In ricordo di Eugenio Bersellini

Pubblicato il autore: massimiliano granato Segui

Quando scompare un personaggio del mondo del calcio (ma vale anche per altre discipline e per altri ambiti), si tende a percorrerne la carriera, magari tratteggiandone qualche lato della persona, nota soprattutto ai giocatori e meno agli addetti ai lavori. E’ una prassi che farebbe indubbiamente piacere al caro estinto. In Radio, nella giornata di oggi (lunedì, ndr), Evaristo Beccalossi ha smentito che Eugenio Bersellini, scomparso domenica, fosse un sergente di ferro. Eppure il Tiger (un altro dei suoi soprannomi,ndr)aveva un aspetto che incuteva senz’altro timore e rispetto. Sia Beccalossi sia Altobelli gli sono giustamente grati, perché contribuì e non poco alla loro crescita umana e sportiva. Lo scudetto del 1980 se lo ricordano ancora molti e per nove lunghi anni i nerazzurri non raggiunsero quel traguardo, conseguito con fatica da quel grande lavoratore che fu Eugenio Bersellini, nato a Borgo Val di Taro il 10 giugno di 81 anni fa. Finita nel 1984 la sua esperienza all’Inter, con in dote anche due Coppe Italia, compì moltissime esperienze in panchina, dal Torino (dove ebbe il privilegio di allenare Junor e Dossena), alla Sampdoria (dove ebbe il primo Vialli,oltre a Mancini) alla Fiorentina (con Antognoni, Gentile e Diaz) Avellino (non riuscì nella salvezza nonostante Schachner), Ascoli, Como, Bologna, Pisa, fino ad arrivare a Tripoli e chiudere nella Lavagnese (provincia di Genova,ndr) a 70 anni di età. A Firenze verrà ricordato per l’appellativo di Mastro Lindo (per la somiglianza ad un noto personaggio di uno spot,ndr) ma anche per essere stato quello che fece esordire il ventenne Roberto Baggio sia in serie A che in Europa. Non fu però un’annata positiva quella, per i colori viola, se si esclude un bel 3-1 al Napoli di Maradona che poi vinse il suo primo scudetto. Bersellini fu soprattutto un allenatore preparato e molto attento ad ogni giocatore che aveva alle sue dipendenze. E come ricorda Beccalossi, se ci fosse stata la possibilità di stare 24 ore con i giocatori, di certo Bersellini le avrebbe trascorse.

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