Lei non sa chi ero io: Ramon Angel Diaz

Pubblicato il autore: massimiliano granato Segui


Compie 58 anni l’argentino Ramon Angel Diaz, che nella nostra serie A vestì le maglie di ben quattro squadre. Soprannominato ” il puntero triste”, Diaz arrivò in Italia dopo il Mondiale spagnolo del 1982, nel quale la sua nazionale venne eliminata al secondo turno, perdendo la prima partita proprio con gli azzurri di Bearzot che poi vinceranno il titolo. La punta argentina venne acquistata dal Napoli guidato dal brasiliano Luis Vinicio, ma in 25 presenze segnò solamente tre reti: una al Catanzaro, una al Torino e una alla Roma. Due nel girone di andata e una al ritorno, appunto nella partita (persa)contro i giallorossi, che vinceranno poi il titolo. Il Napoli arrivò solamente decimo e Diaz venne girato all’Avellino. Qui va decisamente meglio: Diaz si fermò per tre stagioni, dal 1983 al 1986, sotto la guida di ben quattro allenatori diversi: da Veneranda, a Bianchi, ad Angelillo a Robotti. In tutto, 78 presenze e 22 reti in campionato. Nel 1986 lo acquistò la Fiorentina e con 10 reti Diaz fu uno dei pochi a salvarsi in una stagione decisamente anonima per i viola, che finirono al 10° posto, nonostante la presenza di Campioni del Mondo come Antognoni, Oriali e Gentile, anche se al termine della loro luminosa carriera. Nella stagione successiva, a Bersellini si alternò Eriksson: Diaz segnò meno (7 reti), ma chiudendo alla grande, con una doppietta alla sua ex-squadra, il Napoli. Da notare che anche nella stagione precedente, nel 3-1 del gennaio 1987 (prima sconfitta in stagione per la squadra di Maradona) Diaz aveva segnato contro la sua ex squadra, come accadde anche con l’Avellino alla prima di andata e alla prima di ritorno.

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Alla fine della stagione 1987-88 la Fiorentina finì ottava, ma con il valore aggiunto di un giovane emergente come Roberto Baggio, che salì alla ribalta alla fine della stagione precedente, con la rete segnata a Garella (ancora il Napoli di mezzo!) nella partita Napoli-Fiorentina che assegnò ai partenopei il primo, storico, scudetto. Nonostante le rassicurazioni della società, anche e specie dopo la cessione di Nicola Berti all’Inter, Diaz venne dato in prestito proprio ai nerazzurri che cercavano il terzo straniero dopo Brehme e Matthaus e dopo la rinuncia per motivi fisici dell’algerino Rabah Madjer. In nerazzurro, sotto la guida di un esperto come Giovanni Trapattoni, Diaz contribuì alla conquista del 13° scudetto con 12 reti in 33 presenze, segnando peraltro proprio alla Fiorentina all’ultima giornata di Campionato, oltre ad una rete in Coppa Italia e due in Coppa Uefa. Alla fine della stagione trionfale e soprannominata “stagione dei record ” per i colori dell’Inter, venne restituito ai viola (almeno così si disse)per far spazio al terzo tedesco Jurgen Klinsmann. Diaz però non tornò in viola, ma giocò due stagioni al Monaco in Francia (24 reti in 60 presenze), prima di tornare al River Plate per due stagioni, dal 1991 al 1993 (27 reti in 52 partite). Chiuse la carriera in Giappone, nel 1994 a 35 anni, allo Yokohama Marinos: 52 reti in 62 presenze.

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Nel 1995 iniziò ad allenare passando dall’Argentina, all’Inghilterra, al Messico, al Paraguay (qui in Nazionale). Attualmente allena l’Al-Hilal, in Arabia Saudita. Vista la situazione attuale della Fiorentina, probabilmente un attaccante così farebbe comodo perché, come si diceva una volta, ” fa reparto”. Di certo, Ramon Angel Diaz in Italia forse rese meno di quanto ci si aspettava, anche se la sua impronta la fece sentire, eccome. Forse, volendo parlare di un fallimento, a Napoli non riuscì a trovare quella dimensione che cercava.

 

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