Agnelli e gli ultras: lo stato italiano resta a guardare

Pubblicato il autore: Domenico Piccolo Segui
#Agnelli #Sentenza #Tribunale

Il Presidente Agnelli ieri all’entrata del Tribunale

Con la sentenza resa pubblica ieri da parte del Tribunale nazionale della Federcalcio relativa all’inibizione del presidente della Juventus, Andrea Agnelli, si apre un grosso dibattito in seno al calcio italiano, da anni vittima di un sistema che non punisce chi fa di tutto per poter entrare in uno stadio e nemmeno protegge le società sportive le quali debbono subire ricatti e pressioni da parte di gente senza alcuno scrupolo.

È noto a tutti, ad esempio, il caso del Presidente della Lazio Lotito che per non aver accettato di scendere a compromessi con le curve è da anni in guerra con i tifosi e vive protetto da una scorta. Questo è il prezzo che si paga quando lo Stato non interviene e lascia che tutto fili liscio o, peggio ancora, delega la questione alla Federazione e ai vari club, lasciati in balia ed ostaggio di situazioni paradossali e pericolose, se pensiamo che in alcuni casi si tratta di personaggi che ruotano attorno alla malavita organizzata.

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Il caso del Presidente della Juventus Andrea Agnelli è quello di un grande club che per il quieto vivere della società al suo interno e nel rapporto con i tifosi ha commesso un’ingenuità che costerà senz’altro qualche sanzione. Nella fattispecie Agnelli ha incontrato ad una riunione dei Club alcune di queste persone per trovare un accordo in una circostanza assai complicata per tutti. Un’ingenuità che, se da una parte è giusto venga punita perchè lo vieta il regolamento, dall’altra fa sorgere numerose questioni.

È vero che il cosiddetto “quieto vivere” passa attraverso un atto illegittimo, volto comunque a difendere il club e anche lo stadio, uno stadio di proprietà, che se lasciato in balia di questi pseudo-tifosi avrebbe potuto essere messo a ferro e fuoco per ripicca. Ma è altrettanto vero che in uno stato garantista il quale riconosce l’estraneità di Agnelli con gli ambienti malavitosi non si riesce a trovare una soluzione che permetta a tutti di vivere tranquilli e alle società sportive (la Juventus in questo caso è il “capro espiatorio” della situazione) di sentirsi protette e lavorare con serenità, per quello che, ricordiamolo, è sempre uno spettacolo, al quale tutti hanno il diritto di partecipare. Rispettando però le regole.

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