergamasco, alla soglia dei 36 anni, ha deciso di appendere le scarpette al chiodo e lo farà al termine di una stagione in cui non è stato un grande protagonista in campo ma, dalla panchina, ha assistito ai successi dell’Atalanta che sta per approdare in Europa League. Nonostante la grande stagione atalantina, Migliaccio non dimentica la squadra che per sette anni l’ha fatto sentire importante ovvero il Palermo. Per i tifosi palermitani, Migliaccio è stato un idolo. In rosanero ha disputato ben 177 partite e segnato 10 gol. Intervistato da “Il Corriere dello Sport”, Migliaccio ha svelato come uno dei momenti più belli della sua carriera è legato proprio all’esperienza in rosanero: “Il gol più bello? Quello in Palermo-Milan, semifinale di ritorno di Coppa Italia 2010-11. All’andata a San Siro era finita 2-2 e io segnai al ritorno di testa: mi marcava Thiago Silva e gli rubai il tempo per la rete che ci mandò in  finale. Solo a raccontarlo mi viene la pelle d’oca”.

Il centrocampista ha anche parlato del difficile momento che sta vivendo la sua ex squadra e della vicina retrocessione in Serie B: “Mi dispiace perché so quanta passione hanno i palermitani per la loro squadra. A livello societario c’è un pò di confusione spero che le cose si possano sistemare”. Il suo ricordo va anche al suo ex compagni Paulo Dybala diventato un top player: «Com’era quando eravamo al Palermo? Un ragazzino che fisicamente non era pronto, ma si intravedeva che sotto sotto c’era un giocatore incredibile. Vincerà il Pallone d’Oro». Giulio Migliaccio però a gennaio aveva la possibilità di continuare la sua carriera calcistica andando in club ambiziosi di Serie B ma per lui era già nell’aria un ruolo dirigenziale nell’Atalanta: “Nell’ultimo anno ci ho pensato tanto e ho deciso di rinunciare a due anni di B, anche in società ambiziose, non cerco rivalse e non penso all’ingaggio. Lo considero naturale smettere qui: da atalantino ho cominciato in A e da atalantino è normale finire. La mia decisione è comunque dettata anche dal fatto che qui la società mi ha proposto un bel progetto a livello dirigenziale».

 

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